Da e-commerce a consulenza informatica: come cambiare attività
Se stai abbandonando l’e-commerce per dedicarti esclusivamente alla consulenza informatica, non devi necessariamente chiudere la Partita IVA: puoi mantenere lo stesso numero e aggiornare l’attività esercitata. Il passaggio va però gestito su tre piani distinti: codice ATECO, posizione presso Registro Imprese/Camera di Commercio e inquadramento previdenziale INPS.
Per una vera attività di consulenza informatica il riferimento ATECO 2025 da verificare è 62.20.10 – Attività di consulenza informatica. Se invece sviluppi principalmente software, gestisci infrastrutture o svolgi altri servizi IT, il codice può essere diverso. Anche il passaggio dalla Gestione Commercianti alla Gestione Separata non è automatico: dipende da ciò che farai concretamente dopo la cessazione dell’attività commerciale.
Da e-commerce a consulenza informatica: puoi mantenere la stessa Partita IVA
Il numero di Partita IVA identifica il contribuente e non coincide con una singola attività. Se oggi hai un’impresa individuale che vende online e dal prossimo anno vuoi svolgere soltanto consulenza informatica, in molti casi puoi mantenere la Partita IVA e comunicare la variazione delle attività esercitate.
Non è quindi necessario chiudere e riaprire la Partita IVA solo perché cambia il lavoro. Devi però evitare che nei registri rimanga attiva un’attività commerciale che hai effettivamente cessato, soprattutto perché commercio e libera professione possono comportare iscrizioni previdenziali e camerali differenti.
Il passaggio va pianificato con una data effettiva coerente: se vendi online fino al 31 dicembre e inizi la consulenza dal 1° gennaio, le pratiche devono rappresentare questa sequenza reale e non sovrapporre artificialmente attività già cessate o non ancora iniziate.
ATECO 62.20.10: quando è corretto per la consulenza informatica
ATECO 2025 colloca la consulenza informatica nel codice 62.20.10. Le note ufficiali comprendono, tra l’altro, consulenza su hardware, software e sistemi informatici, progettazione di sistemi integrati, consulenza sulla sicurezza informatica e attività di audit e analisi di sistemi.
Fonte ufficiale: ISTAT – note esplicative ATECO 2025.
Se il lavoro principale consiste invece nello scrivere, modificare, testare o mantenere software, il riferimento può essere l’area della programmazione informatica. Se gestisci continuativamente infrastrutture e sistemi del cliente, va verificata l’attività di gestione di strutture informatiche.
La guida RF sul codice ATECO del consulente informatico confronta 62.20.10 con i codici vicini. Il nome commerciale “consulente IT” non basta: conta ciò che fai davvero e ciò per cui il cliente ti paga.
Cosa fare con Camera di Commercio e Registro Imprese
Se oggi la tua posizione è quella di un’impresa individuale commerciale perché gestisci un e-commerce, la cessazione della vendita deve essere comunicata correttamente. Se la nuova consulenza viene svolta come libera professione personale e non presenta caratteristiche d’impresa, potrebbe non essere necessario mantenere la stessa iscrizione camerale usata per il commercio.
Non bisogna però applicare una regola automatica a ogni informatico. Una consulenza organizzata con struttura imprenditoriale, personale, rivendita di beni o servizi e altri elementi può richiedere un inquadramento diverso dalla semplice attività professionale.
Per questo la pratica corretta non è “chiudo tutto e riapro”, ma: cessare l’attività commerciale realmente terminata, aggiornare l’attività fiscale, verificare se la posizione al Registro Imprese deve essere cancellata o modificata e allineare la previdenza al nuovo lavoro.
INPS: da Gestione Commercianti a Gestione Separata
L’e-commerce svolto come impresa commerciale comporta normalmente la Gestione Commercianti INPS. La consulenza informatica svolta come libera professione personale, in assenza di una Cassa professionale specifica, è invece normalmente collegata alla Gestione Separata.
Se la vendita online cessa davvero e non rimangono altre attività che richiedono la Gestione Commercianti, devi verificare la chiusura o variazione della posizione commerciale. Parallelamente, la nuova attività professionale va inquadrata correttamente nella Gestione Separata.
Nel 2026 l’INPS indica per i liberi professionisti iscritti esclusivamente alla Gestione Separata un’aliquota complessiva del 26,07%; per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma di previdenza obbligatoria l’aliquota è del 24%. Fonte ufficiale: INPS – aliquote Gestione Separata 2026.
La differenza pratica rispetto alla Gestione Commercianti è importante: per il libero professionista in Gestione Separata i contributi vengono calcolati sul reddito professionale secondo le regole della gestione e non esiste il normale contributo minimo fisso tipico di artigiani e commercianti.
Se sei già in forfettario puoi continuare anche dopo il cambio di attività
Cambiare attività non obbliga, da solo, a uscire dal regime forfettario. Se continui a rispettare requisiti e cause di esclusione, puoi restare nel regime anche dopo il passaggio dall’e-commerce alla consulenza.
Cambia però il modo in cui viene determinato il reddito imponibile. Per la consulenza informatica ATECO 62.20.10 il coefficiente di redditività utilizzato nel forfettario è il 67%. Con 20.000 euro di compensi, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori, il reddito forfettario teorico è quindi 13.400 euro.
Su questo reddito, dopo la deduzione dei contributi previdenziali ammessi, si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% se ricorrono realmente i requisiti della nuova attività agevolata. Il cambio di codice ATECO, da solo, non crea automaticamente un nuovo quinquennio al 5%.
Per il quadro generale della professione puoi consultare la guida RF sulla Partita IVA del consulente informatico.
Se oggi sei in ordinario e vuoi passare al forfettario
Se l’e-commerce è gestito in regime ordinario o semplificato e vuoi entrare nel forfettario dall’anno successivo, devi verificare separatamente i requisiti fiscali. Il cambio di attività non consente di ignorare le condizioni di accesso al regime.
- Ricavi e compensi dell’anno precedente entro il limite previsto.
- Spese per personale entro la soglia prevista dalla legge.
- Redditi da lavoro dipendente e assimilati da verificare secondo la soglia applicabile.
- Assenza di partecipazioni o regimi speciali incompatibili.
- Verifica di eventuali opzioni per il regime ordinario e della loro efficacia.
È inoltre necessario gestire il passaggio IVA: l’attività commerciale precedente potrebbe avere credito IVA, beni strumentali o altre posizioni da trattare correttamente. Non basta iniziare a emettere fatture senza IVA dal 1° gennaio senza aver verificato gli effetti del cambio di regime.
Con 20.000 euro di ricavi conviene il forfettario?
Con un’attività di consulenza informatica che produce circa 20.000 euro l’anno e ha pochi costi reali, il forfettario può risultare fiscalmente semplice e competitivo. Ma la convenienza non dipende soltanto dall’aliquota del 15%.
Devi confrontare il coefficiente di redditività del 67% con i costi effettivi. Se sostieni poche spese per computer, software, coworking, formazione e servizi, il metodo forfettario può essere coerente. Se invece hai costi molto elevati, collaboratori, investimenti importanti o IVA sugli acquisti significativa, il regime ordinario può meritare una simulazione.
Nel confronto devi includere anche i contributi INPS. Passare dalla Gestione Commercianti alla Gestione Separata può modificare in modo rilevante la struttura dei versamenti, soprattutto per chi aveva ricavi bassi e sopportava contributi minimi commerciali.
Esempio operativo: e-commerce fino a dicembre, consulenza da gennaio
Irene vende online fino al 31 dicembre 2026 e dal 1° gennaio 2027 vuole svolgere soltanto consulenza informatica. Prima della fine dell’anno definisce i contratti e completa le ultime operazioni commerciali; poi comunica la cessazione della vendita e l’avvio/prevalenza della consulenza con le date corrette.
Verifica se la posizione al Registro Imprese deve essere chiusa perché l’attività diventa professionale, aggiorna il codice ATECO e controlla la cessazione della Gestione Commercianti. Per la consulenza si iscrive alla Gestione Separata se ricorrono i relativi presupposti.
Se possiede i requisiti fiscali, può continuare o entrare nel regime forfettario senza chiudere il numero di Partita IVA. Le fatture di consulenza dal nuovo anno utilizzeranno la nuova attività e il relativo coefficiente di redditività.
Checklist per il passaggio
- Stabilisci la data reale di cessazione della vendita online.
- Verifica che 62.20.10 descriva davvero la nuova consulenza.
- Rimuovi o modifica i codici ATECO non più utilizzati.
- Controlla la posizione al Registro Imprese e gli adempimenti camerali.
- Chiudi o varia la Gestione Commercianti se non ne esistono più i presupposti.
- Iscriviti alla Gestione Separata quando la nuova attività professionale lo richiede.
- Verifica i requisiti del forfettario per l’anno del passaggio.
- Gestisci correttamente IVA e operazioni residue del precedente regime.
In sintesi: per passare dall’e-commerce alla sola consulenza informatica puoi normalmente mantenere la stessa Partita IVA, ma devi aggiornare l’attività e riallineare Camera di Commercio e INPS. Il codice 62.20.10 è corretto quando svolgi vera consulenza informatica; la previdenza può passare dalla Gestione Commercianti alla Gestione Separata se cessa realmente l’attività commerciale. Il forfettario può continuare se rispetti i requisiti, ma il cambio di attività non crea automaticamente il diritto al 5%.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.