Il regime forfettario per psicologi nel 2026 prevede un coefficiente di redditività del 78% e un’imposta sostitutiva del 15%, riducibile al 5% nei primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettati i requisiti previsti per una nuova attività. Lo psicologo deve però considerare anche ENPAP, eventuale lavoro dipendente e costi professionali prima di stabilire se il forfettario sia realmente conveniente.
Il codice ATECO vigente è 86.93.00 – Attività di psicologi e psicoterapeuti, esclusi i medici. Il codice identifica l’attività, mentre requisiti e cause di esclusione del forfettario dipendono dalla disciplina fiscale prevista dalla Legge 190/2014.
Se stai valutando l’avvio dell’attività, consulta anche la guida completa alla Partita IVA per psicologo, con apertura, ATECO, ENPAP e primi adempimenti.
Uno psicologo può aderire al regime forfettario nel 2026?
Sì, se rispetta sia il limite di compensi sia tutte le altre condizioni previste dalla normativa. La disciplina è contenuta nell’articolo 1 della Legge 190/2014.
Il limite ordinario dei ricavi e compensi è pari a 85.000 € euro. Restare sotto questa soglia non basta: vanno controllate anche tutte le cause ostative.
Codice ATECO e coefficiente di redditività
Per psicologi e psicoterapeuti non medici il riferimento vigente è il codice 86.93.00. Per il dettaglio delle attività comprese puoi consultare la nostra guida sul codice ATECO dello psicologo.
Nel regime forfettario il coefficiente di redditività applicato alle attività professionali e sanitarie è pari al 78%.
Come si calcola il reddito dello psicologo forfettario?
Il reddito fiscale non corrisponde alla differenza tra compensi e spese effettive. I compensi rilevanti vengono moltiplicati per il coefficiente del 78%.
Con 30.000 euro di compensi, il reddito determinato prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori è pari a 23.400,00 €.
Il restante 22% rappresenta la quota di costi riconosciuta forfettariamente dal sistema. Affitto dello studio, computer, formazione e pubblicità non vengono quindi sottratti singolarmente.
Tassazione dello psicologo: 5% o 15%?
L’aliquota ordinaria dell’imposta sostitutiva è del 15%. L’aliquota può scendere al 5% nei primi cinque periodi d’imposta soltanto quando sono rispettate le condizioni previste per l’avvio di una nuova attività.
Il 5% non dipende dall’età e non spetta automaticamente perché si apre una nuova Partita IVA. Tra gli elementi da controllare c’è anche l’eventuale prosecuzione di un’attività precedentemente esercitata.
Esempio di calcolo delle tasse al 15%
Supponiamo 30.000 euro di compensi e, a solo scopo di esempio, 3.000 euro di contributi previdenziali obbligatori fiscalmente deducibili effettivamente versati.
| Compensi | 30.000 € |
| Reddito con coefficiente 78% | 23.400 € |
| Contributi deducibili ipotizzati | – 3.000 € |
| Base imponibile sostitutiva | 20.400 € |
| Imposta sostitutiva 15% | 3.060 € |
Con gli stessi dati, qualora spettasse realmente l’aliquota start-up del 5%, l’imposta dell’esempio sarebbe pari a 1.020 euro.
Come incidono i contributi ENPAP?
Lo psicologo libero professionista è soggetto alla previdenza ENPAP. L’ENPAP indica un contributo soggettivo ordinario pari al 10% del reddito netto professionale, con minimo attualmente pari a 856 euro, oltre al contributo integrativo del 2% dei corrispettivi lordi e al contributo di maternità.
Per minimi, riduzioni, scadenze e comunicazione reddituale consulta la guida sui contributi ENPAP dello psicologo.
Quali contributi ENPAP si deducono?
I contributi previdenziali obbligatori fiscalmente deducibili ed effettivamente versati possono ridurre il reddito determinato con il coefficiente prima dell’imposta sostitutiva.
ENPAP distingue però i diversi contributi: soggettivo e maternità sono fiscalmente deducibili secondo le regole applicabili, mentre il contributo integrativo del 2% riscosso dal cliente non è trattato nello stesso modo.
Psicologo dipendente e forfettario nel 2026
Il lavoro dipendente non impedisce automaticamente di adottare il regime forfettario. Per il 2026 è però necessario controllare anche il reddito da lavoro dipendente e assimilato dell’anno precedente.
Il dossier ufficiale del Senato sulla Legge di bilancio 2026 conferma che la soglia è stata mantenuta a 35.000 euro anche per il 2026.
La verifica non rileva nei casi previsti dalla normativa quando il rapporto di lavoro è cessato. Va inoltre controllata la causa ostativa relativa all’attività svolta prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di precedenti datori nei termini previsti dalla legge.
Limite per dipendenti e collaboratori
Tra le condizioni del regime forfettario rientra anche il limite di 20.000 euro lordi delle spese sostenute nell’anno precedente per lavoratori dipendenti e alcune forme di collaborazione individuate dalla normativa.
Cosa succede sopra 85.000 euro?
Se vengono superati 85.000 euro ma non 100.000 euro di compensi, l’uscita dal forfettario avviene normalmente dall’anno successivo.
Se invece nell’anno vengono superati 100.000 euro, la cessazione del regime avviene nello stesso periodo d’imposta secondo le regole previste dalla Legge 190/2014, con effetti immediati anche sul trattamento IVA delle operazioni successive al superamento.
Le spese dello psicologo si possono scaricare?
Nel forfettario le normali spese professionali non sono deducibili analiticamente. Questo riguarda, ad esempio, affitto dello studio, software, computer, pubblicità, assicurazione e formazione.
Se le spese reali sono elevate, questo aspetto può incidere molto sulla convenienza. Per approfondire consulta la guida sui costi della Partita IVA dello psicologo.
Fattura dello psicologo in regime forfettario
La fatturazione dello psicologo richiede di distinguere le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche dalle prestazioni non sanitarie e dalle prestazioni rivolte ad aziende o enti.
Per le prestazioni sanitarie verso persone fisiche opera il divieto specifico di utilizzo dello SdI; devono inoltre essere valutati Sistema Tessera Sanitaria, contributo integrativo ENPAP e bollo. Tutti questi aspetti sono trattati nella guida sulla fattura dello psicologo nel 2026.
Quando conviene il regime forfettario a uno psicologo?
Il forfettario tende a essere particolarmente interessante quando i costi professionali effettivi sono contenuti, il professionista rispetta tutte le condizioni di accesso e può eventualmente beneficiare dell’aliquota del 5%.
Se invece lo studio genera costi elevati, esistono molte detrazioni IRPEF da utilizzare o il professionista possiede altri redditi importanti, è opportuno confrontare numericamente il forfettario con l’ordinario.
Un caso concreto è analizzato nella pagina psicologo: forfettario o ordinario?.
Errori da evitare
- considerare sufficiente il solo limite di 85.000 euro;
- applicare automaticamente il 5% a ogni nuova Partita IVA;
- dimenticare la soglia di 35.000 euro del lavoro dipendente nel 2026;
- dedurre analiticamente le normali spese professionali;
- confondere il contributo integrativo ENPAP con il contributo soggettivo;
- calcolare le tasse direttamente sul fatturato senza applicare coefficiente e contributi deducibili;
- non considerare il superamento dei 100.000 euro durante l’anno.
Domande frequenti
Approfondisci anche regole 2026 per psicologo dipendente e regime forfettario.
Approfondisci anche differenza tra esenzione IVA sanitaria e regime forfettario.
Per l’attività professionale dello psicologo il coefficiente di redditività è pari al 78%.
L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15% sul reddito forfettario al netto dei contributi previdenziali obbligatori deducibili. Può scendere al 5% quando sono rispettati i requisiti previsti per una nuova attività.
Sì, se rispetta tutte le condizioni previste. Nel 2026 va verificata anche la soglia di 35.000 euro dei redditi da lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, salvo le eccezioni previste dalla normativa.
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