Regime ordinario: obblighi dopo l’uscita dal forfettario
Quando esci dal regime forfettario e passi alla tassazione ordinaria aumentano soprattutto gli adempimenti IVA, contabili e dichiarativi. Non significa però che tu debba necessariamente tenere la contabilità ordinaria in senso tecnico: molti professionisti e molte imprese individuali possono continuare a utilizzare regimi contabili semplificati, se ne possiedono i requisiti.
La prima distinzione da fare è quindi questa: “regime ordinario” viene spesso usato per indicare semplicemente il regime non forfettario, mentre “contabilità ordinaria” è una specifica modalità contabile con obblighi più estesi.
Cosa cambia appena lasci il forfettario
Nel forfettario il reddito viene determinato applicando un coefficiente di redditività ai ricavi o compensi e, nelle normali operazioni interne, non addebiti IVA. Nel regime ordinario la logica cambia:
- applichi l’IVA quando dovuta;
- puoi detrarre l’IVA sugli acquisti nei limiti previsti;
- determini il reddito sulla base di ricavi/compensi e costi fiscalmente riconosciuti;
- paghi IRPEF progressiva e addizionali, se sei una persona fisica;
- aumentano registrazioni, liquidazioni e dichiarazioni periodiche.
Regime ordinario non significa automaticamente contabilità ordinaria
Un professionista che esce dal forfettario non entra automaticamente nella stessa contabilità utilizzata da una società di capitali. Analogamente, una ditta individuale può trovarsi in contabilità semplificata se rispetta le condizioni previste.
Per questo è più corretto parlare di tassazione ordinaria e poi verificare quale regime contabile si applica concretamente alla tua attività.
Per il confronto generale tra sistemi fiscali puoi consultare la guida sui regimi fiscali per Partita IVA.
IVA sulle fatture: è il primo cambiamento operativo
Nel regime ordinario devi verificare l’IVA applicabile a ogni operazione. Nelle operazioni imponibili interne l’IVA viene addebitata in fattura, incassata dal cliente e successivamente liquidata secondo le regole previste.
Al tempo stesso puoi detrarre l’IVA sugli acquisti quando ne ricorrono i presupposti. Questa possibilità può diventare importante se sostieni molti costi, investimenti o acquisti di beni e servizi.
Liquidazioni IVA: non sono sempre trimestrali
Il vecchio contenuto di questa pagina indicava il versamento IVA trimestrale come regola generale. È impreciso.
La liquidazione IVA può essere mensile oppure trimestrale per i contribuenti che possiedono i requisiti e optano per la periodicità trimestrale prevista. La frequenza effettiva dipende quindi dalla posizione del contribuente e non può essere stabilita solo dicendo “sono in regime ordinario”.
Comunicazioni periodiche e dichiarazione IVA
Con l’IVA ordinaria entrano in gioco anche gli adempimenti collegati alle liquidazioni periodiche e la dichiarazione annuale IVA, oltre agli eventuali versamenti a debito.
Questo è uno dei principali motivi per cui il passaggio dal forfettario richiede una gestione contabile più strutturata: non basta più conservare fatture e controllare gli incassi, ma occorre gestire anche la posizione IVA.
Fatturazione elettronica: resta obbligatoria
La fatturazione elettronica non nasce con il passaggio all’ordinario: oggi riguarda già anche i forfettari. Dopo il cambio di regime, però, cambiano i dati fiscali da indicare nelle fatture, in particolare regime fiscale, IVA, eventuali ritenute e Natura dell’operazione.
È quindi importante aggiornare software, anagrafica fiscale e modelli di fattura dal primo documento emesso nel nuovo regime.
Reddito imponibile: contano i costi reali
Nel forfettario i costi ordinari non vengono dedotti analiticamente: sono riconosciuti indirettamente attraverso il coefficiente di redditività. Nel regime ordinario o semplificato, invece, i costi fiscalmente ammessi possono ridurre il reddito imponibile secondo le regole previste.
Questo significa che il passaggio può essere più favorevole per chi sostiene costi elevati e documentabili, ma la convenienza dipende dalla situazione concreta e non soltanto dall’aliquota fiscale.
IRPEF 2026: 23%, 33% e 43%
Nel 2026, per le persone fisiche soggette a IRPEF ordinaria, gli scaglioni sono:
- 23% fino a 28.000 euro;
- 33% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro;
- 43% oltre 50.000 euro.
La legge di bilancio 2026 ha ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione. Il riferimento è l’articolo 1, comma 3, della legge 199/2025.
Addizionali regionali e comunali
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva sostituisce anche IRPEF e relative addizionali sul reddito forfettario. Nel regime ordinario tornano invece rilevanti anche le addizionali regionale e comunale, secondo le aliquote applicabili al contribuente.
Ritenute d’acconto: possono tornare rilevanti
Il professionista forfettario, in linea generale, non subisce la ritenuta d’acconto sui compensi secondo la disciplina del regime. Fuori dal forfettario, invece, le ritenute possono tornare applicabili quando il committente è sostituto d’imposta e l’operazione rientra nelle regole ordinarie.
Anche questo cambia il flusso finanziario: una parte del compenso può essere trattenuta dal cliente e successivamente scomputata in dichiarazione.
Devo aprire un conto corrente aziendale?
Non esiste un obbligo fiscale generale di aprire un conto “business” solo perché passi dal forfettario al regime ordinario, per un professionista o una ditta individuale persona fisica.
Un conto separato può però essere molto utile per distinguere incassi, spese, IVA e versamenti fiscali. Devi inoltre verificare che le condizioni contrattuali del conto utilizzato consentano l’uso professionale.
Per il tema specifico puoi consultare la guida sul conto corrente separato per Partita IVA.
Registri contabili e documentazione
Fuori dal forfettario aumenta la quantità di informazioni da registrare e riconciliare. A seconda della forma dell’attività e del regime contabile applicabile, possono diventare necessari registri IVA, registrazioni di acquisti e vendite, gestione dei cespiti, costi, incassi e pagamenti.
La contabilità deve consentire di ricostruire correttamente reddito, IVA e imposte dovute. La semplice conservazione delle fatture, sufficiente per molti aspetti nel forfettario, non basta più da sola.
Costi deducibili: serve documentazione coerente
Il fatto che il regime ordinario consenta di dedurre costi non significa che ogni spesa personale possa essere “scaricata”. Il costo deve rispettare i requisiti previsti dalla normativa: inerenza, documentazione, eventuali limiti di deducibilità e competenza/cassa secondo il tipo di attività.
Passaggio dal forfettario: attenzione anche all’IVA di rettifica
Il cambio di regime può comportare verifiche su beni, servizi e rimanenze collegati alla rettifica della detrazione IVA. Non è quindi sempre corretto limitarsi a “iniziare ad applicare IVA” dal 1° gennaio senza analizzare ciò che esisteva già alla fine dell’anno precedente.
Per la procedura completa puoi consultare la guida sul passaggio da forfettario a ordinario.
Acconti e liquidità: il passaggio cambia anche il calendario finanziario
Il passaggio al regime ordinario non cambia soltanto il modo in cui si calcolano le imposte: cambia anche il modo in cui devi programmare la liquidità. IVA, ritenute, saldo IRPEF, acconti e contributi possono avere scadenze diverse e generare uscite più distribuite durante l’anno.
Per questo è utile separare fin dall’inizio la parte degli incassi destinata a IVA e imposte, evitando di considerare come margine disponibile tutto ciò che entra sul conto. Un conto dedicato non è obbligatorio in via generale, ma un sottoconto o una gestione separata della liquidità può rendere molto più semplice evitare errori nei versamenti.
Checklist pratica del passaggio
- Verifica dal quale periodo d’imposta esci dal forfettario.
- Individua il regime contabile realmente applicabile.
- Aggiorna il regime fiscale nella fatturazione elettronica.
- Imposta correttamente IVA e periodicità delle liquidazioni.
- Organizza registri e documentazione dei costi.
- Verifica ritenute d’acconto e sostituti d’imposta.
- Stima IRPEF, addizionali e acconti.
- Valuta la rettifica IVA su beni e servizi esistenti al passaggio.
- Organizza un conto o sottoconto separato se utile alla gestione.
In sintesi
Passare dal forfettario al regime ordinario significa soprattutto gestire IVA, costi reali, IRPEF progressiva e più adempimenti contabili. Non significa automaticamente entrare in contabilità ordinaria né essere obbligati ad aprire un conto business dedicato.
Nel 2026 va inoltre aggiornato il calcolo IRPEF: il secondo scaglione è al 33%. Prima del cambio è utile preparare fatture, IVA, registrazioni e liquidità, così il passaggio non viene gestito soltanto a posteriori nella dichiarazione.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.