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Regime Forfettario

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Calcolo tasse cartongessista forfettario: 86%, INPS ed esempi

Per calcolare tasse e contributi di un cartongessista forfettario nel 2026 bisogna partire dai ricavi incassati, applicare il coefficiente di redditività dell’86%, sottrarre i contributi previdenziali obbligatori deducibili e poi applicare l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.

Con ATECO 2025 il codice specifico è 43.31.01 – Posa in opera di cartongesso. Il coefficiente dell’86% è molto alto: significa che il regime presume costi pari soltanto al 14% dei ricavi. Per questo il calcolo fiscale va sempre confrontato con materiali, furgone, carburante, attrezzature, subappalti e costi di cantiere realmente sostenuti.

Formula per calcolare le tasse del cartongessista

  1. somma i ricavi effettivamente incassati nell’anno;
  2. applica il coefficiente di redditività dell’86%;
  3. calcola i contributi INPS Artigiani dovuti;
  4. deduci i contributi previdenziali obbligatori versati;
  5. applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando spettante;
  6. confronta il risultato fiscale con i costi reali delle commesse.

ATECO 43.31.01 e coefficiente 86%

ATECO 2025 ha introdotto il codice specifico 43.31.01 – Posa in opera di cartongesso. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività è dell’86%.

RF ha già una guida completa sulla Partita IVA del cartongessista e la scheda dedicata al codice ATECO 43.31.01.

Esempio con 30.000 euro di ricavi

Con 30.000 euro di ricavi:

  • reddito forfettario: 30.000 × 86% = 25.800 euro;
  • contributi INPS stimati: circa 6.199,44 euro;
  • base imposta sostitutiva: circa 19.600,56 euro;
  • imposta al 15%: circa 2.940,08 euro;
  • imposta al 5%: circa 980,03 euro.

Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 9.139,52 euro con aliquota al 15% oppure circa 7.179,47 euro con aliquota al 5%, prima dei costi reali dell’attività.

Esempio con 50.000 euro di ricavi

  • ricavi: 50.000 euro;
  • reddito forfettario all’86%: 43.000 euro;
  • contributi INPS stimati: circa 10.327,44 euro;
  • base imposta sostitutiva: circa 32.672,56 euro;
  • imposta al 15%: circa 4.900,88 euro;
  • imposta al 5%: circa 1.633,63 euro.

Il totale fiscale e previdenziale è circa 15.228,32 euro con aliquota al 15% oppure circa 11.961,07 euro con aliquota al 5%.

Esempio con 85.000 euro di ricavi

Con 85.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo arriva a 73.100 euro. A questo livello entra anche l’aliquota previdenziale maggiorata sulla quota che supera la prima fascia INPS 2026.

  • reddito forfettario: 73.100 euro;
  • contributi INPS stimati: circa 17.720,20 euro;
  • base imposta sostitutiva: circa 55.379,80 euro;
  • imposta al 15%: circa 8.306,97 euro;
  • imposta al 5%: circa 2.768,99 euro.

Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 26.027,17 euro con aliquota al 15% oppure circa 20.489,19 euro con aliquota al 5%.

Tabella tasse cartongessista forfettario 2026

RicaviReddito 86%INPS stimataImposta 15%Imposta 5%
30.000 €25.800 €6.199,44 €2.940,08 €980,03 €
50.000 €43.000 €10.327,44 €4.900,88 €1.633,63 €
85.000 €73.100 €17.720,20 €8.306,97 €2.768,99 €

Gli esempi assumono iscrizione alla Gestione Artigiani per l’intero anno e nessuna riduzione contributiva. La posizione reale va sempre verificata sul caso concreto.

INPS Artigiani 2026

La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani il minimale reddituale a 18.808 euro e l’aliquota IVS ordinaria al 24%.

Il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro. Sulla quota di reddito oltre il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale; sopra la prima fascia di reddito pensionabile l’aliquota aumenta di un punto percentuale.

Riduzione INPS del 35%

Il cartongessista forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può verificare l’accesso al regime contributivo agevolato con riduzione del 35%.

La riduzione non è automatica e va richiesta secondo le regole INPS. Può diminuire l’esborso contributivo ma incidere sull’accredito previdenziale.

Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

Il 15% è l’aliquota ordinaria del regime forfettario. Il 5% spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per la nuova attività.

RF approfondisce la distinzione nella guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.

Perché l’86% è un coefficiente molto impegnativo

Con un coefficiente dell’86%, il regime riconosce costi pari soltanto al 14% dei ricavi. È una percentuale che può funzionare per chi vende soprattutto manodopera e fa acquistare i materiali direttamente al cliente o all’impresa principale.

Può invece diventare penalizzante quando il cartongessista anticipa lastre, profili, isolanti, viti, nastri, stucchi, trasporto e smaltimento.

Materiali: il vero punto critico del forfettario

In una commessa completa il costo dei materiali può superare facilmente il 14% del prezzo fatturato. Nel forfettario, però, il reddito fiscale resta calcolato sull’86% dei ricavi.

Per questo è utile distinguere nel preventivo almeno posa, lastre, struttura metallica, isolamento, finitura, trasporto e opere accessorie.

Esempio: 50.000 euro di ricavi e 15.000 euro di materiali

Con 50.000 euro di ricavi il regime forfettario presume costi per soli 7.000 euro, cioè il 14%.

Se il cartongessista sostiene invece 15.000 euro tra lastre, profili, isolanti, trasporto e ferramenta, i costi reali sono il 30% dei ricavi: più del doppio di quelli riconosciuti forfettariamente. Questo è uno dei casi in cui conviene simulare anche il regime ordinario.

SAL e acconti: quando diventano ricavi

Nei cantieri il compenso può essere suddiviso in acconti e stati avanzamento lavori (SAL). Nel regime forfettario conta il principio di cassa: rilevano fiscalmente le somme effettivamente incassate.

È quindi importante distinguere SAL emessi, fatture emesse, crediti ancora aperti e somme realmente incassate nell’anno.

Ritenute di garanzia

In alcuni contratti il committente trattiene una quota del corrispettivo a garanzia della corretta esecuzione dell’opera. Questa somma non va confusa con uno sconto o con un mancato pagamento definitivo.

Il commercialista dovrebbe monitorare importo trattenuto e data prevista per lo svincolo, soprattutto nelle commesse con più SAL.

Subappalti e lavori per imprese edili

Molti cartongessisti lavorano in subappalto per imprese generali. Il codice ATECO resta 43.31.01 se l’attività effettiva è posa di cartongesso, ma cambiano contratto, documentazione di cantiere, sicurezza e verifiche richieste dall’affidatario.

Il rapporto con un unico committente deve inoltre conservare una reale autonomia organizzativa; eventuali profili lavoristici vanno valutati separatamente dal regime fiscale.

Patente a crediti

Chi opera fisicamente nei cantieri temporanei o mobili deve normalmente verificare la patente a crediti prevista dall’articolo 27 del D.Lgs. 81/2008, salvo le esclusioni di legge.

Il testo vigente è consultabile su Normattiva – D.Lgs. 81/2008, articolo 27.

DURC e regolarità contributiva

Il DURC è centrale nei rapporti con imprese, committenti e cantieri e rientra anche tra i requisiti collegati alla patente a crediti.

Il servizio ufficiale è disponibile nella pagina INPS – DURC Online.

Reverse charge: non va applicato in automatico

Nel settore edile il trattamento IVA dipende dalla natura della prestazione, dal cliente e dal regime fiscale applicato. Il semplice fatto di lavorare in subappalto o per un’impresa edile non significa che ogni fattura debba riportare automaticamente il reverse charge.

Per chi applica il regime forfettario la fattura segue comunque le regole proprie del regime. Contratto e prestazione devono essere verificati insieme.

Furgone, carburante e attrezzature

Furgone, carburante, avvitatori, laser, aspirazione, scale, trabattelli e utensili sono costi tipici. Nel forfettario non vengono dedotti analiticamente e l’IVA sugli acquisti non viene recuperata.

Quando sono previsti investimenti importanti è utile confrontare il risparmio di semplicità del forfettario con il costo effettivo delle spese non deducibili.

Dipendenti e apprendisti

Con l’aumento dei cantieri può diventare necessario assumere operai o apprendisti. Questo modifica costi, sicurezza, INAIL e, quando applicabile, gli adempimenti del settore edile.

Nel forfettario va inoltre rispettato il limite previsto per le spese di lavoro dipendente e assimilato.

Quando il forfettario può non convenire

Il regime può essere meno conveniente quando il cartongessista compra direttamente molti materiali, sostiene costi elevati di trasporto, utilizza personale o investe in mezzi e attrezzature.

Il confronto con l’ordinario va fatto sui dati reali delle commesse e non soltanto sull’aliquota sostitutiva.

Controlli mensili consigliati

  • ricavi per commessa;
  • materiali acquistati per cantiere;
  • SAL emessi e incassati;
  • ritenute di garanzia;
  • costo furgone e carburante;
  • stima INPS;
  • stima imposta sostitutiva;
  • DURC e regolarità contributiva;
  • patente a crediti;
  • margine reale rispetto al 14% di costi presunti.

Errori da evitare nel calcolo delle tasse

  • applicare il 15% direttamente sui ricavi;
  • dimenticare il coefficiente dell’86%;
  • calcolare l’imposta prima di dedurre i contributi obbligatori;
  • considerare automatico il 5%;
  • ignorare i contributi minimi INPS Artigiani;
  • confondere fatture emesse e incassi;
  • non distinguere posa e materiali;
  • ignorare SAL e ritenute di garanzia;
  • scegliere il forfettario senza confrontare il 14% di costi presunti con i costi reali.

Per la gestione completa di cantieri, subappalti, DURC, patente a crediti e margini puoi consultare anche la guida sul commercialista per cartongessista.

Domande frequenti

Come si calcolano le tasse di un cartongessista forfettario?

Si applica il coefficiente dell’86% ai ricavi incassati, si deducono i contributi previdenziali obbligatori e sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.

Quanto paga con 50.000 euro di ricavi?

Nell’esempio con Gestione Artigiani per tutto l’anno, il reddito forfettario è 43.000 euro, i contributi stimati circa 10.327 euro e l’imposta circa 4.901 euro al 15% o 1.634 euro al 5%.

Qual è il coefficiente forfettario del cartongessista?

Per ATECO 43.31.01 il coefficiente di redditività è dell’86%, quindi il regime presume costi pari soltanto al 14% dei ricavi.

Quanto paga di INPS un cartongessista nel 2026?

Se correttamente iscritto alla Gestione Artigiani, l’aliquota ordinaria è del 24%, il minimale reddituale è 18.808 euro e il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro.

Il forfettario conviene se compro io i materiali?

Non sempre. Il regime presume solo il 14% di costi: se lastre, profili, isolanti, trasporto e attrezzature incidono molto di più, è opportuno confrontare anche il regime ordinario.

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