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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Acconti nel passaggio da semplificato a forfettario: cosa pagare il primo anno

Se passi dalla contabilità semplificata al regime forfettario, nel primo anno non hai normalmente un acconto storico dell’imposta sostitutiva del forfettario, perché nell’anno precedente quell’imposta non era dovuta. Devi però distinguere questo punto dall’eventuale acconto IRPEF calcolato sulla dichiarazione dell’anno precedente: se prevedi che l’IRPEF dell’anno corrente sarà più bassa, l’acconto può essere ridotto con il metodo previsionale, assumendosi però il rischio di sanzioni e interessi se la previsione risulta insufficiente.

La domanda di Rachele

Rachele da Norcia: fino all’anno scorso ero in contabilità semplificata e quest’anno sono passata al regime forfettario. Ho già pagato il saldo delle imposte dell’anno precedente, ma non capisco quali acconti devo versare: devo calcolarli con le vecchie imposte oppure con la nuova imposta sostitutiva?

Questa risposta fa parte dell’archivio delle consulenze fiscali. Per le regole generali sugli acconti puoi consultare anche la guida su acconto regime forfettario 2026: quando è obbligatorio e quando si può ridurre.

Primo anno di forfettario: perché manca l’acconto storico dell’imposta sostitutiva

L’acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario viene normalmente determinato sulla base dell’imposta risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente. Se nell’anno precedente eri in regime semplificato e il reddito d’impresa o professionale era soggetto a IRPEF, non esiste ancora un’imposta sostitutiva del forfettario dell’anno precedente sulla quale applicare il metodo storico.

Perciò, nel primo anno di passaggio al forfettario, non nasce normalmente un acconto storico dell’imposta sostitutiva. L’Agenzia delle Entrate identifica separatamente i versamenti dell’imposta sostitutiva con i codici tributo 1790 per il primo acconto, 1791 per il secondo acconto o unica soluzione e 1792 per il saldo.

I codici sono riportati nella ricerca ufficiale dei codici tributo dell’Agenzia delle Entrate.

Attenzione: il vecchio acconto IRPEF è un problema diverso

Il fatto che non esista ancora un acconto storico dell’imposta sostitutiva non significa automaticamente che nell’anno non esistano acconti fiscali da verificare. Dalla dichiarazione relativa all’ultimo anno in semplificata può emergere un acconto IRPEF calcolato con il metodo storico.

Se nell’anno di ingresso nel forfettario il reddito dell’attività non sarà più assoggettato a IRPEF ma a imposta sostitutiva, l’IRPEF prevista può diminuire. In questo caso è possibile valutare il metodo previsionale per ridurre o azzerare l’acconto IRPEF, ma solo dopo aver considerato gli altri eventuali redditi soggetti a IRPEF, come lavoro dipendente, pensione, immobili o altri redditi.

Metodo storico e metodo previsionale: cosa cambia

MetodoCome funziona nel passaggio al forfettario
StoricoUsa l’imposta dell’anno precedente. Nel primo anno manca una base storica per l’imposta sostitutiva del forfettario.
PrevisionaleStima l’imposta effettivamente dovuta per l’anno corrente. Può servire soprattutto per ridurre un vecchio acconto IRPEF se il reddito che prima era soggetto a IRPEF passa all’imposta sostitutiva.

Il metodo previsionale richiede cautela: se versi meno del dovuto perché hai sottostimato l’imposta effettiva dell’anno, la differenza può essere soggetta a sanzioni e interessi. Non va quindi usato come semplice strumento per rinviare il pagamento.

Esempio: semplificato nel 2025, forfettario nel 2026

  1. 2025: attività in regime semplificato, reddito soggetto a IRPEF.
  2. 2026: ingresso nel regime forfettario. Non esiste un’imposta sostitutiva 2025 sulla quale calcolare storicamente l’acconto 2026.
  3. 2026: dalla dichiarazione Redditi PF 2026, relativa al 2025, può però emergere un acconto IRPEF; va verificato se mantenerlo o ridurlo con il metodo previsionale.
  4. 2027: con la prima dichiarazione che contiene il reddito forfettario 2026 si calcola il saldo dell’imposta sostitutiva 2026 e, se dovuto, l’acconto dell’imposta sostitutiva 2027.

È questo passaggio che spesso crea l’impressione di “pagare doppio” nel secondo anno: nello stesso periodo possono arrivare il saldo del primo anno forfettario e gli acconti dell’anno successivo.

Quando arrivano saldo e primo acconto del forfettario

L’Agenzia delle Entrate, nello scadenzario 2026, descrive il versamento dell’imposta sostitutiva come somma dovuta in base alla dichiarazione Redditi PF, distinguendo saldo dell’anno precedente e primo acconto dell’anno corrente. Per chi era già forfettario nel 2025, Redditi PF 2026 genera quindi saldo 2025 e acconto 2026.

Puoi verificare il meccanismo nello scadenzario ufficiale 2026 dell’Agenzia delle Entrate.

Il quadro LM conferma la logica degli acconti

Il reddito del regime forfettario viene dichiarato nel quadro LM. Nella dichiarazione precompilata 2026 l’Agenzia utilizza anche i dati delle dichiarazioni precedenti e degli F24 per ricostruire eccedenze e acconti già versati.

La pagina ufficiale sul quadro LM della dichiarazione 2026 consente di verificare le regole correnti del modello Redditi PF per i contribuenti forfettari.

Se ho altri redditi IRPEF posso davvero azzerare l’acconto?

Non necessariamente. Se oltre alla Partita IVA possiedi redditi che continuano a essere assoggettati a IRPEF, l’imposta dell’anno corrente può restare dovuta. Il metodo previsionale deve stimare l’IRPEF complessiva attesa, non soltanto togliere il reddito dell’attività passato al forfettario.

Prima di ridurre l’acconto vanno quindi ricostruiti redditi, detrazioni, oneri deducibili, ritenute e crediti che incidono sull’IRPEF prevista.

Contributi INPS: non confonderli con gli acconti fiscali

Gli acconti dell’imposta sostitutiva non vanno confusi con la contribuzione previdenziale. Gestione Separata, Artigiani e Commercianti seguono regole proprie. In particolare, artigiani e commercianti possono avere contributi minimi durante l’anno indipendentemente dal fatto che sia il primo anno di forfettario.

Per questo il passaggio di regime va controllato separando sempre imposta sostitutiva, eventuale IRPEF residua e contributi previdenziali.

Checklist per chi passa da semplificato a forfettario

  1. verifica che il forfettario sia applicabile per l’anno corrente;
  2. controlla il saldo IRPEF dell’ultimo anno in semplificata;
  3. verifica se dalla dichiarazione emerge un acconto IRPEF;
  4. non confondere quell’acconto con l’acconto dell’imposta sostitutiva;
  5. se prevedi meno IRPEF, valuta il metodo previsionale considerando tutti gli altri redditi;
  6. non versare un acconto sostitutivo solo perché “si pagano sempre gli acconti”;
  7. accantona liquidità per il primo saldo del forfettario e gli acconti che arriveranno con la dichiarazione successiva;
  8. controlla separatamente la posizione INPS o la Cassa previdenziale.

Domande frequenti

Nel primo anno di passaggio al forfettario devo pagare l’acconto dell’imposta sostitutiva?

Con il metodo storico normalmente no, perché nell’anno precedente eri soggetto a IRPEF e non esiste ancora un’imposta sostitutiva del forfettario dell’anno precedente sulla quale calcolare l’acconto.

Devo comunque pagare l’acconto IRPEF calcolato sull’anno precedente?

Va verificato separatamente. Se prevedi che l’IRPEF dell’anno corrente sarà più bassa puoi valutare il metodo previsionale, considerando però tutti gli altri redditi soggetti a IRPEF e il rischio di insufficiente versamento.

Quando pago per la prima volta saldo e acconti del forfettario?

Con la dichiarazione relativa al primo anno di forfettario viene calcolato il saldo dell’imposta sostitutiva di quell’anno e, se dovuto, l’acconto per l’anno successivo.

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