Per calcolare tasse e contributi di un calzolaio forfettario nel 2026 bisogna partire dai ricavi incassati, applicare il coefficiente di redditività corretto e poi calcolare INPS e imposta sostitutiva. Per la normale attività di riparazione con ATECO 95.23.00 il coefficiente è del 67%. Se però la bottega vende stabilmente scarpe o articoli acquistati per la rivendita, i ricavi commerciali possono avere un coefficiente diverso, normalmente del 40%.
Quando il titolare svolge personalmente e abitualmente il lavoro artigiano, il riferimento previdenziale ordinario è la Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 l’aliquota IVS ordinaria è del 24%, il minimale reddituale è di 18.808 euro e il contributo minimo annuo complessivo è pari a circa 4.521,36 euro.
Formula per calcolare le tasse del calzolaio
- somma i ricavi effettivamente incassati;
- separa eventuali ricavi da riparazione e ricavi da commercio;
- applica il coefficiente corretto a ciascuna attività;
- somma i redditi forfettari ottenuti;
- calcola i contributi INPS dovuti;
- deduci i contributi previdenziali obbligatori versati;
- applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.
ATECO 95.23.00 e coefficiente 67%
Il codice 95.23.00 – Riparazione e manutenzione di calzature e articoli in pelle è il riferimento ATECO 2025 per la normale attività del calzolaio, secondo le note ufficiali ISTAT.
Nel forfettario il coefficiente di redditività è del 67%: su 30.000 euro di ricavi da riparazioni, il reddito forfettario lordo è quindi 20.100 euro. RF ha già una guida sulla Partita IVA del calzolaio e una scheda sul codice 95.23.00.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
Con 30.000 euro di ricavi da riparazioni:
- reddito forfettario lordo: 20.100 euro;
- contributi INPS stimati: circa 4.831,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 15.268,56 euro;
- imposta al 15%: circa 2.290,28 euro;
- imposta al 5%, se spettante: circa 763,43 euro.
Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 7.121,72 euro con aliquota al 15% oppure circa 5.594,87 euro con aliquota al 5%, prima di considerare affitto, materiali, energia, macchinari e altri costi reali.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
- ricavi: 50.000 euro;
- reddito forfettario al 67%: 33.500 euro;
- contributi INPS stimati: circa 8.047,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 25.452,56 euro;
- imposta al 15%: circa 3.817,88 euro;
- imposta al 5%: circa 1.272,63 euro.
In questo scenario tasse e contributi arrivano a circa 11.865,32 euro con aliquota al 15% oppure circa 9.320,07 euro con aliquota al 5%.
Esempio con 85.000 euro di ricavi
Con 85.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo al 67% è pari a 56.950 euro. A questo livello entra anche la maggiorazione contributiva sulla quota di reddito che supera la prima fascia INPS 2026.
- reddito forfettario lordo: 56.950 euro;
- contributi INPS stimati: circa 13.682,70 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 43.267,30 euro;
- imposta al 15%: circa 6.490,10 euro;
- imposta al 5%: circa 2.163,37 euro.
Il totale fiscale e previdenziale è quindi circa 20.172,80 euro con aliquota al 15% oppure circa 15.846,07 euro con aliquota al 5%.
Tabella tasse calzolaio forfettario 2026
| Ricavi | Reddito 67% | INPS stimata | Imposta 15% | Imposta 5% |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 20.100 € | 4.831,44 € | 2.290,28 € | 763,43 € |
| 50.000 € | 33.500 € | 8.047,44 € | 3.817,88 € | 1.272,63 € |
| 85.000 € | 56.950 € | 13.682,70 € | 6.490,10 € | 2.163,37 € |
Gli esempi assumono un calzolaio iscritto alla Gestione Artigiani per tutto l’anno e senza riduzione contributiva del 35%. La posizione reale va sempre verificata sul singolo caso.
INPS Artigiani 2026
La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani il minimale di reddito a 18.808 euro, con aliquota ordinaria del 24% fino alla prima fascia di reddito pensionabile.
Il contributo minimo annuo complessivo è di circa 4.521,36 euro. Sulla quota di reddito eccedente il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale.
Riduzione INPS del 35%
Il calzolaio forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può verificare l’accesso al regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% della contribuzione dovuta.
L’agevolazione non è automatica e deve essere richiesta secondo le modalità INPS. Riduce l’esborso contributivo ma può incidere sull’accredito pensionistico.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
Il 15% è l’aliquota ordinaria del regime forfettario. Il 5% spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per l’avvio di una nuova attività.
RF approfondisce la distinzione nella guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.
Se il calzolaio vende scarpe: coefficiente 40% sulla parte commerciale
La vendita al dettaglio di calzature è attività commerciale e utilizza normalmente un coefficiente forfettario del 40%. Questo significa che una bottega mista non deve applicare automaticamente il 67% a tutti i ricavi.
I ricavi vanno separati per attività: riparazioni al 67%, commercio al coefficiente previsto per la vendita. La corretta distinzione può ridurre o aumentare sensibilmente il reddito forfettario complessivo.
Esempio attività mista: 30.000 euro riparazioni + 20.000 euro vendita
Supponiamo che la bottega incassi 30.000 euro da riparazioni e 20.000 euro dalla vendita al dettaglio di calzature o accessori.
- 30.000 × 67% = 20.100 euro;
- 20.000 × 40% = 8.000 euro;
- reddito forfettario lordo complessivo = 28.100 euro.
Applicare il 67% sull’intero fatturato di 50.000 euro produrrebbe invece un reddito di 33.500 euro: una differenza di 5.400 euro. Per questo la separazione dei ricavi è essenziale.
Produzione di scarpe nuove: non è riparazione
Se il calzolaio produce scarpe nuove, l’attività manifatturiera va distinta dalla riparazione. Il riferimento può essere 15.20.10 quando ricorrono le condizioni della fabbricazione di calzature.
Prima di calcolare tasse e coefficienti, quindi, occorre verificare quali attività generano realmente i ricavi.
Duplicazione chiavi e servizi accessori
Molte calzolerie offrono anche duplicazione chiavi. Se il servizio è stabile e abituale, può essere necessario il codice 95.29.91.
Anche in questo caso il commercialista deve verificare separatamente attività, ricavi e coefficiente applicabile, senza assorbire automaticamente tutto nel 95.23.00.
Materiali: il 33% di costi presunti è realistico?
Per la riparazione il forfettario presume costi pari al 33% dei ricavi. Suole, tacchi, pellami, colle, minuterie ed energia possono però pesare in modo molto diverso da laboratorio a laboratorio.
Se i costi effettivi superano stabilmente il 33%, il reddito fiscale forfettario può risultare più alto del margine economico reale.
Affitto ed energia del laboratorio
Affitto, energia elettrica e utenze non vengono dedotti analiticamente nel forfettario. Una bottega con locale costoso o macchinari energivori deve quindi confrontare con attenzione il regime ordinario.
Questi costi incidono sul guadagno effettivo anche se fiscalmente sono già “assorbiti” dal coefficiente.
Macchinari e attrezzature
Presse, mole, macchine da cucire, finissaggio, aspirazione e altre attrezzature possono richiedere investimenti rilevanti.
Nel forfettario l’acquisto non viene ammortizzato e l’IVA non viene recuperata. Se la bottega deve rinnovare molti macchinari, il confronto con il regime ordinario diventa più importante.
Esempio di margine reale con 40.000 euro di ricavi
Con 40.000 euro di ricavi il reddito forfettario lordo è 26.800 euro. Se però materiali, affitto, energia, assicurazione e macchinari generano 16.000 euro di costi reali, la bottega ha un costo effettivo del 40% dei ricavi.
In questo caso il forfettario continua a riconoscere solo il 33% di costi presunti. È quindi utile simulare il regime ordinario prima di concludere che il forfettario sia più conveniente.
Quando il forfettario può non convenire
Il forfettario tende a essere più interessante quando la componente di manodopera personale è elevata e i costi reali restano sotto o vicino al 33% dei ricavi.
Può diventare meno conveniente con affitto alto, forte magazzino, molti materiali, macchinari nuovi, personale o ampia attività commerciale.
Corrispettivi, fatture e principio di cassa
Nel regime forfettario conta l’incasso. La bottega può avere corrispettivi da clienti privati e fatture verso imprese o altri committenti.
Per calcolare correttamente il reddito è utile separare incassi da riparazione, vendita, produzione e servizi accessori.
Acconti fiscali e liquidità
Dopo il primo anno il contribuente può trovarsi a versare saldo e acconti nello stesso periodo. Senza una previsione mensile questo può creare tensioni di liquidità.
Un buon metodo è accantonare periodicamente una quota degli incassi destinata a INPS e imposta sostitutiva.
Controlli mensili utili
- ricavi da riparazioni;
- ricavi da vendita;
- ricavi da produzione o servizi accessori;
- costo materiali;
- affitto ed energia;
- stima INPS;
- stima imposta sostitutiva;
- investimenti in macchinari;
- margine reale della bottega;
- convenienza aggiornata tra forfettario e ordinario.
Errori da evitare nel calcolo delle tasse
- applicare il 15% direttamente sui ricavi;
- dimenticare il coefficiente del 67%;
- calcolare l’imposta prima di dedurre i contributi obbligatori;
- considerare automatico il 5%;
- applicare il 67% anche ai ricavi commerciali senza distinguerli;
- ignorare il contributo minimo INPS Artigiani;
- non considerare la riduzione contributiva del 35% quando spettante;
- confondere reddito fiscale e guadagno reale della bottega.
Per la gestione completa di attività miste, laboratorio, vendita, INPS e costi puoi consultare anche la guida sul commercialista per calzolaio.
Domande frequenti
Per la riparazione con ATECO 95.23.00 si applica il coefficiente del 67% ai ricavi, si deducono i contributi previdenziali obbligatori e sulla base residua si applica il 15% o il 5% quando spettante.
Nell’esempio con Gestione Artigiani per tutto l’anno, il reddito forfettario è 33.500 euro, i contributi stimati circa 8.047 euro e l’imposta circa 3.818 euro al 15% o 1.273 euro al 5%.
Per ATECO 95.23.00 il coefficiente di redditività è del 67%. Se la bottega svolge anche commercio, i ricavi commerciali possono avere coefficiente diverso, normalmente 40%.
Se correttamente iscritto alla Gestione Artigiani, l’aliquota ordinaria è del 24%, il minimale è 18.808 euro e il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro.
No. I ricavi della vendita al dettaglio appartengono al commercio e utilizzano normalmente il coefficiente del 40%; vanno quindi separati dai ricavi di riparazione.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
