Un commercialista per orafo e gioielliere deve distinguere produzione, vendita e riparazione prima ancora di calcolare tasse e contributi. Con ATECO 2025 la fabbricazione di gioielli e articoli di oreficeria in metalli preziosi usa 32.12.20, il commercio al dettaglio di orologi e articoli di gioielleria usa 47.77.00, mentre la riparazione di orologi e gioielli rientra nel 95.25.00. Nel regime forfettario i coefficienti sono diversi: 67% per produzione e riparazione, 40% per il commercio al dettaglio.
La gestione fiscale è solo una parte del lavoro. Nel settore entrano anche marchio di identificazione dei metalli preziosi, titolo del metallo, Registro degli assegnatari, licenza prevista dal TULPS per gli oggetti preziosi, scorte ad alto valore, acquisto di oro e pietre, eventuale compro oro, assicurazione e sicurezza del laboratorio. Un errore di inquadramento può quindi avere effetti sia fiscali sia amministrativi.
Commercialista per orafo e gioielliere: cosa deve controllare
- ATECO corretto per produzione, vendita e riparazione;
- coefficiente forfettario 67% o 40% in base all’attività;
- INPS Artigiani o Commercianti;
- marchio di identificazione e titoli dei metalli preziosi;
- Registro degli assegnatari presso la Camera di Commercio;
- licenza per fabbricazione o commercio di oggetti preziosi;
- scorte, oro, pietre e semilavorati;
- acquisti da privati e disciplina compro oro quando applicabile;
- riparazioni, conto terzi, e-commerce e vendita di prodotti altrui;
- margine reale e convenienza del regime forfettario.
ATECO 32.12.20: laboratorio orafo e produzione
Le note ufficiali ATECO 2025 dell’ISTAT collocano nel 32.12.20 la fabbricazione di gioielli e articoli di oreficeria in metalli preziosi. Sono comprese anche l’incisione personalizzata di oggetti in metalli preziosi e l’incastonatura di pietre preziose e semipreziose.
È il riferimento tipico per il laboratorio che realizza anelli, collane, bracciali, pendenti, orecchini e altri manufatti preziosi. Puoi verificare il dettaglio nella scheda ATECO 32.12.20.
ATECO 47.77.00: gioielleria e commercio al dettaglio
La gioielleria che svolge in modo autonomo attività di vendita al dettaglio utilizza 47.77.00 – Commercio al dettaglio di orologi e articoli di gioielleria. Il codice comprende anche il commercio al dettaglio di articoli di argenteria.
È distinto dalla produzione: un laboratorio che vende soltanto i propri manufatti non diventa automaticamente un commerciante puro, mentre un negozio che acquista e rivende gioielli di terzi svolge una vera attività commerciale. La scheda ATECO 47.77.00 approfondisce il perimetro.
ATECO 95.25.00: riparazione di gioielli
La riparazione e manutenzione di gioielli è distinta dalla fabbricazione. Se il laboratorio svolge abitualmente saldature, ridimensionamenti, ripristini e riparazioni su gioielli esistenti va verificato il 95.25.00.
Per un’attività mista può essere corretto mantenere produzione come codice principale e riparazione come secondario, o viceversa, in base alla prevalenza reale. Vedi anche la scheda ATECO 95.25.00.
Lavorazione delle pietre: 32.12.10
La lavorazione autonoma di pietre preziose e semipreziose utilizza invece 32.12.10. Taglio e lavorazione di perle, diamanti e pietre sintetiche o ricostituite non devono essere confusi con la fabbricazione del gioiello finito in metallo prezioso.
Coefficienti forfettari: 67% e 40%
Per la produzione orafa 32.12.20 e la riparazione 95.25.00 il coefficiente di redditività è del 67%. Per la vendita al dettaglio 47.77.00 il coefficiente è del 40%.
Questa differenza è sostanziale. Con 50.000 euro di ricavi, la produzione genera un reddito forfettario lordo di 33.500 euro, mentre 50.000 euro di ricavi commerciali generano un reddito forfettario lordo di 20.000 euro.
Produzione e vendita insieme: separare i ricavi
Un orafo può produrre gioielli propri e contemporaneamente vendere articoli acquistati da altri produttori. Se le due attività sono autonome e abituali, è importante distinguere i ricavi perché i coefficienti sono diversi.
Applicare il 67% a tutto il fatturato o il 40% a tutto il fatturato senza distinguere la provenienza dei ricavi può produrre un calcolo fiscale errato.
INPS Artigiani per il laboratorio orafo
L’orafo che lavora personalmente e in modo abituale nel proprio laboratorio, con i requisiti dell’impresa artigiana, è normalmente iscritto alla Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 l’INPS indica aliquota del 24% e minimale di reddito pari a 18.808 euro.
Il contributo minimo annuo del titolare artigiano è circa 4.521,36 euro, oltre alla contribuzione sulla quota di reddito eccedente il minimale.
INPS Commercianti per la gioielleria
Quando l’attività prevalente è il commercio al dettaglio, il titolare rientra normalmente nella Gestione Commercianti INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva ordinaria per i commercianti è del 24,48%, con lo stesso minimale di reddito di 18.808 euro.
In un’attività mista produzione-vendita non è corretto decidere l’inquadramento previdenziale guardando soltanto al codice principale: contano organizzazione, attività personale del titolare e prevalenza effettiva.
Riduzione INPS del 35% nel forfettario
Artigiani e commercianti che applicano il regime forfettario possono richiedere, quando ne ricorrono le condizioni, la riduzione contributiva del 35%. La scelta riduce i contributi dovuti ma può incidere sull’accredito pensionistico e va valutata individualmente.
Marchio di identificazione dei metalli preziosi
Il MIMIT ricorda che oro, argento, palladio e platino e le relative leghe devono rispettare le regole sui titoli e sui marchi previste dal D.Lgs. 251/1999 e dal DPR 150/2002.
Per chi fabbrica oggetti in metalli preziosi va verificata l’iscrizione nel Registro degli assegnatari dei marchi di identificazione tenuto presso la Camera di Commercio competente e l’assegnazione del marchio.
Titolo del metallo e marchio non sono la stessa cosa
Il marchio identifica il soggetto responsabile, mentre il titolo esprime in millesimi la quantità di metallo prezioso contenuta nella lega. Il laboratorio deve organizzare approvvigionamento, lavorazione, eventuali saggi e marcatura in modo coerente con il titolo dichiarato sul manufatto finito.
Licenza per oggetti preziosi: art. 127 TULPS
L’articolo 127 TULPS prevede l’obbligo di licenza per fabbricanti, commercianti e mediatori di oggetti preziosi. L’avvio dell’attività va quindi coordinato anche con gli adempimenti di pubblica sicurezza previsti per il caso concreto.
La licenza non sostituisce iscrizione camerale, SCIA commerciale, marchio dei metalli preziosi o altri adempimenti: sono piani amministrativi differenti.
Acquisto di oro usato da privati
Se la gioielleria o il laboratorio acquista professionalmente oro o oggetti preziosi usati dal pubblico, non è sufficiente aggiungere una semplice voce al listino. L’attività di compro oro è soggetta a una disciplina specifica e all’iscrizione nel Registro OAM degli Operatori Compro Oro quando ricorrono i presupposti.
Nel 2026 l’OAM mantiene distinto anche il Registro degli Operatori Professionali in Oro. Il commercialista deve quindi capire esattamente quale attività il cliente vuole svolgere prima di impostare l’inquadramento.
Scorte di oro e pietre: il vero nodo economico
Oro, platino, palladio, argento, diamanti e pietre possono immobilizzare molto capitale. Il forfettario non consente di dedurre analiticamente il costo ordinario delle scorte e non consente il normale recupero dell’IVA sugli acquisti.
Per questo un laboratorio con forte componente di materia prima può avere un margine reale molto diverso da quello presunto dal coefficiente del 67%.
Prezzo dell’oro e aggiornamento del listino
Il prezzo del metallo può variare rapidamente. Preventivi e listini devono quindi avere una durata ragionevole e distinguere costo del metallo, pietre, lavorazioni esterne, tempo di lavoro, costi generali e margine.
Accettare ordini con prezzo fisso per periodi lunghi senza coprire la variazione del metallo può ridurre il margine anche se fiscalmente il coefficiente resta invariato.
Lavorazioni conto terzi e piccoli marchi
Molti laboratori lavorano per gioiellerie, designer o marchi terzi. In questi casi il commercialista deve distinguere vendita di prodotto finito, lavorazione conto terzi, fornitura del metallo da parte del cliente e riaddebiti di materiali.
La descrizione contrattuale e la fattura devono riflettere ciò che viene realmente fornito, soprattutto quando il metallo rimane di proprietà del committente.
Riparazioni, permute e ritiro del vecchio gioiello
Una riparazione pagata dal cliente, una permuta e l’acquisto di un gioiello usato sono operazioni diverse. Non vanno gestite come se fossero tutte semplici “riparazioni”.
Se il laboratorio ritira stabilmente preziosi usati per rivenderli o recuperarne il metallo, il commercialista deve verificare anche le regole specifiche del commercio dell’usato e, quando applicabile, del compro oro.
Vendita online ed e-commerce
Un laboratorio può vendere online la propria produzione. Se però l’attività e-commerce comprende in modo stabile gioielli acquistati da terzi, la componente commerciale 47.77.00 deve essere valutata separatamente.
Marketplace, commissioni, vendite UE, resi, assicurazione delle spedizioni e gestione dei pagamenti aumentano i costi reali e vanno inclusi nel controllo del margine.
Laboratorio, sicurezza e assicurazione
Un laboratorio orafo può utilizzare fiamme, saldatrici, lucidatrici, acidi, bagni galvanici, aspirazione e macchinari. Gli obblighi di sicurezza e gli eventuali adempimenti ambientali dipendono dalle lavorazioni effettive e dalla presenza di personale.
Per il valore delle scorte è inoltre importante valutare assicurazione, cassaforte, sistemi antintrusione e procedure di custodia.
Esempio attività mista produzione e vendita
Supponiamo 40.000 euro di ricavi da produzione con coefficiente 67% e 20.000 euro di ricavi da vendita con coefficiente 40%. Il reddito forfettario lordo è 26.800 + 8.000 = 34.800 euro.
Applicare un unico coefficiente ai 60.000 euro complessivi produrrebbe un risultato diverso e potenzialmente errato. La separazione dei ricavi per attività deve quindi essere organizzata già durante l’anno.
Quando il forfettario può essere poco conveniente
Il forfettario può funzionare bene per un laboratorio ad alto valore aggiunto, con poco materiale e lavoro personale prevalente. Può invece diventare meno conveniente quando scorte, oro, pietre, lavorazioni esterne, affitto, sicurezza e investimenti assorbono una quota rilevante del fatturato.
Per la gioielleria commerciale il coefficiente del 40% riconosce più costi in modo forfettario, ma il confronto con il regime ordinario deve comunque considerare IVA, scorte e margine di rivendita reale.
Documenti da dare al commercialista
- elenco delle attività: produzione, vendita, riparazione, pietre;
- fatture emesse e ricevute;
- inventario gestionale di metalli, pietre e gioielli;
- documentazione INPS e INAIL se applicabile;
- licenza e pratiche relative agli oggetti preziosi;
- marchio di identificazione e documenti camerali;
- contratti conto terzi;
- documentazione e-commerce e marketplace;
- eventuali operazioni su oro usato;
- investimenti in macchinari, sicurezza e laboratorio.
Controlli periodici durante l’anno
È utile controllare periodicamente ricavi distinti per attività, quantità e valore delle scorte, margine sui principali prodotti, contributi da accantonare e peso di lavorazioni esterne e commissioni.
Un controllo soltanto a fine anno rischia di arrivare troppo tardi quando il prezzo dei metalli o la composizione produzione-vendita è cambiata in modo significativo.
Partita IVA orafo e guida commercialista: intenti diversi
La guida sulla Partita IVA dell’orafo è focalizzata sull’apertura, sui codici e sugli adempimenti iniziali. Questa pagina riguarda invece la gestione continuativa di produzione, vendita, riparazione, metalli preziosi, scorte, INPS e margine.
Per la sola vendita puoi approfondire anche il codice ATECO della gioielleria.
Errori da evitare
- usare 32.12.20 per una gioielleria che svolge soltanto vendita;
- applicare il coefficiente 67% anche ai ricavi commerciali 47.77.00;
- non separare riparazione e produzione quando sono attività autonome;
- confondere marchio di identificazione e titolo del metallo;
- ignorare la licenza prevista per gli oggetti preziosi;
- trattare l’acquisto di oro usato dal pubblico come semplice acquisto di merce;
- scegliere il forfettario senza misurare il peso reale delle scorte;
- non distinguere Artigiani e Commercianti ai fini INPS.
Domande frequenti
Per la fabbricazione di gioielli e articoli di oreficeria in metalli preziosi il riferimento ATECO 2025 è 32.12.20.
Per il commercio al dettaglio di orologi e articoli di gioielleria il codice è 47.77.00.
Produzione 32.12.20 e riparazione 95.25.00 usano il 67%; il commercio al dettaglio 47.77.00 usa il 40%.
Non necessariamente. Il laboratorio artigiano è normalmente Gestione Artigiani; la gioielleria commerciale è normalmente Gestione Commercianti. Nelle attività miste va verificata la situazione concreta.
La disciplina dei metalli preziosi richiede di verificare iscrizione nel Registro degli assegnatari, marchio di identificazione e titolo del metallo per i soggetti e i manufatti interessati.
Solo dopo aver verificato la disciplina specifica dell’attività compro oro; quando ricorrono i presupposti serve l’iscrizione nel Registro OAM degli Operatori Compro Oro.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
