Per calcolare tasse e contributi di un ceramista forfettario nel 2026 bisogna partire dai ricavi incassati, applicare il coefficiente di redditività del 67%, sottrarre i contributi previdenziali obbligatori deducibili e poi applicare l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando spettante.
Per un laboratorio che produce stoviglie, vasellame e oggetti ornamentali in ceramica, il riferimento ATECO 2025 è normalmente 23.41.00 – Fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentali. L’attività è normalmente artigiana e, quando ne ricorrono i requisiti, il titolare rientra nella Gestione Artigiani INPS.
Formula per calcolare le tasse del ceramista
- somma i ricavi effettivamente incassati;
- applica il coefficiente del 67%;
- calcola i contributi INPS Artigiani dovuti;
- deduci i contributi previdenziali obbligatori versati;
- applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante;
- confronta il risultato fiscale con i costi reali del laboratorio.
ATECO 23.41.00 e coefficiente 67%
Per la produzione di tazze, piatti, ciotole, vasi, oggetti decorativi e altri manufatti domestici o ornamentali in ceramica il codice tipico è 23.41.00, secondo la classificazione ATECO 2025 di ISTAT. Il coefficiente di redditività nel regime forfettario è del 67%.
RF ha già una guida completa sulla Partita IVA del laboratorio di ceramica e una guida sulla gestione continuativa con commercialista per ceramista.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
Con 30.000 euro di ricavi:
- reddito forfettario: 30.000 × 67% = 20.100 euro;
- contributi INPS stimati: circa 4.831,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 15.268,56 euro;
- imposta al 15%: circa 2.290,28 euro;
- imposta al 5%: circa 763,43 euro.
Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 7.121,72 euro con aliquota al 15% oppure circa 5.594,87 euro con aliquota al 5%, prima dei costi reali del laboratorio.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
- ricavi: 50.000 euro;
- reddito forfettario al 67%: 33.500 euro;
- contributi INPS stimati: circa 8.047,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 25.452,56 euro;
- imposta al 15%: circa 3.817,88 euro;
- imposta al 5%: circa 1.272,63 euro.
Il totale fiscale e previdenziale è circa 11.865,32 euro con aliquota al 15% oppure circa 9.320,07 euro con aliquota al 5%.
Esempio con 85.000 euro di ricavi
Con 85.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è 56.950 euro. A questo livello entra anche la maggiorazione contributiva sulla quota che supera la prima fascia di reddito pensionabile INPS 2026.
- reddito forfettario: 56.950 euro;
- contributi INPS stimati: circa 13.682,70 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 43.267,30 euro;
- imposta al 15%: circa 6.490,10 euro;
- imposta al 5%: circa 2.163,37 euro.
Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 20.172,80 euro con aliquota al 15% oppure circa 15.846,07 euro con aliquota al 5%.
Tabella tasse ceramista forfettario 2026
| Ricavi | Reddito 67% | INPS stimata | Imposta 15% | Imposta 5% |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 20.100 € | 4.831,44 € | 2.290,28 € | 763,43 € |
| 50.000 € | 33.500 € | 8.047,44 € | 3.817,88 € | 1.272,63 € |
| 85.000 € | 56.950 € | 13.682,70 € | 6.490,10 € | 2.163,37 € |
Gli esempi assumono una ditta artigiana iscritta alla Gestione Artigiani per tutto l’anno e nessuna riduzione contributiva. Il calcolo reale dipende dalla posizione previdenziale effettiva.
INPS Artigiani 2026
La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani il minimale reddituale a 18.808 euro e l’aliquota IVS ordinaria al 24%.
Il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro. Sulla parte di reddito oltre il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale.
Riduzione INPS del 35%
Il ceramista forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può verificare l’accesso alla riduzione contributiva del 35%.
L’agevolazione non è automatica e deve essere richiesta secondo le regole INPS. La scelta va valutata anche per gli effetti sull’accredito contributivo.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
Il 15% è l’aliquota ordinaria del regime forfettario. Il 5% spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per l’avvio di una nuova attività.
RF approfondisce il tema nella guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.
Il 33% di costi presunti è realistico?
Il coefficiente del 67% significa che il regime presume costi pari al 33% dei ricavi. In un laboratorio di ceramica questa percentuale va confrontata con la realtà: forno, energia, argille, smalti, pigmenti, stampi, attrezzature, affitto, packaging e spedizioni possono incidere molto.
Se i costi reali superano stabilmente il 33%, il reddito fiscale del forfettario può risultare più alto del margine economico effettivo.
Forno ed energia: il costo che cambia il margine
Le cotture sono una delle voci più caratteristiche del laboratorio. Consumi energetici, manutenzione del forno, resistenze, refrattari e ammortamento economico dell’impianto incidono sul costo reale di ogni pezzo.
Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente e l’IVA sugli acquisti non viene recuperata. Per questo è utile calcolare un costo medio di cottura per ciclo e per pezzo.
Argille, smalti e pigmenti
Materia prima e finitura possono pesare molto soprattutto su produzioni piccole, personalizzate o sperimentali. Argille speciali, smalti, ossidi, engobbi e pigmenti hanno costi diversi e generano anche scarti.
Una corretta gestione dovrebbe misurare il costo materiale per linea di prodotto e non limitarsi al valore complessivo degli acquisti.
Scarti, rotture e seconde scelte
Deformazioni, crepe, difetti di smaltatura e rotture in cottura fanno parte del rischio produttivo. Un pezzo scartato ha comunque assorbito materia prima, energia e tempo di lavoro.
Per fissare correttamente i prezzi è utile misurare la percentuale di scarto e distribuirne il costo sui pezzi vendibili.
Esempio: 40.000 euro di ricavi e 16.000 euro di costi reali
Con 40.000 euro di ricavi il reddito forfettario lordo è 26.800 euro. Il regime presume costi pari a 13.200 euro.
Se forno, energia, argille, smalti, packaging, spedizioni e commissioni assorbono invece 16.000 euro, i costi reali sono il 40% dei ricavi. In questo scenario il confronto con il regime ordinario diventa particolarmente utile.
Vendita online delle proprie ceramiche
Vendere online i manufatti prodotti nel proprio laboratorio non trasforma automaticamente l’attività in semplice commercio. La produzione artigiana resta centrale quando il ceramista vende i beni che realizza.
Se invece vengono acquistati e rivenduti stabilmente prodotti di terzi, va verificata un’attività commerciale distinta e il relativo trattamento nel forfettario.
Marketplace, commissioni e pagamenti
Etsy, marketplace specializzati e altre piattaforme possono trattenere commissioni di vendita, pagamento, pubblicità o conversione valuta. Queste spese incidono sul margine reale ma nel forfettario non vengono dedotte una per una.
Il commercialista dovrebbe riconciliare vendite lorde, commissioni, rimborsi e netto effettivamente accreditato dalla piattaforma.
Packaging, spedizioni e rotture durante il trasporto
La ceramica richiede imballaggi protettivi e spesso spedizioni più costose per peso e fragilità. Scatole, materiale antiurto, assicurazione e sostituzioni per rotture possono erodere il margine delle vendite online.
È utile calcolare un costo medio di confezionamento e spedizione per ordine e verificare se viene coperto dal prezzo pagato dal cliente.
MOCA per tazze, piatti e oggetti destinati agli alimenti
Quando i manufatti sono destinati al contatto con alimenti entrano in gioco le regole sui MOCA. Questo aspetto non cambia il coefficiente fiscale, ma può generare costi di conformità, prove, documentazione e gestione delle materie prime.
Questi costi devono essere considerati nella determinazione del prezzo e del margine reale del prodotto.
Corsi e workshop di ceramica
Un laboratorio può organizzare corsi di tornio, modellazione, decorazione o smaltatura. Se l’attività didattica diventa abituale e autonoma, va verificato un codice ATECO distinto e il relativo coefficiente forfettario.
Produzione e insegnamento non vanno sommati automaticamente sotto un unico coefficiente solo perché si svolgono nello stesso laboratorio.
Commesse personalizzate e acconti
Bomboniere, servizi da tavola, forniture per ristoranti e oggetti personalizzati vengono spesso ordinati con un acconto.
Nel regime forfettario conta il principio di cassa: la data dell’incasso dell’acconto assume quindi rilevanza fiscale anche se la produzione o la consegna avvengono in un momento successivo.
Fiere e mercatini
Fiere e mercatini possono generare buoni volumi ma anche costi elevati: quota di partecipazione, viaggio, allestimento, trasporto, pernottamento e tempo di lavoro.
È utile misurare il margine di ogni evento separatamente, evitando di valutare il successo soltanto sul fatturato realizzato.
Quando il forfettario può non convenire
Il forfettario può diventare meno conveniente quando il laboratorio ha forno energivoro, affitto elevato, molti materiali, forti commissioni marketplace, costi di spedizione, personale o investimenti importanti.
RF ha anche un approfondimento specifico sulla convenienza del forfettario per un laboratorio di ceramica.
Controlli mensili consigliati
- ricavi per linea di prodotto;
- costo di argille e smalti;
- costo delle cotture;
- percentuale di scarti e rotture;
- commissioni marketplace;
- packaging e spedizioni;
- ricavi da corsi separati dalla produzione;
- stima INPS;
- stima imposta sostitutiva;
- margine reale rispetto al 33% di costi presunti.
Errori da evitare nel calcolo delle tasse
- applicare il 15% direttamente sui ricavi;
- dimenticare il coefficiente del 67%;
- calcolare l’imposta prima di dedurre i contributi obbligatori;
- considerare automatico il 5%;
- ignorare i contributi minimi INPS Artigiani;
- confondere produzione propria e rivendita di beni di terzi;
- mescolare ricavi da produzione e corsi senza verificarne l’inquadramento;
- ignorare forno, energia, scarti, packaging e commissioni nel calcolo del margine reale.
Domande frequenti
Per ATECO 23.41.00 si applica il coefficiente del 67% ai ricavi, si deducono i contributi previdenziali obbligatori e sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.
Nell’esempio con Gestione Artigiani per tutto l’anno, il reddito forfettario è 33.500 euro, i contributi stimati circa 8.047 euro e l’imposta circa 3.818 euro al 15% o 1.273 euro al 5%.
Per il codice ATECO 23.41.00 il coefficiente di redditività è del 67%, quindi il regime presume costi pari al 33% dei ricavi.
Se correttamente iscritto alla Gestione Artigiani, l’aliquota ordinaria è del 24%, il minimale reddituale è 18.808 euro e il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro.
No. Se forno, energia, argille, smalti, affitto, packaging, spedizioni e commissioni superano stabilmente il 33% dei ricavi, è opportuno confrontare anche il regime ordinario.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
