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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Dropshipping: forfettario o ordinario? Come confrontare i due regimi

Nel dropshipping non esiste un regime fiscale sempre migliore: la scelta tra forfettario e ordinario dipende soprattutto dal margine reale del negozio. Se sei il vero venditore dei beni, nel forfettario il commercio utilizza normalmente un coefficiente di redditività del 40%, quindi il Fisco considera imponibile il 40% dei ricavi e riconosce implicitamente costi pari al 60%.

Se i tuoi costi reali — fornitore, advertising, commissioni, resi, software, IVA indetraibile e oneri doganali — superano stabilmente quella quota, il regime ordinario merita un confronto serio. Se invece il margine è elevato e i costi reali sono contenuti, il forfettario può partire avvantaggiato. La decisione va fatta sui numeri del business, non sulla parola “dropshipping”.

Prima domanda: sei venditore o intermediario?

Il dropshipping descrive un modello logistico: il fornitore spedisce direttamente al cliente, ma questo non stabilisce automaticamente chi vende fiscalmente il bene.

  • Se il cliente acquista dal tuo store, tu incassi il prezzo e resti responsabile della vendita: normalmente sei il venditore.
  • Se metti soltanto in contatto cliente e fornitore e percepisci una commissione: puoi essere un intermediario o prestatore di servizi.

Questa distinzione cambia ATECO, coefficiente di redditività, IVA e analisi di convenienza.

ATECO 2025: il vecchio 47.91.10 non è più il codice automatico

Il vecchio contenuto indicava 47.91.10 come codice universale per qualsiasi commercio online. Con ATECO 2025 non è più corretto.

ISTAT ha superato la classificazione basata principalmente sul canale di vendita: nel commercio al dettaglio conta soprattutto quale prodotto vendi. Abbigliamento, cosmetici, elettronica, articoli per la casa e altre categorie utilizzano i rispettivi codici anche quando vengono venduti online.

La documentazione ufficiale è disponibile nella sezione ATECO 2025 di ISTAT.

Se sei venditore, il coefficiente forfettario è normalmente 40%

Per una vera attività di commercio al dettaglio, i codici commerciali rientrano normalmente nel coefficiente di redditività del 40%.

Con 50.000 euro di ricavi, quindi, il reddito forfettario lordo è normalmente 20.000 euro. I restanti 30.000 euro rappresentano la quota di costi riconosciuta implicitamente dal sistema, anche se i tuoi costi reali sono diversi.

Il punto di partenza: confronta i costi reali con il 60% implicito

Nel dropshipping commerciale il coefficiente del 40% equivale a riconoscere forfettariamente costi pari al 60% dei ricavi.

Questo non crea una soglia matematica perfetta di convenienza, perché cambiano anche IVA, IRPEF, detrazioni e contributi. Ma è il primo confronto utile.

  • Se con 50.000 euro di ricavi sostieni 20.000 euro di costi reali, il forfettario riconosce implicitamente più costi di quelli effettivi.
  • Se con gli stessi ricavi sostieni 38.000 euro di costi, il tuo margine reale è molto più basso del reddito fiscale presunto dal forfettario.

Quali costi pesano davvero nel dropshipping

Prima di scegliere il regime devi sommare almeno:

  • costo del prodotto pagato al fornitore;
  • advertising su Meta, Google, TikTok e altre piattaforme;
  • Shopify o altri software;
  • commissioni dei gateway di pagamento;
  • commissioni dei marketplace;
  • resi, rimborsi e chargeback;
  • assistenza clienti;
  • app, plugin e servizi esteri;
  • IVA e oneri legati alle importazioni;
  • commercialista e costi amministrativi.

Nel forfettario questi costi non vengono dedotti uno per uno. Nel regime ordinario, invece, i costi fiscalmente ammessi concorrono alla determinazione analitica del reddito.

IVA: nel dropshipping può cambiare molto il confronto

Il forfettario non addebita normalmente IVA nelle operazioni interne ma non detrae l’IVA sugli acquisti. In un business con molti costi e fornitori esteri questa caratteristica può incidere in modo significativo sul margine reale.

Nel regime ordinario, invece, l’IVA sugli acquisti può essere detratta quando ne ricorrono i presupposti. Non significa che ogni IVA del dropshipping sia automaticamente recuperabile: territorialità, importazioni e vendite a distanza richiedono un’analisi specifica.

OSS e IOSS: il forfettario non elimina l’IVA europea

Vendere a consumatori in altri Paesi UE può far entrare in gioco le regole delle vendite a distanza e il sistema OSS. Se i beni vengono importati da Paesi extra-UE direttamente verso consumatori europei, può diventare rilevante anche l’IOSS per le operazioni ammesse.

La Commissione europea ricorda che l’OSS permette di dichiarare e versare in un unico Stato membro l’IVA dovuta su determinate vendite B2C transfrontaliere, mentre l’IOSS riguarda le vendite a distanza di beni importati nei casi previsti.

La fonte ufficiale è la pagina della Commissione europea sul VAT One Stop Shop.

Dal 1° luglio 2026 anche i piccoli pacchi extra-UE hanno un nuovo costo doganale

Per i dropshipper che fanno spedire beni da Paesi extra-UE è importante anche una novità del 2026: dal 1° luglio 2026 è stata abolita l’esenzione dai dazi per le spedizioni fino a 150 euro e, per le vendite a distanza di beni importati entro tale valore, è stato introdotto un dazio forfettario temporaneo di 3 euro per articolo secondo le nuove regole UE.

Questo costo può sembrare piccolo, ma su prodotti economici e ordini con margine ridotto può modificare sensibilmente la redditività. È quindi un elemento da inserire nel business plan prima di confrontare forfettario e ordinario.

Regime ordinario: come viene tassato il reddito nel 2026

Per una persona fisica in tassazione ordinaria il reddito d’impresa viene determinato secondo le regole fiscali applicabili, tenendo conto dei costi deducibili. Sul reddito complessivo si applica poi l’IRPEF progressiva.

  • 23% fino a 28.000 euro;
  • 33% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro;
  • 43% oltre 50.000 euro.

Il secondo scaglione è sceso al 33% dal 2026. Oltre all’IRPEF vanno considerate le addizionali e gli altri adempimenti del regime.

Forfettario: 5% o 15% non è automatico

Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta soltanto se possiedi i requisiti specifici previsti per una nuova attività.

Aprire per la prima volta uno store dropshipping non garantisce quindi automaticamente il 5%: vanno controllati attività precedenti, mera prosecuzione e tutti gli altri requisiti.

INPS Commercianti: il costo esiste in entrambi i regimi

Se il dropshipping è una vera attività commerciale e ricorrono i presupposti dell’iscrizione, la Gestione Commercianti INPS resta un costo da considerare sia nel forfettario sia nell’ordinario.

Il forfettario può permettere, quando ne ricorrono le condizioni, di richiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. Questa riduzione non è automatica e va valutata anche per i suoi effetti previdenziali.

Esempio A: ricavi 50.000 euro e costi reali 20.000

Se sei un vero commerciante e hai 50.000 euro di ricavi, il forfettario con coefficiente 40% determina un reddito lordo di 20.000 euro prima della deduzione dei contributi obbligatori.

Se i costi reali sono soltanto 20.000 euro, il margine economico è 30.000 euro: il reddito fiscale forfettario è quindi più basso del margine effettivo. In questo scenario il forfettario merita attenzione, ma vanno comunque aggiunti INPS, IVA estera e tutti gli altri effetti.

Esempio B: ricavi 50.000 euro e costi reali 38.000

Se con gli stessi 50.000 euro di ricavi spendi 38.000 euro tra fornitore, advertising, commissioni, resi e software, il margine economico è soltanto 12.000 euro.

Nel forfettario il reddito lordo fiscale resterebbe comunque 20.000 euro. In questo caso il regime ordinario merita una simulazione approfondita perché può riconoscere analiticamente costi che il forfettario presume soltanto.

Quando il forfettario tende a essere più interessante

  • margine elevato rispetto al fatturato;
  • costi reali inferiori alla quota implicita del 60%;
  • advertising sotto controllo;
  • pochi resi e chargeback;
  • operatività IVA internazionale semplice;
  • possibilità di utilizzare l’agevolazione contributiva INPS, se spettante;
  • valore attribuito alla semplicità amministrativa.

Quando l’ordinario merita un confronto serio

  • costo dei prodotti molto alto;
  • advertising assorbe una quota importante dei ricavi;
  • forte incidenza di resi e commissioni;
  • IVA sugli acquisti rilevante;
  • margini reali inferiori al 40% dei ricavi;
  • investimenti e costi documentabili elevati;
  • operazioni UE/extra-UE complesse che richiedono una gestione IVA strutturata.

Il dropshipping non modifica da solo la scelta del regime

Il modello dropshipping evita il magazzino fisico presso il venditore, ma non elimina i costi né semplifica automaticamente la fiscalità. Due store con lo stesso fatturato possono avere margini completamente diversi in base a prodotto, fornitore, advertising, Paese di spedizione e percentuale di resi.

Per il quadro fiscale completo del modello puoi consultare la guida sul dropshipping nel regime forfettario e quella sull’apertura della Partita IVA dropshipping.

Checklist prima di scegliere

  1. Definisci se sei venditore o intermediario.
  2. Individua l’ATECO 2025 in base ai prodotti o al servizio reale.
  3. Calcola il margine lordo dopo il costo del fornitore.
  4. Aggiungi advertising, commissioni, resi, software e chargeback.
  5. Valuta IVA, OSS/IOSS e Paese da cui parte la merce.
  6. Considera contributi INPS nei due regimi.
  7. Simula imposte e cash flow almeno su tre livelli di fatturato.
  8. Non scegliere sulla sola aliquota 5%/15% o sul solo fatto di non avere magazzino.

In sintesi

Nel dropshipping il forfettario tende a essere più interessante quando il margine reale è alto e i costi effettivi restano sotto la quota implicita riconosciuta dal coefficiente del commercio. L’ordinario merita invece un confronto quando fornitore, advertising, resi e IVA assorbono una parte elevata dei ricavi.

Prima di confrontare le tasse devi però stabilire se sei davvero il venditore, scegliere l’ATECO 2025 corretto e ricostruire il flusso IVA delle merci. Nel dropshipping la fiscalità dipende molto più dalla struttura concreta della vendita che dal fatto che il fornitore spedisca direttamente al cliente.

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