Aprire Partita IVA a settembre o aspettare gennaio: cosa conviene
Aprire Partita IVA a settembre o aspettare gennaio conviene in modo diverso a seconda di quando inizi davvero a lavorare: se l’attività è già abituale non puoi rinviare l’apertura solo per motivi fiscali; se invece non è ancora iniziata, gennaio può essere più vantaggioso soprattutto per sfruttare per intero i cinque periodi d’imposta dell’aliquota al 5%, quando ne possiedi i requisiti.
La scelta cambia anche in base alla previdenza. Un artigiano o commerciante che parte a settembre paga i contributi minimi in proporzione ai mesi di attività, mentre un professionista iscritto alla Gestione Separata non ha un contributo fisso annuale da riproporzionare. Per un fotografo o filmmaker, quindi, il primo controllo è capire quale sia il corretto inquadramento dell’attività.
Se l’attività è già iniziata, non puoi aspettare gennaio solo per convenienza
La data di apertura non è liberamente rinviabile quando hai già iniziato a svolgere in modo abituale un’attività professionale o d’impresa. L’articolo 35 del DPR 633/1972 prevede la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dall’effettivo avvio. Il riferimento normativo è consultabile su Normattiva.
Quindi, se a settembre hai già clienti, lavori con continuità, promuovi stabilmente i tuoi servizi e l’attività ha i caratteri dell’abitualità, la domanda non è più “settembre o gennaio?”. Devi verificare se la Partita IVA sia già necessaria e aprirla nei tempi corretti.
Quando gennaio può essere davvero più conveniente
Se a settembre stai ancora preparando l’attività e non hai iniziato a esercitarla abitualmente, aspettare gennaio può avere vantaggi concreti. Il più evidente riguarda il regime forfettario al 5%: la legge non parla di sessanta mesi, ma del periodo d’imposta di inizio attività e dei quattro successivi.
Aprendo il 1° settembre, il primo periodo agevolato dura solo fino al 31 dicembre. Aprendo il 1° gennaio, il primo periodo coincide invece con un intero anno solare. La regola è contenuta nel comma 65 della legge 190/2014.
Il 5% non spetta automaticamente perché apri a gennaio
Aspettare gennaio non crea da solo il diritto all’aliquota del 5%. Devi rispettare le condizioni previste per una nuova attività: tra l’altro, non devi aver esercitato nei tre anni precedenti un’attività artistica, professionale o d’impresa e la nuova attività non deve rappresentare una mera prosecuzione di quella precedente, salvo le eccezioni di legge.
Se i requisiti non ci sono, l’imposta sostitutiva resta al 15% anche se apri il primo giorno dell’anno. Per approfondire puoi leggere regime forfettario al 5% o 15%.
Limite di 85.000 euro: cosa cambia se apri il 1° settembre
Il limite ordinario di 85.000 euro del regime forfettario deve essere ragguagliato ad anno quando l’attività inizia nel corso dell’anno. La legge 190/2014 lo specifica espressamente al comma 54.
Se l’attività parte il 1° settembre, restano 122 giorni fino al 31 dicembre. Il calcolo indicativo è:
85.000 × 122 / 365 = circa 28.410,96 euro.
Questo valore è utile per verificare il limite annualizzato del primo anno. Non significa che da settembre in poi “non puoi fatturare” oltre quella cifra in senso assoluto: significa che il requisito degli 85.000 euro va verificato rapportando il periodo effettivo di attività all’anno.
La soglia di 100.000 euro è una regola diversa
Non bisogna confondere il limite ordinario di 85.000 euro con la soglia di 100.000 euro che determina la cessazione immediata del forfettario nello stesso anno. La legge prevede espressamente il ragguaglio ad anno per il limite degli 85.000 euro, mentre la soglia dei 100.000 euro è formulata come valore assoluto.
Perciò una nuova attività aperta a settembre deve tenere separati i due controlli: soglia annualizzata degli 85.000 euro e soglia dei 100.000 euro per l’uscita immediata.
INPS: settembre e gennaio cambiano soprattutto per Artigiani e Commercianti
Nel 2026 il reddito minimale annuo per Artigiani e Commercianti è 18.808 euro. Le aliquote sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti, oltre al contributo maternità. L’INPS indica questi valori nella circolare 14/2026.
Il contributo minimo annuale 2026 è quindi pari a circa 4.521,36 euro per un artigiano e 4.611,64 euro per un commerciante. Se l’iscrizione decorre solo per una parte dell’anno, il minimale contributivo viene rapportato ai mesi effettivi di attività.
Esempio: artigiano che apre il 1° settembre
Per quattro mesi di attività nel 2026, il contributo minimo indicativo dell’artigiano è circa:
4.521,36 / 12 × 4 = 1.507,12 euro.
Per un commerciante, con lo stesso criterio, il valore indicativo è circa 1.537,21 euro. L’INPS ha messo online anche un simulatore dei contributi Artigiani e Commercianti che permette di inserire anche i mesi di attività.
Se il reddito supera il minimale proporzionato, vanno poi verificati i contributi percentuali eccedenti.
Se sei professionista in Gestione Separata non hai il contributo minimo fisso
Per un libero professionista senza cassa iscritto alla Gestione Separata la logica è diversa. Non esiste il contributo fisso annuale tipico di Artigiani e Commercianti: i contributi si calcolano sul reddito previdenziale effettivamente prodotto.
Di conseguenza, aprire a settembre non comporta automaticamente quattro dodicesimi di un contributo minimo. Il peso previdenziale dipende dal reddito generato e dall’aliquota applicabile alla posizione personale.
Fotografo e filmmaker: non sei automaticamente artigiano
Nel caso di fotografo e filmmaker l’inquadramento non va deciso solo guardando il nome della professione. Un’attività professionale svolta personalmente può avere un trattamento previdenziale diverso da un’organizzazione d’impresa con caratteristiche artigiane. Anche le attività video possono richiedere codici diversi a seconda che si svolgano produzione, post-produzione o altri servizi.
Prima di confrontare settembre e gennaio conviene quindi definire attività effettiva, ATECO e previdenza. Per la parte fotografica puoi consultare la guida Partita IVA fotografo: apertura, ATECO e INPS.
Aprire a settembre significa pagare subito tasse?
Non necessariamente. L’imposta sostitutiva sul reddito del primo anno viene determinata nella dichiarazione presentata l’anno successivo. Tuttavia, partire negli ultimi mesi dell’anno può concentrare in poco tempo costi iniziali, eventuali contributi e adempimenti, mentre i primi versamenti fiscali arriveranno con le scadenze della dichiarazione.
Il punto non è quindi evitare “quattro mesi di tasse”, ma capire reddito prodotto, previdenza, aliquota 5% o 15%, costi di apertura e flussi di cassa.
Quando aspettare gennaio ha senso
- l’attività non è ancora iniziata e puoi realmente programmare l’avvio a gennaio;
- hai i requisiti per il 5% e vuoi sfruttare cinque periodi d’imposta il più possibile completi;
- l’avvio come artigiano o commerciante a fine anno avrebbe poco senso rispetto ai ricavi attesi nei pochi mesi residui;
- hai ancora da completare attrezzature, contratti, sito, autorizzazioni o organizzazione prima di iniziare.
Quando invece conviene aprire subito
- hai già iniziato l’attività abituale e la Partita IVA è necessaria;
- hai opportunità di lavoro o clienti che non conviene rinviare;
- i ricavi dei mesi residui giustificano i costi iniziali e previdenziali;
- devi fatturare correttamente prestazioni che iniziano già a settembre;
- aspettare gennaio significherebbe svolgere nel frattempo un’attività abituale senza il corretto inquadramento fiscale.
Errori da evitare
- pensare che esista una soglia di 5.000 euro sotto la quale una vera attività abituale non richiede Partita IVA;
- ritardare artificialmente l’apertura quando l’attività è già iniziata;
- credere che il 5% duri sempre esattamente 60 mesi;
- dimenticare il ragguaglio ad anno del limite di 85.000 euro;
- confondere la soglia annualizzata di 85.000 euro con quella assoluta di 100.000 euro;
- applicare automaticamente i contributi fissi Artigiani/Commercianti a un professionista in Gestione Separata;
- decidere la previdenza di fotografo o filmmaker senza verificare come viene realmente svolta l’attività.
Domande frequenti
Se apro a settembre perdo un anno del 5%?
Sì, se hai diritto al 5%, il periodo settembre-dicembre costituisce già il primo dei cinque periodi d’imposta agevolati. Non si conteggiano sessanta mesi dalla data esatta di apertura.
Il limite di 85.000 euro si riduce se apro a fine anno?
Sì. Nel primo anno il limite va ragguagliato alla durata effettiva dell’attività. Con partenza il 1° settembre, il valore indicativo è circa 28.410,96 euro.
Se apro a settembre come artigiano pago tutti i contributi dell’anno?
No. Il contributo minimo viene rapportato ai mesi di effettiva attività, fermo restando l’eventuale contributo percentuale sul reddito eccedente il minimale proporzionato.
È sempre meglio aspettare gennaio?
No. Se l’attività è già iniziata o hai clienti e ricavi concreti, il vantaggio di aspettare può essere inferiore al costo economico e fiscale di rinviare un’attività che dovrebbe essere già regolarizzata.
In sintesi
Aprire Partita IVA a settembre o aspettare gennaio non ha una risposta uguale per tutti. Gennaio può essere fiscalmente più efficiente solo se l’attività non è ancora iniziata, soprattutto per sfruttare meglio i cinque periodi del 5% e rimandare i costi contributivi fissi di un’impresa. Se invece l’attività è già abituale, l’apertura non può essere rinviata soltanto per convenienza. Prima della scelta vanno verificati anche il ragguaglio degli 85.000 euro e il corretto inquadramento INPS.
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