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Regime Forfettario

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Partita IVA impresa di pulizie: ATECO, requisiti e INPS

Avviare un’impresa di pulizie con Partita IVA significa scegliere correttamente il codice ATECO, verificare i requisiti previsti per l’attività, aprire la posizione come impresa e calcolare con attenzione contributi INPS e convenienza del regime forfettario. La pulizia ordinaria di case, uffici, negozi e condomini non va confusa con la pulizia industriale o con sanificazione, disinfestazione e derattizzazione, perché cambiano codice e requisiti. Per confrontare questo inquadramento con altre attività, puoi consultare le nostre guide dedicate a professioni e attività.

Per la pulizia generale di edifici il riferimento principale è ATECO 81.21.00. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività è del 67%; per una ditta individuale artigiana, quando ricorrono i requisiti, la previdenza è normalmente la Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 il minimale di reddito è 18.808 euro e l’aliquota ordinaria degli artigiani è del 24%.

Impresa di pulizie: dati essenziali

  • ATECO principale: 81.21.00 – Attività di pulizia generale di edifici.
  • Pulizia specializzata/industriale: 81.22.09 nei casi coerenti con le attività effettivamente svolte.
  • Sanificazione, disinfezione e disinfestazione: 81.23.10.
  • Coefficiente forfettario: 67% per i codici principali del settore.
  • INPS: normalmente Gestione Artigiani per la ditta individuale artigiana.
  • Minimale INPS 2026: 18.808 euro.
  • Aliquota artigiani 2026: 24% fino alla prima fascia; 25% sulla quota oltre 56.224 euro.
  • Requisiti: economico-finanziari e di onorabilità; requisiti tecnico-professionali aggiuntivi per disinfestazione, derattizzazione e sanificazione.

Come aprire la Partita IVA per un’impresa di pulizie

Una ditta individuale che svolge personalmente attività di pulizia viene normalmente avviata come impresa e, quando possiede i requisiti dell’impresa artigiana, tramite iscrizione all’Albo artigiani. La pratica deve essere coordinata con gli adempimenti fiscali, camerali, previdenziali e assicurativi.

  1. definire con precisione i servizi che saranno svolti;
  2. scegliere il codice o i codici ATECO coerenti;
  3. aprire la Partita IVA e predisporre la Comunicazione Unica;
  4. iscrivere l’impresa al Registro delle Imprese e, se spettante, all’Albo artigiani;
  5. aprire la posizione INPS e INAIL quando dovuta;
  6. presentare la SCIA e gli ulteriori adempimenti previsti dalla procedura camerale/SUAP applicabile;
  7. verificare eventuali requisiti tecnico-professionali per le attività specialistiche;
  8. attivare PEC, domicilio digitale e strumenti necessari per gli adempimenti telematici.

Codice ATECO 81.21.00 per pulizie di case, uffici e condomini

La classificazione ATECO 2025 colloca la pulizia generale non specializzata di edifici nel codice 81.21.00 – Attività di pulizia generale di edifici. Le note ISTAT comprendono la pulizia di uffici, abitazioni private, fabbriche, negozi, uffici pubblici e altre strutture commerciali e professionali.

Questo è quindi il codice tipico per chi svolge servizi ricorrenti come lavaggio pavimenti, spolveratura, pulizia di bagni, cucine, scale condominiali e ambienti di lavoro. Puoi consultare anche la nostra scheda ATECO 81.21.00 e la guida ai codici ATECO.

La classificazione ATECO 2025 è in vigore dal 1° gennaio 2025 ed è utilizzata operativamente dal 1° aprile 2025. Nel 2026 la struttura dei codici non è stata modificata: ISTAT ha aggiornato le tabelle di raccordo, non le descrizioni dei codici.

Pulizia industriale, sanificazione e disinfestazione: quando cambia codice

Non tutte le imprese del settore devono usare soltanto 81.21.00. ATECO 2025 distingue la pulizia generale dalla pulizia specializzata e dalle attività di sanificazione, disinfezione e disinfestazione.

  • 81.21.00: pulizia generale non specializzata di edifici.
  • 81.22.09: altre attività di pulizia di edifici e pulizia industriale n.c.a.; consulta la scheda ATECO 81.22.09.
  • 81.23.10: attività di sanificazione, disinfezione e disinfestazione; consulta la scheda ATECO 81.23.10.

La scelta deve descrivere ciò che l’impresa svolge realmente. Avere clienti industriali, ad esempio, non significa automaticamente usare un codice di pulizia industriale: ISTAT distingue le attività soprattutto in base al tipo di pulizia effettuata, non al tipo di cliente. Se l’attività principale è la disinfestazione, la derattizzazione o la sanificazione, conviene approfondire la guida dedicata alla Partita IVA da disinfestatore.

Requisiti per aprire un’impresa di pulizie

Le imprese di pulizia sono disciplinate dalla legge 82/1994 e dal D.M. 274/1997. Per l’iscrizione al Registro delle Imprese o, quando ne ricorrono i presupposti, all’Albo delle Imprese Artigiane, occorre rispettare i requisiti previsti dalla normativa.

Tra i requisiti economico-finanziari rientrano, quando dovute, l’iscrizione INPS e INAIL degli addetti, la regolare applicazione dei contratti collettivi se vi sono dipendenti, l’assenza delle cause ostative previste e l’esistenza di rapporti con il sistema bancario. La normativa del D.M. 274/1997 contiene il quadro di riferimento.

Pulizia e disinfezione: serve un responsabile tecnico?

Per le imprese che svolgono esclusivamente pulizia e disinfezione, dal 2007 non è richiesto il possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti in origine dalla disciplina di settore. Restano però gli altri requisiti applicabili e gli adempimenti per l’avvio dell’impresa.

Disinfestazione, derattizzazione e sanificazione

Per disinfestazione, derattizzazione e sanificazione sono invece richiesti anche specifici requisiti tecnico-professionali. L’impresa deve individuare un responsabile tecnico con un rapporto effettivo con l’azienda e in possesso di uno dei requisiti previsti: titolo di studio tecnico idoneo, qualifica professionale pertinente oppure esperienza qualificata nei termini stabiliti dalla normativa.

La Camera di Commercio verifica questi requisiti nell’ambito della pratica di avvio. Per questo non è corretto aprire 81.23.10 come se fosse una semplice estensione della pulizia ordinaria senza verificare prima l’abilitazione necessaria.

Regime forfettario e coefficiente di redditività del 67%

Una persona fisica che esercita l’impresa può applicare il regime forfettario se rispetta tutti i requisiti e non ricade in una causa di esclusione. Il limite ordinario dei ricavi resta 85.000 euro; oltre 100.000 euro opera la fuoriuscita immediata secondo le regole vigenti.

Per ATECO 81.21.00 il coefficiente di redditività è del 67%. Se l’impresa incassa 30.000 euro, il reddito forfettario lordo è quindi 20.100 euro. Da questo reddito si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati; sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% soltanto quando sono soddisfatti i requisiti per la nuova attività.

Prima di scegliere il regime verifica anche le cause di esclusione dal forfettario e le condizioni per l’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.

Contributi INPS Artigiani 2026

Per il titolare di impresa artigiana, nel 2026 l’INPS ha fissato il reddito minimale in 18.808 euro. L’aliquota è del 24% per gli artigiani fino alla prima fascia di reddito pensionabile, pari a 56.224 euro; sulla quota eccedente tale soglia l’aliquota sale al 25%.

Sul minimale, la sola componente IVS è pari a 4.513,92 euro; si aggiunge il contributo maternità previsto dall’INPS. Se il reddito d’impresa supera 18.808 euro, sono dovuti anche i contributi percentuali sulla parte eccedente. Per approfondire consulta la guida su INPS Artigiani e Commercianti e la circolare INPS n. 14/2026.

Gli iscritti al regime previdenziale agevolato possono, quando ne ricorrono le condizioni e previa corretta procedura, beneficiare della riduzione contributiva prevista per i contribuenti forfettari iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti. La riduzione non va considerata automatica nella simulazione dei costi.

Quanto costa un’impresa di pulizie in forfettario: esempio

Con 30.000 euro di ricavi annui e coefficiente 67%, il reddito forfettario lordo è 20.100 euro. Supponiamo, a puro titolo di esempio, che nell’anno siano stati effettivamente versati 4.800 euro di contributi previdenziali deducibili: la base dell’imposta sostitutiva scenderebbe a 15.300 euro.

  • ricavi: 30.000 euro;
  • reddito forfettario lordo: 20.100 euro;
  • contributi deducibili ipotizzati: 4.800 euro;
  • base imposta sostitutiva: 15.300 euro;
  • imposta al 15%: 2.295 euro;
  • imposta al 5%, se realmente spettante: 765 euro.

Il costo reale dell’attività non coincide però con questo calcolo fiscale. Detergenti, macchinari, DPI, furgone, carburante e personale non si deducono analiticamente nel forfettario: sono rappresentati in modo forfetario dal 33% implicito nel coefficiente di redditività. Per un’impresa con molti dipendenti o investimenti importanti va quindi confrontato il forfettario con il regime ordinario.

Dipendenti, fatture e principali obblighi

Anche una piccola impresa di pulizie in forfettario resta un’impresa a tutti gli effetti. Deve emettere fatture elettroniche, conservare i documenti, presentare la dichiarazione dei redditi e rispettare gli obblighi previdenziali e assicurativi. Se assume dipendenti, si aggiungono gli adempimenti del datore di lavoro e l’applicazione del contratto collettivo pertinente.

Le imprese del settore devono inoltre prestare attenzione agli obblighi di sicurezza sul lavoro, all’utilizzo di prodotti chimici, ai DPI e alle procedure previste nei luoghi dei clienti. La forma fiscale semplificata non elimina gli obblighi propri dell’attività.

Quando conviene il forfettario per un’impresa di pulizie

Il forfettario può essere interessante per una ditta individuale con struttura leggera, pochi dipendenti, investimenti contenuti e ricavi entro i limiti. Il coefficiente 67% riconosce fiscalmente un 33% di costi senza richiedere la prova delle singole spese.

Può diventare meno conveniente quando l’attività sostiene costi reali molto superiori al 33% dei ricavi, assume personale, acquista macchinari costosi o utilizza più veicoli. In questi casi l’impossibilità di dedurre analiticamente i costi e detrarre l’IVA può pesare più della semplicità gestionale.

Errori da evitare

  • usare 81.21.00 per attività specialistiche che richiedono un codice diverso;
  • confondere pulizia ordinaria e sanificazione professionale;
  • avviare disinfestazione, derattizzazione o sanificazione senza verificare il responsabile tecnico;
  • calcolare i contributi con i vecchi valori 2025;
  • considerare automatica la riduzione INPS del 35%;
  • considerare automatico il 5% dell’imposta sostitutiva;
  • ignorare i costi reali di personale e attrezzature nel confronto tra forfettario e ordinario;
  • pensare che il forfettario elimini gli obblighi camerali, INAIL o di sicurezza.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO per un’impresa di pulizie?

Per la pulizia generale non specializzata di case, uffici, negozi, condomini e altri edifici il codice principale è ATECO 81.21.00. Per pulizia industriale o attività di sanificazione e disinfestazione possono servire codici diversi.

Qual è il coefficiente di redditività dell’impresa di pulizie?

Nel regime forfettario il coefficiente di redditività per ATECO 81.21.00 è del 67%. Su 30.000 euro di ricavi il reddito forfettario lordo è quindi 20.100 euro.

Quanto paga di INPS un’impresa di pulizie artigiana nel 2026?

Nel 2026 il minimale di reddito degli artigiani è 18.808 euro e l’aliquota ordinaria è 24%. La componente IVS sul minimale è 4.513,92 euro, oltre al contributo maternità; sopra il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale.

Serve un responsabile tecnico per un’impresa di pulizie?

Per le sole attività di pulizia e disinfezione non sono richiesti i requisiti tecnico-professionali. Per disinfestazione, derattizzazione e sanificazione è invece necessario un responsabile tecnico in possesso dei requisiti previsti.

L’impresa di pulizie può essere in regime forfettario?

Sì, se l’attività è svolta da una persona fisica e sono rispettati tutti i requisiti del regime. Il coefficiente è 67%; il 5% non è automatico e spetta solo se ricorrono le condizioni previste per la nuova attività.

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