Tasse procacciatore d’affari: calcolo forfettario e INPS 2026
Le tasse del procacciatore d’affari in regime forfettario si calcolano sulle provvigioni incassate: per gli intermediari del commercio si applica il coefficiente del 62%, si sottraggono i contributi obbligatori versati e deducibili e si calcola l’imposta al 15%, oppure al 5% se spettante. A questa imposta va aggiunta la previdenza: il 5% o il 15% non rappresenta il costo complessivo dell’attività.
Qui trovi una simulazione per un procacciatore individuale iscritto alla Gestione Commercianti, senza ENASARCO, con un anno intero di attività. Per apertura, classificazione dell’attività e requisiti consulta la guida alla Partita IVA del procacciatore d’affari.
Esempio: quanto paghi su 30.000 euro di provvigioni
Assumiamo 30.000 euro incassati nel 2026, nessun altro reddito d’impresa, contribuzione ordinaria e nessuna perdita pregressa. Per isolare il calcolo, ipotizziamo contributi obbligatori effettivamente versati e deducibili nell’anno pari a 4.611,64 euro. Questa ipotesi va sostituita con i tuoi versamenti reali, soprattutto all’avvio.
| Passaggio | Importo |
| Provvigioni incassate | 30.000,00 € |
| Reddito forfettario: 30.000 × 62% | 18.600,00 € |
| INPS annua dovuta nell’ipotesi ordinaria | 4.611,64 € |
| Contributi versati e deducibili ipotizzati | 4.611,64 € |
| Base per l’imposta: 18.600 − 4.611,64 | 13.988,36 € |
| Imposta al 15% | 2.098,25 € |
| INPS dovuta + imposta al 15% | 6.709,89 € |
| Imposta al 5%, se spettante | 699,42 € |
| INPS dovuta + imposta al 5% | 5.311,06 € |
Con il 15%, il carico così stimato è circa il 22,37% delle provvigioni. Restano 23.290,11 euro prima dei costi reali: viaggi, telefono, commercialista e altre spese riducono ancora il denaro disponibile. La tabella non è il totale degli F24 da pagare nello stesso anno: saldo, acconti e versamenti contributivi seguono calendari diversi.
Quanto cambia con 10.000 o 40.000 euro
Manteniamo le stesse ipotesi: dodici mesi, Gestione Commercianti ordinaria e contributi deducibili versati pari a quelli annui dovuti. Con 10.000 euro di provvigioni, il reddito è 6.200 euro; sottraendo 4.611,64 euro restano 1.588,36 euro. L’imposta al 15% è 238,25 euro e il totale con INPS è 4.849,89 euro: quasi metà degli incassi, prima delle spese. Il minimo pesa molto quando il volume di affari è basso.
Con 40.000 euro, invece, il reddito forfettario è 24.800 euro e l’INPS stimata è 6.078,48 euro, come dettagliato sotto. Se questo è anche l’importo versato e deducibile, l’imposta al 15% è 2.808,23 euro: totale 8.886,71 euro. La percentuale effettiva scende al 22,22%. Questi confronti spiegano perché non puoi prendere il 5% o il 15% e applicarlo direttamente alle provvigioni per decidere quanto ti rimane.
Il 62% si applica alle provvigioni, non alle vendite procurate
Il prospetto dei coefficienti pubblicato in Gazzetta Ufficiale assegna il 62% agli intermediari del commercio. Il calcolo parte dal tuo compenso: se procuri una vendita da 100.000 euro e incassi una provvigione di 3.000 euro, il punto di partenza è 3.000 euro. Il reddito forfettario di quella provvigione è 1.860 euro.
Prima di utilizzare il 62% verifica l’attività effettiva: intermediazione commerciale, assicurativa, immobiliare o di servizi non sono categorie intercambiabili. Il nome «procacciatore» sul contratto non risolve da solo l’inquadramento.
Quando scattano i contributi oltre il minimo
La circolare INPS 14/2026 indica per i commercianti un minimale annuo di reddito di 18.808 euro e un contributo minimo ordinario di 4.611,64 euro, comprensivo della maternità. Sull’eccedenza, negli esempi qui considerati, si applica il 24,48%.
Con coefficiente 62%, un’unica attività e dodici mesi di iscrizione, il reddito raggiunge 18.808 euro a circa 30.335,48 euro di provvigioni. È un punto di passaggio del calcolo INPS, non un limite per entrare nel forfettario.
Su 40.000 euro incassati: reddito 24.800 euro; eccedenza 24.800 − 18.808 = 5.992 euro; contributi aggiuntivi 5.992 × 24,48% = 1.466,84 euro; INPS totale stimata 6.078,48 euro. Per l’imposta devi però dedurre quanto hai realmente versato, che può essere diverso da questo totale.
Con soli 10.000 euro e un anno intero di iscrizione ordinaria, invece, resta il minimo di 4.611,64 euro. Una percentuale fissa delle provvigioni può quindi sottostimare molto il costo. Se l’iscrizione dura meno di un anno o hai altri redditi d’impresa, occorre rifare il conteggio sulla posizione effettiva.
Contributi dovuti e contributi deducibili: due numeri diversi
L’articolo 1, comma 64, della legge 190/2014 prevede la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati. Un importo soltanto stimato, accantonato o ancora da pagare non diventa per questo deducibile.
Riprendiamo le provvigioni di 30.000 euro: se i contributi deducibili effettivamente pagati nell’anno fossero 3.000 euro, l’imposta al 15% sarebbe (18.600 − 3.000) × 15% = 2.340 euro. Non potresti utilizzare i 2.098,25 euro della prima tabella. La deduzione può esistere già nel primo anno, se hai effettuato versamenti deducibili: non inizia automaticamente dal secondo.
Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sul quadro LM distinguono i contributi relativi all’attività e l’eventuale eccedenza che non trova capienza. Se i contributi superano il reddito forfettario, non trasformare il risultato negativo in un rimborso automatico del 15%: la gestione dell’eccedenza dipende dagli altri redditi e dalla dichiarazione.
Se avevi già una Partita IVA, il 5% non è automatico
La domanda originaria riguardava una persona che aveva chiuso un’impresa edile e voleva iniziare il procacciamento. Per il 5% occorre verificare tutte le condizioni sulle nuove attività, compreso il mancato esercizio di impresa, arte o professione nei tre anni precedenti e l’assenza di mera prosecuzione. Una diversa attività o il solo decorso del triennio non bastano. La guida sulla riapertura della Partita IVA e aliquota al 5% approfondisce questa verifica.
Riduzione INPS ed ENASARCO: quando rifare la simulazione
Se ottieni la riduzione INPS del 35%, cambia il costo previdenziale. Cambia anche la deduzione quando versi meno contributi: il risparmio netto complessivo non si ottiene sottraendo semplicemente il 35% dal totale tasse più INPS. Usa gli importi riconosciuti sulla tua posizione.
La Fondazione ENASARCO esclude l’iscrizione per il vero procacciatore quando manca stabilità e continuità del rapporto con il preponente. Se il rapporto è invece agenzia, la simulazione va ricostruita includendo gli obblighi dell’agente: non basta cambiare il nome della prestazione in fattura.
Dalla stima annuale ai soldi da mettere da parte
Prepara due conteggi: il costo attribuibile all’attività e le uscite previste per ciascuna scadenza. Nel secondo inserisci rate INPS, eventuale saldo contributivo, saldo dell’imposta e acconti, sottraendo quanto già pagato o coperto. Gli acconti anticipano l’imposta dell’anno cui si riferiscono: non vanno sommati come una seconda imposta definitiva sullo stesso reddito.
Conserva separatamente riepilogo delle provvigioni incassate, F24 pagati e prospetti previdenziali. Per organizzare i fondi consulta quanto accantonare per tasse e INPS. Tieni inoltre un budget distinto per costi aziendali, diritto camerale e altri adempimenti applicabili: ciò che rimane sul conto non coincide automaticamente con il guadagno personale.
Le spese di viaggio riducono il netto, ma non questa base imponibile
Il coefficiente del 62% riconosce una quota forfettaria di costi del 38%. Carburante, trasferte, telefono e compenso del commercialista non si sottraggono una seconda volta per calcolare l’imposta sostitutiva. Devi però considerarli nel conto economico personale: una spesa può non abbassare l’imposta e ridurre comunque il guadagno disponibile.
Nell’esempio da 30.000 euro al 15%, dopo imposta e contributi stimati restano 23.290,11 euro. Se sostieni 6.000 euro di costi reali complessivi, il residuo scende a 17.290,11 euro, circa 1.440,84 euro al mese come media annuale. È una simulazione di sostenibilità, non una promessa di disponibilità mensile: gli incassi possono essere irregolari e i pagamenti concentrati in pochi mesi.
Non confrontare il 38% con le sole spese automobilistiche e non dedurne automaticamente che il forfettario conviene. Per scegliere fra regimi occorre confrontare il risultato complessivo, includendo tutti i costi, l’IVA eventualmente indetraibile e la posizione personale. Qui il calcolo presuppone che il regime forfettario sia già applicabile.
Tre controlli prima di trasformare la simulazione in F24
Riconcilia provvigioni, fatture e incassi
Prepara un elenco per preponente con fattura, importo e data dell’incasso. Il totale delle fatture emesse può differire da quello incassato: una provvigione ancora da riscuotere non va confusa con denaro già disponibile. Segnala separatamente acconti ricevuti, pagamenti parziali e rettifiche, così il professionista può attribuirli correttamente. Confronta l’elenco con i movimenti del conto, senza contare due volte la stessa entrata.
Separa debito dell’anno, acconti e somme già pagate
Nel calendario dell’Agenzia delle Entrate, saldo e primo acconto sono voci distinte. Per ogni F24 controlla l’anno di riferimento e la natura del versamento. Una somma pagata come acconto riduce il successivo saldo cui si riferisce: nel budget va finanziata alla scadenza, ma non diventa un secondo costo definitivo sul medesimo reddito.
Ricalcola quando cambiano i dati
Aggiorna la previsione se cambia il volume delle provvigioni, se ottieni un’agevolazione contributiva o se emergono altri redditi d’impresa. Consegna al consulente F24 quietanzati, prospetto INPS e contratti: il solo totale fatturato non basta per replicare la tabella. Mantieni distinti il fondo per gli obblighi fiscali e previdenziali, il denaro per le spese operative e quello prelevabile per uso personale.
Domande frequenti sul calcolo
Il 62% è una tassa che devo versare?
No: è la quota delle provvigioni usata per determinare il reddito forfettario dell’intermediazione commerciale considerata. Su quel reddito si costruiscono i calcoli successivi. Non devi versare il 62% degli incassi al Fisco.
La simulazione vale anche per una segnalazione occasionale?
No. Gli esempi riguardano un’attività con Partita IVA in forfettario e una specifica posizione INPS. Per una segnalazione realmente occasionale va prima individuata la disciplina applicabile: non usare questa tabella come ricevuta o come conteggio della ritenuta.
Posso dedurre anche l’imposta sostitutiva già pagata?
Non nel passaggio dedicato ai contributi previdenziali. Nell’F24 possono comparire tributi e contributi diversi: sommare tutto il modello e sottrarlo dal reddito forfettario altera il calcolo. Classifica ogni voce prima di determinare l’importo deducibile.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.