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CONSULENZE FORFETTARIO

IRES premiale: calcolo investimento minimo e scadenza 2026

Luca da Pisa chiede: «Come calcolare investimenti minimi per l’IRES premiale?»

Per calcolare l’investimento minimo richiesto dall’IRES premiale bisogna confrontare tre importi e prendere il maggiore: 30% dell’utile 2024 effettivamente accantonato, 24% dell’utile 2023 e 20.000 euro. Prima, però, deve essere rispettata anche la condizione di patrimonializzazione: almeno l’80% dell’utile dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2024 deve essere accantonato secondo le regole del decreto attuativo.

La misura riduce l’IRES dal 24% al 20% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024: per una società con esercizio coincidente con l’anno solare, quindi, l’aliquota premiale riguarda il reddito 2025. Nel 2026 l’agevolazione resta operativamente importante perché gli investimenti qualificati possono essere completati, per i soggetti solari, entro il 31 ottobre 2026.

IRES premiale: la formula per l’investimento minimo

Il DM 8 agosto 2025 pubblicato in Gazzetta Ufficiale stabilisce che l’ammontare minimo degli investimenti rilevanti è il maggiore tra questi tre valori:

  • 30% dell’utile 2024 accantonato ai fini dell’agevolazione;
  • 24% dell’utile dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2023;
  • 20.000 euro.

In formula: investimento minimo = maggiore tra A, B e 20.000 euro, dove A è il 30% dell’utile 2024 accantonato e B è il 24% dell’utile 2023.

Prima condizione: almeno l’80% dell’utile 2024 deve essere accantonato

Il calcolo dell’investimento non va confuso con la condizione di patrimonializzazione. Per accedere alla riduzione IRES occorre che almeno l’80% dell’utile relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2024 sia destinato a riserva secondo la disciplina dell’IRES premiale.

Il decreto considera accantonato, ai fini della misura, l’utile 2024 destinato a finalità diverse dalla distribuzione ai soci in sede di approvazione del bilancio; rientra anche l’utilizzo a copertura delle perdite nei limiti previsti. Gli acconti sui dividendi, invece, sono trattati come distribuzione.

Esempio: utile 2024 di 100.000 euro e utile 2023 di 150.000 euro

Supponiamo che la società abbia un utile 2024 di 100.000 euro e ne accantoni l’80%, cioè 80.000 euro. L’utile 2023 è invece 150.000 euro.

ParametroCalcoloImporto
30% utile 2024 accantonato80.000 × 30%24.000 €
24% utile 2023150.000 × 24%36.000 €
Soglia assolutaImporto fisso20.000 €

Il valore maggiore è 36.000 euro: perciò, in questo esempio, l’investimento minimo rilevante è 36.000 euro. Non basta investire 24.000 euro, anche se questa cifra corrisponde al 30% dell’utile 2024 accantonato.

Se accantoni più dell’80%, cresce anche il primo parametro

L’80% è la soglia minima di accantonamento, non necessariamente la base fissa del calcolo. Se la società decide di non distribuire l’intero utile 2024 e accantona 100.000 euro, il primo parametro diventa 30.000 euro, cioè il 30% dell’importo effettivamente accantonato.

Questo dettaglio è importante: trattenere il 100% dell’utile può aumentare l’investimento minimo rispetto al caso in cui venga accantonato soltanto l’80% necessario per rispettare la prima condizione.

Quando prevale la soglia minima di 20.000 euro

La soglia fissa di 20.000 euro diventa decisiva quando entrambi i calcoli percentuali producono un importo inferiore. Per esempio, con 40.000 euro di utile 2024 accantonato il 30% vale 12.000 euro; con 50.000 euro di utile 2023 il 24% vale 12.000 euro. In questo caso l’investimento richiesto non è 12.000 euro ma almeno 20.000 euro.

Se il 2023 è in perdita, l’IRES premiale non è automaticamente esclusa

Il decreto non richiede necessariamente un utile nel 2023. Se quell’esercizio si è chiuso in perdita, il parametro del 24% non genera una soglia positiva. Restano però da confrontare il 30% dell’utile 2024 accantonato e il minimo assoluto di 20.000 euro.

L’utile 2023 serve quindi come parametro dimensionale: non è richiesto che sia stato accantonato o mantenuto in riserva come accade invece per l’utile 2024 rilevante ai fini della patrimonializzazione.

Entro quando effettuare gli investimenti nel 2026

Gli investimenti rilevanti devono essere effettuati a partire dal 1° gennaio 2025 ed entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024. Per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, il termine è 31 ottobre 2026.

Ai fini della data di effettuazione non conta semplicemente quando viene pagata la fattura: si applicano i criteri fiscali dell’articolo 109 TUIR, quindi, a seconda del caso, consegna o spedizione del bene, trasferimento della proprietà, ultimazione della prestazione o regole specifiche per leasing e appalti.

Quali investimenti possono essere considerati rilevanti

Non qualsiasi acquisto aziendale consente di raggiungere la soglia. Il decreto richiama investimenti in beni strumentali nuovi 4.0 e 5.0 destinati a strutture produttive situate in Italia: beni materiali e immateriali degli allegati A e B alla legge 232/2016 e investimenti individuati dalla disciplina Transizione 5.0.

Occorre quindi verificare sia l’importo sia la natura tecnica del bene. Per i beni 4.0 l’interconnessione rimane un requisito sostanziale, anche se può perfezionarsi dopo la data di effettuazione dell’investimento quando ricorrono le condizioni previste dal decreto e dalla relazione illustrativa.

L’investimento minimo da solo non basta per avere l’IRES al 20%

Superare la soglia di investimento è una condizione necessaria, ma non sufficiente. La disciplina richiede anche il rispetto delle condizioni occupazionali: mantenimento dei livelli occupazionali e incremento dei lavoratori a tempo indeterminato secondo i parametri fissati dalla legge. Vanno inoltre controllati i limiti relativi al ricorso alla cassa integrazione e le altre cause di esclusione.

Una sintesi istituzionale delle condizioni è disponibile anche sul portale del Governo dedicato all’IRES premiale.

Chi è escluso: attenzione a forfettario e contabilità semplificata

Per i lettori di RegimeForfettario.it è essenziale una precisazione: l’IRES premiale non è un’agevolazione del regime forfettario. I soggetti che determinano il reddito in modo forfettario sono esclusi dalla misura; sono esclusi anche i soggetti che adottano la contabilità semplificata nei casi previsti dalla disciplina.

La pagina riguarda quindi soprattutto società ed enti soggetti a IRES che rispettano i requisiti previsti dalla legge e dal decreto attuativo.

IRES premiale nel 2026: quale anno beneficia davvero del 20%

La scadenza degli investimenti nel 2026 può generare un equivoco. Per una società con esercizio solare, l’aliquota IRES ridotta al 20% riguarda il reddito del 2025, non il reddito prodotto nel 2026. Il 2026 è l’anno in cui può ancora essere completato l’investimento necessario e in cui l’agevolazione viene gestita nella dichiarazione relativa al 2025.

Prima di effettuare un investimento soltanto per raggiungere la soglia, conviene quindi verificare con precisione utile 2024 accantonato, utile 2023, caratteristiche dei beni, data fiscale dell’investimento e requisiti occupazionali.

Domande frequenti

Come si calcola l'investimento minimo per l'IRES premiale?

Si prende il maggiore tra il 30% dell'utile 2024 effettivamente accantonato, il 24% dell'utile 2023 e 20.000 euro. Va inoltre rispettato l'accantonamento di almeno l'80% dell'utile 2024 e tutti gli altri requisiti della misura.

Se nel 2023 ho una perdita posso usare l'IRES premiale?

La perdita 2023 non esclude automaticamente l'agevolazione. In questo caso il parametro del 24% non genera una soglia positiva e restano da verificare il 30% dell'utile 2024 accantonato, il minimo di 20.000 euro e tutti gli altri requisiti.

L'IRES premiale al 20% vale sul reddito 2026?

Per i soggetti con esercizio coincidente con l'anno solare, no: il 20% riguarda il reddito 2025. Gli investimenti rilevanti possono però essere completati entro il 31 ottobre 2026.

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