Contributi INPS oltre il minimale 2026: calcolo per artigiani e commercianti
Sì. Se sei iscritto alla Gestione INPS Artigiani o Commercianti e il reddito d’impresa supera il minimale annuale, oltre ai contributi fissi devi versare anche i contributi sulla quota eccedente. Nel 2026 il minimale di reddito è pari a 18.808 euro. Sulla parte che supera questa soglia si applica l’aliquota prevista per la gestione di appartenenza.
Nel regime forfettario il meccanismo non cambia: cambia invece il modo in cui si determina il reddito d’impresa, perché si parte dai ricavi o compensi incassati e si applica il coefficiente di redditività previsto per l’attività.
Contributi oltre il minimale: risposta rapida
- minimale di reddito 2026: 18.808 euro;
- aliquota 2026: 24% artigiani e 24,48% commercianti;
- fino al minimale si pagano i contributi minimi obbligatori;
- sulla quota di reddito che supera 18.808 euro si pagano contributi aggiuntivi a percentuale;
- il regime forfettario non elimina i contributi sull’eccedenza;
- la riduzione previdenziale del 35%, se validamente richiesta e applicabile, riduce sia la contribuzione sul minimale sia quella sull’eccedenza;
- l’accredito pensionistico può ridursi se la contribuzione versata non raggiunge il livello richiesto per l’intero anno.
Il minimale INPS 2026 è 18.808 euro
L’INPS ha fissato per il 2026 il reddito minimale annuo degli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti in 18.808 euro. Il minimale serve come base per determinare la contribuzione minima dovuta anche quando il reddito effettivo dell’impresa è inferiore.
Questo è il punto che distingue queste gestioni dalla Gestione Separata: artigiani e commercianti hanno normalmente un contributo minimo dovuto indipendentemente dal fatto che il reddito sia basso o che l’attività produca pochi incassi.
Quanto si paga sul minimale nel 2026
Per il 2026 il contributo minimo annuo è pari a circa 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, salvo agevolazioni o situazioni particolari.
Questi importi coprono la contribuzione calcolata sul reddito minimale. Se il reddito d’impresa resta entro 18.808 euro, non c’è una quota eccedente da assoggettare all’aliquota percentuale.
Cosa succede quando il reddito supera il minimale
Quando il reddito rilevante ai fini previdenziali supera 18.808 euro, alla contribuzione minima si aggiunge una seconda componente calcolata sulla parte eccedente.
Nel 2026 le aliquote complessive sono:
- 24% per gli artigiani;
- 24,48% per i commercianti, per effetto anche dell’aliquota aggiuntiva prevista per questa gestione.
Formula per calcolare i contributi sull’eccedenza
La formula di base è semplice:
reddito previdenziale − 18.808 euro = reddito eccedente
Alla quota eccedente si applica poi l’aliquota della gestione. Il risultato si somma al contributo minimo già dovuto.
Esempio artigiano con 40.000 euro di ricavi
Supponiamo un artigiano in regime forfettario con 40.000 euro di ricavi e coefficiente di redditività del 78%.
- ricavi: 40.000 euro;
- reddito forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 euro;
- minimale INPS: 18.808 euro;
- quota eccedente: 31.200 − 18.808 = 12.392 euro;
- contributi sull’eccedenza: 12.392 × 24% = 2.974,08 euro;
- contributo minimo 2026: circa 4.521,36 euro;
- totale teorico: 7.495,44 euro.
Il calcolo mostra perché non basta considerare il solo contributo minimo: quando il reddito cresce, cresce anche la contribuzione dovuta.
Esempio commerciante con lo stesso reddito
Se lo stesso reddito previdenziale di 31.200 euro riguarda invece un commerciante, sulla quota eccedente si applica il 24,48%.
- quota eccedente: 12.392 euro;
- contributi sull’eccedenza: circa 3.033,56 euro;
- contributo minimo 2026: circa 4.611,64 euro;
- totale teorico: circa 7.645,20 euro.
Nel forfettario qual è il reddito da usare per l’INPS?
Per chi esercita attività d’impresa in regime forfettario, la base imponibile previdenziale deriva dal reddito forfettario determinato fiscalmente. Non si prende quindi il fatturato lordo e non si sottraggono una per una le spese realmente sostenute.
Il coefficiente di redditività trasforma i ricavi in reddito forfettario. Solo dopo si verifica se quel reddito supera il minimale INPS. Per approfondire il passaggio puoi consultare la guida sul reddito imponibile nel regime forfettario.
Riduzione INPS del 35%: vale anche sull’eccedenza
Gli imprenditori individuali in regime forfettario che possiedono i requisiti possono optare per il regime previdenziale agevolato previsto per Artigiani e Commercianti. La riduzione è pari al 35% della contribuzione dovuta.
L’INPS ha chiarito che la riduzione riguarda sia la contribuzione calcolata entro il minimale sia quella eventualmente dovuta sul reddito eccedente. Non è quindi una riduzione applicata soltanto alle quattro rate fisse.
Esempio con riduzione del 35%
Nell’esempio dell’artigiano con contribuzione teorica complessiva di 7.495,44 euro:
7.495,44 × 65% = circa 4.872,04 euro.
Il risparmio contributivo è rilevante, ma non va valutato soltanto nell’anno corrente: bisogna considerare anche l’effetto sull’accredito contributivo utile ai fini pensionistici.
Riduzione 35% e mesi accreditati per la pensione
La riduzione contributiva può comportare un accredito inferiore a dodici mesi quando l’importo effettivamente versato non raggiunge il contributo ordinario calcolato sul minimale.
Se, dopo la riduzione, la contribuzione complessivamente versata resta almeno pari al contributo dovuto sul minimale ordinario, l’accredito dell’anno può risultare completo. Se invece l’importo è inferiore, i mesi vengono attribuiti in proporzione alla contribuzione versata.
Per questo non è corretto dire che la riduzione del 35% riduce sempre e automaticamente le settimane pensionistiche, né che non le riduce mai. Il risultato dipende dall’ammontare effettivamente versato. Trovi un approfondimento specifico nella guida sulla riduzione contributiva INPS del 35%.
Contributi versati e imposta sostitutiva
I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati sono deducibili dal reddito forfettario secondo le regole fiscali applicabili. Questo significa che la contribuzione previdenziale non è soltanto un costo: riduce anche la base sulla quale viene calcolata l’imposta sostitutiva.
Non va però confuso l’ordine dei calcoli. Prima si determina il reddito previdenziale e il contributo dovuto; ai fini fiscali, i contributi effettivamente pagati possono poi essere dedotti dal reddito forfettario per determinare la base dell’imposta sostitutiva.
Quando si pagano i contributi sul minimale
Nel 2026 i contributi sul minimale sono versati tramite F24 in quattro rate. Le scadenze indicate dall’INPS sono nel corso di maggio, agosto, novembre 2026 e febbraio 2027, con applicazione delle ordinarie regole quando il giorno previsto cade in una giornata festiva.
Quando si paga la quota oltre il minimale
I contributi sulla quota di reddito eccedente il minimale seguono invece le scadenze previste per le imposte sui redditi. Vengono gestiti tramite saldo e acconti, sulla base del reddito dichiarato.
Per il calcolo viene utilizzato il quadro RR della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche. Gli importi utili per i versamenti sono inoltre disponibili nel Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti.
Il minimale non è una soglia sotto la quale non si paga INPS
Un errore frequente è interpretare 18.808 euro come una franchigia. Non funziona così. Per artigiani e commercianti il minimale è la base sulla quale viene calcolata la contribuzione minima obbligatoria. Se il reddito è inferiore, il contributo minimo resta normalmente dovuto; se è superiore, si aggiunge la contribuzione sull’eccedenza.
Artigiani e commercianti non sono Gestione Separata
Questo meccanismo non va trasferito automaticamente ai professionisti iscritti alla Gestione Separata. La Gestione Separata non prevede lo stesso sistema di contributi fissi sul minimale tipico delle Gestioni Artigiani e Commercianti.
Prima di fare qualsiasi calcolo bisogna quindi sapere a quale gestione previdenziale appartiene realmente l’attività.
Errori da evitare
- considerare il minimale come una franchigia;
- applicare il 24% all’intero reddito aggiungendolo poi al contributo minimo;
- usare l’aliquota artigiani per un commerciante o viceversa;
- calcolare la base INPS sul fatturato senza applicare il coefficiente del forfettario;
- pensare che la riduzione del 35% riguardi solo i contributi fissi;
- dare per scontato che il 35% comporti sempre la perdita di mesi pensionistici;
- confondere Gestione Separata e Gestioni Artigiani/Commercianti.
Checklist per il calcolo
- determina il reddito forfettario dell’attività;
- verifica se sei artigiano o commerciante;
- confronta il reddito con il minimale 2026 di 18.808 euro;
- calcola la quota eccedente;
- applica il 24% o il 24,48%;
- aggiungi la contribuzione minima;
- verifica se hai aderito validamente alla riduzione del 35%;
- controlla l’effetto sull’accredito pensionistico;
- verifica F24, saldo e acconti nel Cassetto previdenziale.
Fonti ufficiali
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