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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Acconti quando passi dal forfettario all’ordinario: cosa pagare

Se passi dal regime forfettario all’ordinario dal 1° gennaio, non devi versare automaticamente gli acconti dell’imposta sostitutiva come se restassi nel forfettario. Se è ragionevole prevedere che nell’anno in corso non maturerà più imposta sostitutiva, il metodo previsionale può consentire di ridurre o azzerare quell’acconto; l’eventuale acconto IRPEF va invece verificato separatamente, perché dipende dall’IRPEF che si prevede effettivamente dovuta e dagli altri redditi posseduti.

Il punto che crea confusione è che il metodo storico “guarda indietro”: l’ultima dichiarazione può mostrare un’imposta sostitutiva dovuta quando eri ancora forfettario e quindi generare un acconto con i codici 1790 e 1791. Ma se dal 1° gennaio sei già in ordinario, l’attività dell’anno corrente sarà tassata con IRPEF. Per questo bisogna distinguere metodo storico, metodo previsionale e uscita immediata dal forfettario oltre 100.000 euro, che è un caso diverso.

Cosa succede agli acconti quando esci dal forfettario

Nel regime forfettario il reddito dell’attività è assoggettato a imposta sostitutiva del 5% o del 15%. Nel regime ordinario, invece, il reddito professionale o d’impresa entra nel calcolo dell’IRPEF, insieme agli eventuali altri redditi soggetti alla stessa imposta.

Quando il cambio di regime decorre dal 1° gennaio, quindi, nell’anno corrente non stai più producendo reddito da assoggettare all’imposta sostitutiva del forfettario. La questione degli acconti nasce perché la dichiarazione presentata nello stesso anno riguarda ancora il periodo precedente, nel quale eri forfettario.

  • il saldo dell’imposta sostitutiva relativo all’ultimo anno forfettario resta dovuto;
  • l’acconto dell’imposta sostitutiva per l’anno ormai ordinario va valutato tenendo conto del cambio di regime;
  • l’acconto IRPEF non è automaticamente uguale all’acconto forfettario e va calcolato sulla posizione IRPEF complessiva;
  • gli acconti previdenziali seguono regole proprie e non scompaiono solo perché cambia il regime fiscale.

Metodo storico e metodo previsionale: perché fanno la differenza

Con il metodo storico l’acconto viene determinato sulla base dell’imposta risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente. Se l’anno precedente eri forfettario, il dato storico è quindi l’imposta sostitutiva.

Con il metodo previsionale, invece, l’acconto viene commisurato all’imposta che si prevede di dovere per l’anno in corso. Se dal 1° gennaio sei in ordinario e non maturerai più imposta sostitutiva sul reddito dell’attività, questa previsione può portare a ridurre fino a zero l’acconto della sostitutiva.

Il metodo previsionale non è però una rinuncia “libera” all’acconto: deve poggiare su una previsione corretta. Se l’importo versato risulta inferiore a quello che sarebbe stato effettivamente dovuto, possono applicarsi sanzioni e interessi. Per questo il cambio di regime va verificato prima di modificare l’F24 predisposto con il metodo storico.

Esempio: forfettario l’anno scorso, ordinario quest’anno

Riprendiamo il caso tipico della domanda. Un professionista è stato in regime forfettario nel 2025 e dal 1° gennaio 2026 è passato al regime ordinario. Nel 2026 presenta la dichiarazione relativa al 2025.

  • Il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 va pagato normalmente.
  • Il calcolo storico può far comparire anche un acconto dell’imposta sostitutiva 2026.
  • Poiché nel 2026 l’attività è interamente in regime ordinario, il professionista può valutare il metodo previsionale sulla sostitutiva tenendo conto che per l’attività non maturerà più quella imposta.
  • L’IRPEF 2026 sarà invece determinata nella dichiarazione presentata nel 2027 sul reddito ordinario prodotto nel 2026, al netto delle ritenute e degli altri elementi che concorrono al calcolo.

Il risultato pratico è che il primo anno ordinario può sembrare “leggero” sugli acconti, ma l’anno successivo può diventare più impegnativo: si può trovare insieme il saldo IRPEF del primo anno ordinario e l’acconto IRPEF per l’anno successivo. È quindi importante accantonare liquidità anche quando l’F24 del primo anno di passaggio è più basso del previsto.

Nel primo anno ordinario devi pagare per forza un acconto IRPEF?

No, non per il solo fatto di essere passato all’ordinario. L’acconto IRPEF deve essere verificato sulla posizione complessiva del contribuente. Se nell’anno precedente il reddito dell’attività era tassato con imposta sostitutiva e non esisteva una corrispondente IRPEF storica sull’attività, non nasce automaticamente un acconto IRPEF dello stesso importo.

La situazione cambia se possiedi altri redditi soggetti a IRPEF — per esempio lavoro dipendente, pensione, locazioni non in cedolare o altri redditi — dai quali emerge un’imposta che genera acconti. Per questo non bisogna trasformare la regola “esco dal forfettario” in “non pago nessun acconto”: vanno separati i diversi tributi.

Se hai già versato l’acconto forfettario, lo perdi?

No. Gli acconti dell’imposta sostitutiva già versati non diventano automaticamente un costo perso. Le istruzioni del modello Redditi prevedono il coordinamento degli acconti già pagati con la determinazione dell’IRPEF: il quadro RN dell’Agenzia delle Entrate tiene conto, nel calcolo dell’imposta a debito o a credito, anche degli acconti già versati.

La collocazione esatta nel modello e la colonna da utilizzare vanno sempre controllate nelle istruzioni dell’anno di dichiarazione, perché la modulistica può cambiare. Il principio operativo, però, è importante: prima di pagare un acconto della sostitutiva solo perché compare dal metodo storico, conviene verificare se sia davvero necessario oppure se sia preferibile utilizzare correttamente il metodo previsionale.

Uscita oltre 100.000 euro in corso d’anno: è un caso diverso

Non va confuso il passaggio all’ordinario dal 1° gennaio con l’uscita immediata dal forfettario perché durante l’anno vengono superati 100.000 euro di ricavi o compensi percepiti. In quest’ultimo caso il regime cessa nello stesso anno e il reddito dell’intero periodo viene rideterminato con le regole ordinarie.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 32/E del 5 dicembre 2023, dedicata proprio al superamento dei 100.000 euro, chiarisce che nel caso di fuoriuscita immediata gli acconti della sostitutiva determinati con il metodo storico vengono versati con i relativi codici tributo e poi si determina l’IRPEF effettivamente dovuta a saldo. Questa indicazione riguarda però quella specifica fuoriuscita in corso d’anno e non deve essere estesa automaticamente a chi è già ordinario dal 1° gennaio.

Per le differenze tra soglia di 85.000 euro, 100.000 euro e decorrenza dell’uscita puoi approfondire nella guida su come si pagano le tasse dopo il superamento delle soglie del forfettario.

Quali codici tributo usa il forfettario per gli acconti

L’Agenzia delle Entrate identifica i versamenti dell’imposta sostitutiva con codici distinti. Nel suo scadenzario fiscale sono indicati, tra gli altri:

  • 1790: primo acconto dell’imposta sostitutiva;
  • 1791: secondo acconto o acconto in unica soluzione;
  • 1792: saldo dell’imposta sostitutiva.

Il fatto che un codice tributo sia presente nel calcolo storico non significa, da solo, che l’importo non possa essere rideterminato con il metodo previsionale. Prima del versamento bisogna verificare quale imposta è attesa per l’anno cui l’acconto si riferisce.

Acconti INPS o Cassa professionale: il cambio fiscale non li annulla

Il passaggio dal forfettario all’ordinario modifica il modo in cui viene calcolata l’imposta sul reddito, ma non cancella automaticamente l’iscrizione previdenziale. Un professionista in Gestione Separata, un artigiano o commerciante INPS oppure un professionista iscritto a una Cassa continua a seguire le regole della propria gestione.

Perciò è possibile che l’acconto dell’imposta sostitutiva venga ridotto per effetto del cambio di regime mentre restino dovuti acconti o rate previdenziali. Imposte e contributi devono essere controllati separatamente.

Quanto si paga: non esiste una percentuale unica del passaggio

Alla domanda “in quale percentuale devo pagare gli acconti?” non si può rispondere con una percentuale unica valida per tutti. Prima bisogna stabilire quale imposta genera l’acconto e con quale metodo viene calcolato.

  • Se usi il metodo storico, il riferimento è l’imposta dell’anno precedente secondo le regole applicabili al tuo caso.
  • Se usi il metodo previsionale, il riferimento è l’imposta che prevedi effettivamente per l’anno in corso.
  • La ripartizione tra prima e seconda rata dipende dalle regole applicabili al contribuente e va verificata sul modello e sulle istruzioni dell’anno.

Per il solo secondo acconto del forfettario, con codici e modalità di calcolo, puoi consultare anche la guida dedicata al secondo acconto dell’imposta sostitutiva.

Cosa controllare prima di pagare l’F24

  • da quale data sei effettivamente uscito dal regime forfettario;
  • se l’uscita decorre dal 1° gennaio oppure è avvenuta durante l’anno per superamento di 100.000 euro;
  • saldo dell’ultimo anno forfettario risultante dal quadro LM;
  • eventuali acconti della sostitutiva già versati;
  • presenza di altri redditi che possono generare IRPEF e relativi acconti;
  • convenienza e correttezza del metodo previsionale;
  • acconti INPS o della Cassa professionale separatamente dalle imposte.

Per gli altri aspetti del cambio — IVA, fatture, costi, ritenute e rettifiche — resta distinta la guida generale sul passaggio dal forfettario all’ordinario.

Domande frequenti

Se dal 1° gennaio sono ordinario devo pagare il secondo acconto del forfettario?

Non va pagato automaticamente solo perché risulta dal metodo storico. Se per l’anno in corso non maturerà imposta sostitutiva, può essere valutato il metodo previsionale per ridurre o azzerare l’acconto, verificando attentamente che la previsione sia corretta.

Il saldo dell’ultimo anno forfettario resta dovuto?

Sì. Il cambio di regime riguarda l’anno corrente e non elimina l’imposta sostitutiva già maturata nell’ultimo anno in cui eri forfettario.

Se ho già pagato il codice 1790 posso recuperarlo?

Sì, l’acconto già versato deve essere coordinato con la dichiarazione e con l’IRPEF dovuta. La modalità esatta va verificata nelle istruzioni del modello Redditi relativo all’anno interessato.

Il passaggio all’ordinario elimina anche gli acconti INPS?

No. La previdenza segue regole proprie: il cambio di regime fiscale non fa cessare automaticamente Gestione Separata, Artigiani/Commercianti o Cassa professionale.

Fonti ufficiali

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