APE volontario e Gestione Separata: 24% o aliquota piena?
L’APE volontario non dava diritto, da solo, all’aliquota ridotta del 24% nella Gestione Separata. L’APE volontario era un prestito bancario anticipato, erogato tramite INPS e poi restituito sulla pensione di vecchiaia: non era una pensione diretta. Perciò il semplice fatto di ricevere l’APE non trasformava il professionista in “pensionato” ai fini contributivi.
Nel 2026 l’APE volontario non è più aperto a nuove domande: la misura era sperimentale e si è chiusa il 31 dicembre 2019. La domanda resta però utile per chi vuole capire la regola contributiva storica o per chi, dopo aver utilizzato l’APE, oggi continua a lavorare con Partita IVA mentre è ormai titolare della pensione di vecchiaia.
APE volontario: perché non era una pensione
La circolare INPS 28/2018 definisce l’APE volontario come “anticipo finanziario a garanzia pensionistica”: in sostanza, un finanziamento concesso da un soggetto finanziatore, coperto da assicurazione, da restituire successivamente mediante trattenute sulla pensione.
La stessa disciplina prevedeva che chi fosse già titolare di un trattamento pensionistico diretto non potesse accedere all’APE. Questo elemento è decisivo: durante il periodo di erogazione dell’APE il beneficiario non era ancora pensionato.
Quindi 24% o aliquota piena della Gestione Separata?
La regola va letta così:
- professionista con Partita IVA, senza altra previdenza obbligatoria e non pensionato: applica l’aliquota piena prevista per i professionisti della Gestione Separata nell’anno di riferimento;
- professionista già pensionato oppure assicurato presso un’altra forma pensionistica obbligatoria: applica l’aliquota ridotta del 24% prevista per questa categoria.
L’APE volontario, da solo, non collocava il professionista nella seconda categoria.
Il vecchio articolo era quindi da correggere
La precedente versione di questa pagina concludeva che l’APE volontario consentisse il 24% perché assimilato a una pensione. Questa interpretazione non è corretta.
L’APE volontario era compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa, ma non costituiva un trattamento pensionistico diretto. Di conseguenza, un titolare di Partita IVA iscritto esclusivamente alla Gestione Separata avrebbe dovuto continuare ad applicare l’aliquota prevista per il professionista non pensionato, salvo la presenza di un’altra copertura previdenziale obbligatoria.
Cosa vale oggi nel 2026 per un professionista in Gestione Separata
Nel 2026, secondo la circolare INPS sulle aliquote Gestione Separata 2026, per i liberi professionisti senza cassa:
- 26,07% per i professionisti non pensionati e non assicurati presso altre gestioni previdenziali obbligatorie;
- 24% per i professionisti pensionati oppure già assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria.
La differenza dipende quindi dallo status previdenziale attuale, non dal fatto di aver utilizzato in passato l’APE volontario.
Se oggi ricevi la pensione dopo aver usato l’APE volontario
Chi ha ottenuto l’APE volontario negli anni in cui era disponibile può ancora oggi trovarsi nella fase di restituzione del finanziamento, perché il rimborso era previsto in venti anni tramite trattenute sulla pensione.
Se oggi sei effettivamente titolare di una pensione diretta e continui a svolgere attività professionale con Partita IVA e Gestione Separata, il riferimento al 24% può diventare corretto perché sei pensionato oggi, non perché avevi ottenuto l’APE anni prima.
Esempio: professionista che oggi è pensionato
Supponiamo che un professionista abbia utilizzato l’APE volontario, sia poi arrivato alla pensione di vecchiaia e nel 2026 continui a fatturare 20.000 euro con un’attività professionale soggetta a Gestione Separata.
Se il coefficiente di redditività fosse, per esempio, del 78%, il reddito forfettario lordo sarebbe:
20.000 × 78% = 15.600 euro
Con aliquota previdenziale del 24%, il contributo indicativo sarebbe:
15.600 × 24% = 3.744 euro
In questo esempio il 24% deriva dalla titolarità della pensione, non dall’APE volontario ormai concluso.
Esempio: professionista non pensionato e senza altra previdenza
Con gli stessi 20.000 euro di compensi e coefficiente 78%, ma senza pensione e senza altra previdenza obbligatoria, nel 2026 la simulazione con aliquota 26,07% diventa:
15.600 × 26,07% = circa 4.067 euro
La differenza tra 24% e 26,07% è quindi concreta, ma il criterio da usare è lo status previdenziale, non il nome della prestazione percepita.
APE volontario e APE Sociale non sono la stessa cosa
È importante non confondere l’APE volontario con l’APE Sociale.
| Misura | Natura | Situazione nel 2026 |
|---|---|---|
| APE volontario | Prestito finanziario da restituire sulla pensione | Chiuso a nuove domande dal 31 dicembre 2019 |
| APE Sociale | Indennità pubblica di accompagnamento alla pensione | Misura distinta, con requisiti propri |
| Pensione di vecchiaia | Trattamento pensionistico diretto | Può determinare l’aliquota GS del 24% se continui a lavorare |
L’APE Sociale non va quindi trattata automaticamente come sinonimo di pensione né assimilata all’APE volontario. La compatibilità con attività lavorativa e gli effetti previdenziali devono essere verificati secondo la disciplina specifica della misura.
L’APE volontario era compatibile con il lavoro
La circolare INPS 28/2018 chiariva che l’APE volontario era compatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e con la percezione di prestazioni a sostegno del reddito.
Questo significa che un professionista poteva continuare a fatturare durante l’erogazione dell’APE. Ma continuando a lavorare restavano dovuti i contributi previdenziali ordinari relativi al reddito professionale.
L’APE non “sospendeva” la contribuzione e non trasformava il reddito professionale in reddito esente da INPS.
APE volontario e contribuzione: il punto da ricordare
Il criterio corretto può essere riassunto così:
- APE volontario = prestito, non pensione;
- il beneficiario dell’APE non diventava pensionato per questo motivo;
- se lavorava come professionista senza altra copertura, restava nell’aliquota piena della Gestione Separata prevista per l’anno;
- il 24% spettava quando c’era davvero pensione o altra previdenza obbligatoria;
- una volta maturata la pensione di vecchiaia, continuando a lavorare, il professionista poteva rientrare nella categoria dei pensionati al 24%.
Il reddito forfettario si calcola prima dell’aliquota INPS
Per un professionista in regime forfettario, l’aliquota INPS non si applica direttamente al fatturato. Prima devi determinare il reddito previdenziale applicando il coefficiente di redditività collegato al codice ATECO.
Se, per esempio, i compensi sono 15.500 euro e il coefficiente è 78%, il reddito forfettario lordo è:
15.500 × 78% = 12.090 euro
Su questa base si calcola poi la contribuzione Gestione Separata secondo l’aliquota applicabile allo status previdenziale.
Esempio sui 15.500 euro della domanda originale
Riprendiamo il dato della domanda originaria e ipotizziamo un coefficiente del 78%.
| Situazione | Aliquota | Contributo indicativo su 12.090 € |
|---|---|---|
| Professionista non pensionato, nessun’altra previdenza | 26,07% nel 2026 | circa 3.152 € |
| Professionista pensionato o assicurato altrove | 24% | 2.901,60 € |
La tabella usa le aliquote 2026 per mostrare la logica attuale. Durante gli anni in cui l’APE volontario era operativo andavano naturalmente applicate le aliquote vigenti in quel singolo anno.
Perché è sbagliato ricostruire il 2018 con le aliquote 2026
Se devi verificare una dichiarazione o un versamento riferito agli anni in cui l’APE volontario era effettivamente erogato, devi recuperare l’aliquota Gestione Separata vigente in quell’anno. Il 26,07% è il riferimento del 2026 per il professionista senza altra copertura, non un’aliquota retroattiva da applicare al 2018 o 2019.
La regola giuridica invece resta utile: l’APE volontario non era pensione. Perciò, in qualunque anno, la scelta tra aliquota piena e 24% andava fatta verificando se il contribuente fosse realmente pensionato o coperto da un’altra previdenza obbligatoria.
Per il quadro fiscale e contributivo attuale dei professionisti puoi confrontare anche la guida RF sul regime forfettario per professionisti.
Nuove domande APE volontario: non sono possibili nel 2026
L’APE volontario era una misura sperimentale prevista dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019. Oggi non è quindi possibile presentare una nuova domanda.
Chi cerca informazioni nel 2026 deve distinguere tra:
- vecchi contratti APE ancora in ammortamento sulla pensione;
- APE Sociale, che è un istituto diverso;
- pensione di vecchiaia o altre pensioni dirette;
- eventuali altre misure di uscita anticipata previste dalla normativa vigente.
Errori da evitare
- considerare l’APE volontario una pensione;
- applicare automaticamente il 24% solo perché si percepiva l’APE;
- confondere APE volontario e APE Sociale;
- usare nel 2026 una misura chiusa alle nuove domande dal 2019;
- applicare l’aliquota INPS direttamente al fatturato anziché al reddito previdenziale;
- usare le aliquote 2026 per ricostruire senza correzioni una situazione del 2018 o 2019;
- pensare che la restituzione dell’APE riduca o sostituisca i contributi dovuti sulla nuova attività professionale.
Domande frequenti
L’APE volontario dava diritto al 24% in Gestione Separata?
No, non per il solo fatto di percepire l’APE. Era un prestito e non un trattamento pensionistico diretto.
Nel 2026 un pensionato con Partita IVA quanto paga in Gestione Separata?
Per i professionisti pensionati o già assicurati presso un’altra forma pensionistica obbligatoria, l’aliquota è del 24%.
Un professionista non pensionato quanto paga nel 2026?
Se non ha altra previdenza obbligatoria, l’aliquota complessiva della Gestione Separata è del 26,07%.
Posso chiedere oggi l’APE volontario?
No. La fase sperimentale dell’APE volontario si è conclusa il 31 dicembre 2019.
Se sto ancora restituendo l’APE e lavoro, pago il 24%?
Se oggi sei titolare di pensione diretta, il 24% può applicarsi per questo motivo. Il fatto che sulla pensione venga trattenuta la rata del vecchio APE non è il criterio che determina l’aliquota.
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