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Costi fissi Partita IVA forfettaria 2026: quanto si paga

Quali sono i costi fissi di una Partita IVA forfettaria nel 2026? La risposta dipende soprattutto dal tipo di attività. Un professionista in Gestione Separata INPS può avere costi obbligatori molto bassi se non produce reddito, mentre un artigiano o commerciante deve normalmente sostenere contributi previdenziali minimi anche con ricavi ridotti o assenti.

Per capire quanto costa davvero mantenere una Partita IVA forfettaria bisogna distinguere tra costi fissi, che possono essere dovuti indipendentemente dal fatturato, e costi variabili, come imposta sostitutiva e contributi calcolati sul reddito. Questa distinzione evita uno degli errori più comuni: considerare il 5% o il 15% come un “costo fisso annuale”.

Costi fissi Partita IVA forfettaria 2026: tabella rapida

ProfiloPrincipali costi fissi o ricorrentiCosa varia con il reddito
Professionista in Gestione Separata INPSEventuale PEC/servizi, commercialista se scelto, software se a pagamentoContributi INPS e imposta sostitutiva
Professionista con CassaEventuali minimi contributivi, quota Ordine/Albo, PEC e costi previsti dalla CassaContributi percentuali e imposta sostitutiva
ArtigianoContributi INPS minimi, diritto camerale, PEC; INAIL quando dovutoContributi oltre il minimale e imposta sostitutiva
CommercianteContributi INPS minimi, diritto camerale, PECContributi oltre il minimale e imposta sostitutiva

La tabella è orientativa: alcuni costi dipendono dalla forma dell’attività, dalla Camera di Commercio competente, dal Comune, dalla Cassa professionale e dai servizi scelti. Il regime forfettario è un regime fiscale: non elimina gli obblighi previdenziali o amministrativi propri dell’attività.

Professionista in Gestione Separata: esistono costi fissi INPS?

Per il libero professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata INPS non esiste, in via ordinaria, un contributo minimo annuo paragonabile a quello previsto per artigiani e commercianti. I contributi sono calcolati sul reddito imponibile previdenziale: se non c’è reddito, non nasce un minimale fisso da versare per il solo fatto di avere la Partita IVA aperta.

Questo significa che per molti professionisti i veri costi fissi possono limitarsi agli strumenti e ai servizi utilizzati per gestire l’attività: PEC quando necessaria, eventuale software di fatturazione, conto dedicato se scelto, assicurazione professionale quando obbligatoria o opportuna e assistenza fiscale.

Artigiani e commercianti: il costo fisso principale è l’INPS

Per artigiani e commercianti la situazione è diversa. Nel 2026 l’INPS indica un reddito minimale di 18.808 euro. Sul minimale, per titolari e collaboratori, il contributo annuo ordinario è pari a 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, prima delle eventuali agevolazioni applicabili.

Le aliquote 2026 sono il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti; oltre il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale sul reddito eccedente. Per importi, scadenze e riduzioni consulta la guida aggiornata sui contributi INPS artigiani e commercianti 2026.

Questa è la ragione per cui due Partite IVA forfettarie con lo stesso fatturato possono avere costi molto diversi: il professionista in Gestione Separata non ha lo stesso sistema contributivo di una ditta individuale iscritta alla Gestione Artigiani o Commercianti.

Diritto camerale, PEC e altri costi della ditta individuale

Le imprese individuali iscritte al Registro delle Imprese devono considerare anche il diritto annuale alla Camera di Commercio. L’importo dipende dalla posizione iscritta, dalla Camera competente e da eventuali maggiorazioni autorizzate; per questo non è corretto indicare una cifra unica valida in tutta Italia.

La PEC dell’impresa deve inoltre restare attiva. Il suo costo dipende dal gestore scelto. Anche la firma digitale può comportare un costo di acquisto o rinnovo, soprattutto quando serve per pratiche camerali e amministrative.

Per alcune attività possono aggiungersi autorizzazioni, diritti SUAP, SCIA o altri adempimenti comunali. Questi non sono “costi del regime forfettario”: dipendono dall’attività esercitata e dal territorio.

INAIL: è sempre un costo fisso?

No. L’assicurazione INAIL non riguarda automaticamente tutte le Partite IVA forfettarie. Può essere dovuta quando l’attività rientra tra quelle soggette all’assicurazione obbligatoria e ricorrono i relativi presupposti. Il premio dipende dalla lavorazione e dal rischio assicurato, quindi non esiste un importo fisso generale valido per ogni artigiano.

Professionisti con Cassa: i minimi dipendono dalla professione

Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, medici, psicologi e altri professionisti iscritti a una Cassa previdenziale devono verificare il regolamento della propria Cassa. Possono essere previsti contributi soggettivi, integrativi, di maternità, minimi annuali, agevolazioni per giovani iscritti e scadenze specifiche.

Per questo non è possibile attribuire ai professionisti con Cassa un unico costo fisso annuale. La previdenza va calcolata sulla disciplina della singola professione e non sulle regole della Gestione Separata INPS.

Commercialista e software di fatturazione sono obbligatori?

Il commercialista non è obbligatorio per legge solo perché si applica il regime forfettario. Puoi gestire autonomamente alcuni adempimenti se possiedi le competenze necessarie. Il costo dell’assistenza professionale è quindi un costo di gestione scelto dal contribuente, non un tributo fisso imposto dallo Stato.

Anche per la fatturazione elettronica non è obbligatorio acquistare un software commerciale: l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione servizi gratuiti per predisporre, trasmettere e conservare le fatture elettroniche. Un software a pagamento può essere utile per automazioni, scadenze, incassi e gestione documentale, ma il prezzo dipende dal fornitore.

Tasse al 5% o 15%: non sono un costo fisso

L’imposta sostitutiva non è una spesa fissa annuale. Nel regime forfettario il reddito si determina applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l’attività; dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati, sul reddito imponibile si applica l’aliquota del 15% oppure, se spettano i requisiti per una nuova attività, del 5%.

Quindi chi fattura zero non paga automaticamente una “tassa forfettaria minima” solo perché mantiene aperta la Partita IVA. Restano però gli eventuali costi fissi previdenziali e amministrativi legati al proprio inquadramento.

Per il quadro completo di requisiti, limiti, imposte e contributi consulta la guida al regime forfettario 2026.

Costi di apertura e costi annuali non sono la stessa cosa

Un altro errore frequente è sommare ai costi fissi annuali tutte le spese sostenute per aprire l’attività. L’apertura fiscale della Partita IVA di un professionista può non comportare costi amministrativi diretti; una ditta individuale, invece, può richiedere pratiche al Registro Imprese, diritti, bolli e adempimenti SUAP o SCIA.

Questi sono però costi iniziali o di pratica, non necessariamente costi che si ripetono ogni anno. Per il procedimento di apertura consulta la guida su come aprire una Partita IVA in regime forfettario.

Quanto costa mantenere una Partita IVA forfettaria senza fatturare?

La risposta cambia con l’inquadramento. Un professionista in Gestione Separata senza reddito può non avere contributi previdenziali da versare, mentre un artigiano o commerciante può continuare a dover sostenere la contribuzione minima e gli altri costi dell’impresa. Anche alcune Casse professionali possono prevedere minimi indipendenti dal reddito.

Per questo, prima di aprire o mantenere una Partita IVA con ricavi bassi, è essenziale identificare correttamente ATECO, forma dell’attività e gestione previdenziale: sono questi elementi, più del regime fiscale, a determinare gran parte dei costi fissi.

Domande frequenti sui costi fissi del forfettario

Qual è il costo fisso minimo di una Partita IVA forfettaria?

Non esiste un importo minimo uguale per tutti. Un professionista in Gestione Separata può non avere contributi minimi in assenza di reddito, mentre artigiani e commercianti hanno normalmente contributi INPS sul minimale anche con ricavi bassi.

Il commercialista è un costo fisso obbligatorio?

No. Il regime forfettario non impone per legge di avere un commercialista. Il costo nasce se scegli di affidare la gestione fiscale a un professionista.

Un forfettario paga tasse anche se non fattura?

L’imposta sostitutiva dipende dal reddito prodotto e non esiste una tassa minima forfettaria generale. Possono però restare contributi minimi o altri costi fissi legati alla previdenza e all’attività.

Quanto paga di INPS un artigiano nel 2026?

Sul minimale 2026 il contributo annuo ordinario per titolari e collaboratori è 4.521,36 euro per gli artigiani, prima delle eventuali agevolazioni applicabili. Sul reddito eccedente il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale.

Quanto paga di INPS un commerciante nel 2026?

Sul minimale 2026 il contributo annuo ordinario per titolari e collaboratori è 4.611,64 euro per i commercianti, prima delle eventuali agevolazioni applicabili. Sul reddito eccedente il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale.

Fonti ufficiali

  • INPS – Gestioni artigiani e commercianti: contributi 2026
  • INPS – Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026
  • Agenzia delle Entrate – Fatture e Corrispettivi
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190 – Normattiva

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