Nel regime forfettario i contributi previdenziali si calcolano in modo diverso secondo la gestione di appartenenza e si versano con scadenze diverse da quelle dell’imposta sostitutiva. Per il 2026 la Gestione Separata INPS dei professionisti senza altre coperture obbligatorie prevede ordinariamente un’aliquota complessiva del 26,07% sul reddito professionale imponibile previdenziale, senza un contributo fisso annuale. I titolari Artigiani e Commercianti che devono essere iscritti pagano invece un minimo annuale, più eventuali contributi calcolati sul reddito eccedente il minimale. I contributi obbligatori effettivamente pagati, se deducibili, riducono il reddito su cui si applica l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%.
Esempio immediato: con 20.000 € incassati e coefficiente di redditività del 78%, un professionista in Gestione Separata senza altra copertura ottiene un reddito previdenziale di riferimento di 15.600 €: applicando il 26,07% risultano 4.066,92 € di contributi teorici per quell’anno. Un artigiano iscritto per l’intero 2026 senza agevolazioni paga invece almeno 4.521,36 €, un commerciante 4.611,64 €, salvo condizioni particolari. Contributi maturati, F24 effettivamente pagati e deduzione fiscale non coincidono automaticamente.
Questa guida è dedicata soprattutto a quanto paghi, quando versi, come distingui saldo e acconti e come deduci i contributi nel quadro LM. Se devi ancora stabilire a quale gestione previdenziale appartiene la tua attività, usa prima INPS nel regime forfettario: Gestione Separata, Artigiani, Commercianti e casse. La scelta della gestione non deriva soltanto dall’ATECO e non può essere fatta scegliendo l’aliquota più conveniente.
Quali contributi devi pagare nel forfettario nel 2026?
Per quantificare la contribuzione devi conoscere almeno tipo di attività, gestione previdenziale, reddito rilevante, periodo d’iscrizione e coperture presso altri enti. Il regime forfettario determina convenzionalmente il reddito con il coefficiente previsto per l’attività, ma non sostituisce la previdenza obbligatoria. Per esempio, un professionista senza cassa normalmente paga contributi proporzionali, mentre un Commerciante può essere tenuto a pagare il minimale anche se per alcuni mesi non ha clienti.
| Gestione | Contributo ordinario 2026 | Regola principale |
|---|---|---|
| Separata INPS, professionista senza pensione o altre gestioni | 26,07% | Percentuale sul reddito contributivo; niente contributo minimo fisso da versare |
| Separata INPS, già pensionato o assicurato altrove | 24% se ricorrono le condizioni | Aliquota differente, da verificare per status e periodo |
| Artigiani, titolare ordinario per 12 mesi | Minimo 4.521,36 €; ordinaria 24% sull’eccedenza | Minimale di reddito 18.808 € |
| Commercianti, titolare ordinario per 12 mesi | Minimo 4.611,64 €; ordinaria 24,48% sull’eccedenza | Minimale di reddito 18.808 € |
| Casse professionali autonome | Variabile | Regolamento della cassa e profilo professionale |
Gli importi delle gestioni Artigiani e Commercianti provengono dalla circolare INPS 14/2026 e le aliquote della Separata dalla circolare INPS 8/2026. Si tratta di valori ordinari di riferimento, non di un preventivo individuale: minimi, massimali, agevolazioni, decorrenze e casi speciali possono modificare la cifra concreta.
Su quale reddito si calcolano i contributi?
Il reddito fiscale lordo del forfettario si ottiene applicando il coefficiente di redditività ai ricavi e compensi fiscalmente rilevanti. Una professione classificata nel gruppo al 78% con 20.000 euro di compensi produce un reddito convenzionale lordo di 15.600 euro, prima delle deduzioni ammesse. Per i contributi previdenziali, la base deve essere determinata con le regole specifiche della gestione, ma per il professionista forfettario la quota professionale convenzionale è generalmente il punto di partenza.
Non sottrarre subito i contributi dello stesso anno che devi ancora calcolare per poi applicare la percentuale INPS al risultato. La deduzione dei contributi obbligatori effettivamente versati riguarda la determinazione fiscale dell’imposta sostitutiva e non autorizza un doppio sconto previdenziale. Il corretto rapporto fra reddito contributivo e reddito fiscale va verificato nel quadro RR e nel quadro LM della dichiarazione.
Calcolo Gestione Separata 2026: esempio con 20.000 euro di incassi
Supponiamo un libero professionista senza altra gestione pensionistica obbligatoria, con un’attività al coefficiente del 78% e 20.000 euro di compensi fiscalmente rilevanti. Il reddito lordo convenzionale è 15.600 euro. All’aliquota ordinaria complessiva del 26,07%, la contribuzione previdenziale teorica riferita a tale reddito è 4.066,92 euro. Non c’è un minimale fisso annuo come nei sistemi Artigiani/Commercianti, anche se importi insufficienti possono incidere sui mesi di pensione accreditati.
| Passaggio | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Compensi professionali | Dato dell’esempio | 20.000 € |
| Reddito forfettario lordo | 20.000 × 78% | 15.600 € |
| Contributi teorici 2026 | 15.600 × 26,07% | 4.066,92 € |
Il calcolo illustra l’onere riferito al reddito di un anno, non il totale esatto degli F24 da versare nel 2026. Nello stesso anno potrebbero scadere il saldo sul reddito dell’anno precedente e acconti relativi all’anno corrente. Se la Partita IVA viene aperta nel 2026 senza precedenti redditi professionali, gli acconti calcolati con il metodo storico possono avere dinamiche differenti. Conta la dichiarazione e non una semplice moltiplicazione del fatturato sul conto corrente.
Quando pagare la Gestione Separata: saldo e acconti
Il professionista autonomo in Gestione Separata normalmente determina i contributi nella dichiarazione dei redditi, tramite la sezione pertinente del quadro RR, e versa con modello F24. Le scadenze ordinarie si coordinano con quelle dei versamenti fiscali: comunemente saldo e primo acconto nel periodo estivo dell’anno successivo, secondo acconto in autunno. I termini possono essere modificati da proroghe o slittamenti del calendario, perciò vanno verificati sull’anno specifico.
Se nel 2026 paghi il saldo relativo al 2025 e acconti riferiti al 2026, non considerarli tutti un costo previdenziale maturato esclusivamente nel 2026. Per la deduzione fiscale rileva inoltre il principio del pagamento effettivo nell’anno nei limiti previsti. Per il calendario specifico consulta scadenze del professionista forfettario e il calendario INPS aggiornato.
Calcolo Artigiani 2026: minimale e contributi sull’eccedenza
Per un titolare Artigiano ordinario iscritto per dodici mesi, l’INPS fissa nel 2026 un minimo di 4.521,36 euro su un reddito minimale di 18.808 euro. Se il reddito d’impresa rilevante supera la soglia, i contributi variabili vengono calcolati sulla parte eccedente secondo le aliquote applicabili, compresa quella ordinaria del 24% nelle fasce di riferimento. Il reddito minimo non è una soglia di fatturato: è una soglia della base previdenziale.
Se il reddito forfettario lordo di un’attività artigiana è di 20.100 euro, la differenza sul minimale è 1.292 euro. Nell’ipotesi ordinaria, la quota eccedente al 24% è 310,08 euro; sommata al minimo di 4.521,36 euro produce 4.831,44 euro di contributi teorici per il periodo annuale pieno. Aliquote maggiorate nei redditi elevati, agevolazioni, iscrizioni parziali e situazioni speciali richiedono verifiche specifiche.
Calcolo Commercianti 2026: minimo e aliquota 24,48%
Per un Commerciante ordinario iscritto dodici mesi il minimo 2026 è 4.611,64 euro, con lo stesso minimale reddituale di 18.808 euro. L’aliquota ordinaria è 24,48% nelle fasce previste, comprendendo la quota aggiuntiva per l’indennizzo di cessazione dell’attività commerciale. Anche una attività con reddito convenzionale inferiore a 18.808 euro può essere tenuta al pagamento dell’intero minimo, salvo le regole per durata, agevolazioni o posizione non dovuta.
Non dedurre che un e-commerce da 20.000 euro incassati debba automaticamente pagare la percentuale sui 20.000 euro: occorre prima calcolare il reddito convenzionale della categoria. Se per esempio il coefficiente fiscale pertinente è il 40%, 20.000 euro di ricavi producono 8.000 euro di reddito lordo, sotto il minimale INPS del Commerciante ordinario. In quella situazione, se l’iscrizione sussiste per tutto l’anno, il minimo può essere l’onere previdenziale principale.
Verifica personalizzata: l’INPS mette a disposizione il simulatore ufficiale dei contributi Artigiani e Commercianti, pubblicato il 3 luglio 2026. Puoi confrontare la stima con le tue caratteristiche e le eventuali agevolazioni; per conoscere importi e rate effettivamente da versare fai comunque riferimento al Cassetto previdenziale e agli avvisi INPS della tua posizione.
Quando si versano i quattro contributi fissi Artigiani e Commercianti?
I contributi sul minimale, quando dovuti per una posizione Artigiani/Commercianti, sono versati normalmente in quattro rate annuali mediante F24. La distribuzione ordinaria dei versamenti prevede scadenze nei mesi di maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo, con i consueti adattamenti quando la data ricade in un giorno non lavorativo e con possibili disposizioni particolari. L’importo concreto delle rate dipende dalla posizione, dai mesi assicurati e dalle eventuali riduzioni.
Non compilare gli F24 copiando un calendario del 2025. L’INPS rende disponibili gli importi dovuti nel Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti e indica le scadenze nella propria circolare annuale. I contributi a percentuale sulla parte eccedente il minimale seguono invece i termini previsti per saldo e acconti. Consulta scadenze contributi fissi INPS 2026 per i dettagli.
Quali contributi posso dedurre dal reddito forfettario?
La deduzione fiscale riguarda i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati, secondo le disposizioni del regime e i limiti applicabili. Il reddito sul quale si calcola l’imposta sostitutiva del 5% o del 15% si ottiene sottraendo quei contributi dal reddito convenzionale, cioè ricavi per coefficiente fiscale. Non puoi aggiungere alla deduzione tutte le spese ordinarie dell’attività, perché nel forfettario sono già rappresentate dal coefficiente.
La guida dell’Agenzia delle Entrate relativa ai contributi previdenziali indica il rigo LM35 per i contributi afferenti all’attività forfettaria; gli eventuali contributi che non trovano capienza seguono le regole pertinenti e possono interessare il quadro RP. Il principio è diverso da una detrazione diretta dall’imposta finale: un contributo di 1.000 euro deducibile non riduce di 1.000 euro l’imposta sostitutiva, ma la base su cui l’imposta viene applicata.
La deduzione vale sui contributi maturati o su quelli pagati?
Nel regime forfettario conta il versamento effettivo dei contributi previdenziali obbligatori deducibili nell’anno d’imposta. Se una rata relativa al 2025 viene pagata nel 2026, deve essere esaminata nella dichiarazione relativa al periodo in cui è stata effettivamente versata, alle condizioni pertinenti. Viceversa una somma soltanto calcolata nel 2026 e pagata nel 2027 non si sottrae automaticamente dal reddito fiscale 2026.
Questa distinzione è una delle cause più comuni di errore negli esempi online. Dire «sottrai i contributi dell’anno precedente» è impreciso: bisogna indicare i contributi pagati nell’anno fiscale e verificarne la pertinenza. La dichiarazione deve distinguere reddito lordo forfettario, contributi deducibili e base dell’imposta sostitutiva, evitando duplicazioni e incongruenze con il quadro RR.
Un esempio completo: reddito di 15.600 euro e contributi pagati di 4.000 euro
Immagina un professionista con 20.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, per un reddito lordo di 15.600 euro. Supponiamo che 4.000 euro di contributi obbligatori pertinenti siano stati effettivamente pagati e siano integralmente deducibili nell’anno della dichiarazione. La base fiscale dell’imposta sostitutiva diventa 11.600 euro. L’imposta ordinaria al 15% è 1.740 euro; quella al 5%, se il beneficio spetta, è 580 euro.
| Passaggio | 15% ordinario | 5%, se spettante |
|---|---|---|
| Reddito lordo convenzionale | 15.600 € | 15.600 € |
| Contributi pagati/deducibili nell’ipotesi | −4.000 € | −4.000 € |
| Base fiscale | 11.600 € | 11.600 € |
| Imposta teorica | 1.740 € | 580 € |
Se invece nessun contributo deducibile fosse stato pagato nell’anno, la base teorica non sarebbe 11.600 ma 15.600 euro, con imposta al 15% di 2.340 euro. Non si devono sommare i due scenari: servono a mostrare come il calendario effettivo dei versamenti influisca sulla dichiarazione fiscale.
Come compilare quadro RR e quadro LM senza confondere le basi
Il quadro RR riguarda i contributi previdenziali determinati attraverso la dichiarazione, secondo le sezioni della gestione INPS interessata. Il quadro LM riguarda invece la determinazione del reddito forfettario, i contributi obbligatori fiscalmente deducibili e l’imposta sostitutiva. La stessa persona può dover compilare entrambi, ma non significa che le due basi siano sempre identiche al centesimo.
In pratica: prima verifica il reddito previdenziale e l’obbligo contributivo secondo le norme INPS; poi considera i contributi obbligatori effettivamente versati e deducibili nel quadro LM per determinare l’imposta fiscale. Se il software precompila importi non coerenti, confronta F24 e cassetto previdenziale prima di confermare la dichiarazione. Se i contributi superano la capienza del reddito forfettario, controlla il trattamento della parte eccedente secondo le istruzioni fiscali dell’anno.
Riduzione del 35%: a quali contributi si applica?
Nel forfettario chi è correttamente iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti può, quando ne sussistono i requisiti, accedere al regime contributivo agevolato con riduzione del 35%, sia sulla contribuzione dovuta sul minimale sia sulla quota a percentuale nei termini previsti. Occorre seguire la procedura INPS e le scadenze della domanda. Il beneficio non si applica indistintamente alla Gestione Separata dei professionisti né alle casse autonome.
Se il minimo ordinario Artigiani del 2026 fosse di 4.521,36 euro per una posizione annuale completa, il 65% aritmetico corrisponde a 2.938,88 euro. Per il pagamento concreto bisogna però considerare quali componenti siano effettivamente riducibili, i mesi di iscrizione, l’eventuale domanda e i calcoli ufficiali INPS. Riducendo la contribuzione, l’accredito pensionistico può risultare proporzionalmente diverso, perciò non è una scelta priva di conseguenze. Vedi riduzione INPS 35%: domanda ed effetti pensionistici.
Riduzione del 50% per i nuovi iscritti: attenzione all’anno 2025
Il beneficio straordinario del 50% per 36 mesi introdotto dalla legge di bilancio 2025 riguarda l’avvio di attività e la prima iscrizione nel corso del 2025 alle gestioni speciali Artigiani e Commercianti, secondo le condizioni specificate nella circolare INPS 83/2025. La misura è incompatibile con altre riduzioni di aliquota come quella previdenziale forfettaria del 35%.
Il beneficio può proseguire nel 2026 per chi lo aveva acquisito legittimamente avviando l’attività nel 2025, ma non va promesso automaticamente a chi apre e si iscrive per la prima volta nel 2026. Controlla le norme e le comunicazioni INPS ufficiali prima di usare percentuali di riduzione in una simulazione. Inoltre alcune componenti aggiuntive, come maternità e indennizzo dei Commercianti, non vengono ridotte nello stesso modo dell’IVS.
Come cambia l’accredito pensionistico con la riduzione contributiva?
La riduzione del 35% può comportare un versamento previdenziale inferiore al minimo necessario per accreditare un intero anno. Non è quindi corretto affermare che pagare il 65% dia sempre gli stessi dodici mesi di contribuzione di una posizione ordinaria. Occorre considerare il reddito minimale, gli importi concretamente versati e le regole di accredito della gestione, oltre agli eventuali versamenti volontari e alla situazione assicurativa personale.
La valutazione va effettuata sull’estratto conto contributivo e sui dati INPS, non soltanto sul risparmio di F24. La guida riduzione del 35% e pensione: cosa cambia approfondisce gli effetti nel tempo. Anche un professionista in Gestione Separata senza contributi minimi fissi può vedersi accreditare un numero di mesi inferiore all’intero anno se versa poco.
Se apro la Partita IVA a ottobre, devo pagare tutti i minimi annuali?
La contribuzione minima delle gestioni Artigiani e Commercianti deve essere valutata in relazione ai mesi effettivi di iscrizione e alle regole di decorrenza. Non è corretto prendere il minimo annuale di una posizione attiva dodici mesi e considerarlo automaticamente dovuto per una attività aperta soltanto a ottobre. Ma non è neppure corretto concludere che nel primo anno non si paghi alcun contributo: conta la data effettiva di inizio dell’obbligo.
Le modalità di iscrizione, il Cassetto previdenziale e le relative comunicazioni INPS permettono di ricostruire gli importi. Per il libero professionista in Gestione Separata vale invece il criterio del reddito previdenziale, senza minimo fisso annuale da riproporzionare, ferma la disciplina dell’accredito ai fini pensionistici.
Con lavoro dipendente pago un secondo contributo?
Per un professionista con una seconda attività autonoma soggetta alla Gestione Separata, l’esistenza di altra copertura pensionistica obbligatoria può comportare l’aliquota specifica del 24% anziché quella ordinaria completa, se ricorrono le condizioni. Non significa un’esenzione generalizzata. Per chi svolge invece un’impresa commerciale o artigiana, il rapporto dipendente incide sulla valutazione di abitualità e prevalenza dell’attività imprenditoriale, e deve essere verificato caso per caso.
Il regime fiscale forfettario ha inoltre proprie cause ostative legate a redditi da lavoro dipendente, diverse dal test INPS. Una persona può soddisfare i requisiti fiscali e dover comunque contribuire, oppure avere una posizione previdenziale particolare da determinare prima di calcolare le tasse. Vedi guida principale alla scelta della gestione INPS.
Se ho due codici ATECO pago due contributi minimi?
Non per il solo numero di codici ATECO. Il soggetto che svolge più attività della stessa natura imprenditoriale può avere una posizione contributiva con regole proprie, mentre una vera professione autonoma e una impresa separata possono comportare contribuzione in due gestioni quando ricorrono autonomamente i presupposti. Non si devono dunque sommare a caso un minimo Artigiani e un minimo Commercianti, né sostenere che una iscrizione commerciale elimini per definizione la Gestione Separata professionale.
La distinzione previdenziale è spiegata dalla circolare INPS 78/2013. Prima di calcolare i contributi separa effettive attività, redditi, organizzazione e periodi di iscrizione.
Che cosa succede se pago INPS in ritardo?
Il mancato o tardivo versamento dei contributi può comportare sanzioni civili, interessi e azioni di recupero secondo le norme previdenziali applicabili, oltre a possibili conseguenze sull’accredito pensionistico o sulla regolarità contributiva. Una fattura pagata tardi dal cliente non sposta automaticamente la scadenza INPS già dovuta: devi verificare la natura del debito e le regole della gestione.
Se ti accorgi di una rata non pagata, controlla il Cassetto previdenziale e la posizione debitoria, senza inventare codici F24 o applicare formule di ravvedimento tributario a obblighi previdenziali che seguono discipline diverse. Quando la dichiarazione o il quadro RR contiene un errore, può essere necessario correggere anche la dichiarazione, non soltanto il pagamento.
Checklist prima di predisporre gli F24 dei contributi
- Verifica la gestione INPS effettivamente dovuta e le eventuali casse professionali separate.
- Determina i compensi o ricavi fiscalmente rilevanti del periodo.
- Applica il coefficiente di redditività corretto al gruppo ATECO dell’attività.
- Per la Gestione Separata verifica aliquota 26,07% o altra aliquota pertinente, status e massimali.
- Per Artigiani e Commercianti controlla minimale 18.808 euro, contributi fissi e reddito eccedente.
- Considera eventuali riduzioni contributive legittime e periodi di iscrizione inferiori all’anno.
- Controlla nel cassetto INPS il modello F24 e i dati aggiornati, senza copiare annualità precedenti.
- Distinguì contributi sul minimale, saldo, primo e secondo acconto.
- Conserva le ricevute dei pagamenti effettivamente eseguiti.
- Usa nel quadro LM solo contributi obbligatori versati e deducibili nell’anno pertinente.
- Riconcilia i dati del quadro RR e le eventuali dichiarazioni integrative.
- Calcola separatamente l’imposta sostitutiva e gli acconti fiscali.
Domande frequenti sui contributi previdenziali nel forfettario
I contributi INPS si calcolano sul fatturato oppure sul reddito?
Si calcolano sulla base previdenziale della gestione, che nel forfettario richiede in generale il reddito convenzionale per attività; per Artigiani e Commercianti operano anche il minimale e le regole sulle fasce. Non applicare la percentuale indiscriminatamente agli incassi lordi.
Il professionista in Gestione Separata paga quattro rate minime?
No. Il libero professionista in Gestione Separata non ha un minimo fisso annuale da pagare in quattro rate come nelle gestioni Artigiani e Commercianti; versa di norma tramite saldo e acconti in funzione del reddito.
Se non incasso niente come Commerciante devo pagare INPS?
Se sussistono i presupposti di iscrizione per tutto l’anno, il minimo può essere dovuto anche in assenza di reddito sufficiente, salvo agevolazioni e altre condizioni specifiche.
Nel 2026 quanto costa la Gestione Artigiani?
Il minimo ordinario di un titolare iscritto dodici mesi è 4.521,36 euro, oltre a eventuali contributi sul reddito eccedente il minimale e fatte salve agevolazioni e casi speciali.
Quanto costa la Gestione Commercianti nel 2026?
Il minimo ordinario del titolare per dodici mesi è 4.611,64 euro. L’aliquota ordinaria sulla quota eccedente nelle fasce applicabili è del 24,48%.
Posso dedurre la benzina o i costi del software oltre ai contributi?
Nel forfettario i costi professionali ordinari sono normalmente assorbiti dal coefficiente di redditività; i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e fiscalmente deducibili seguono una regola distinta.
Il 35% di sconto INPS vale per la Gestione Separata?
No. Riguarda le gestioni Artigiani e Commercianti nelle condizioni previste e non costituisce un regime di riduzione generalizzato per i professionisti senza cassa.
Se pago contributi nel 2027 posso dedurli nella dichiarazione del 2026?
Per la deduzione nel forfettario rileva in genere il versamento effettivo nell’anno fiscale. Contributi pagati nel 2027 non si sottraggono automaticamente dalla base fiscale 2026 soltanto perché riferiti a redditi precedenti.
La riduzione del 50% vale per chi apre nel 2026?
La misura verificata dall’INPS riguardava le prime iscrizioni accompagnate dall’avvio dell’attività nel 2025, con effetti fino a 36 mesi. Non va trattata senza ulteriori fonti come prorogata automaticamente agli avvii 2026.
Conclusione: contributi, versamenti e deduzione fiscale sono tre calcoli diversi
Nel forfettario non basta conoscere l’aliquota dell’imposta del 5% o del 15% per sapere quanto pagherai complessivamente. Devi determinare i contributi della gestione giusta, programmare minimi o saldo/acconti e conservare prova degli importi obbligatori effettivamente versati per la deduzione nel quadro LM. Nel 2026 le gestioni Artigiani e Commercianti applicano un reddito minimale di 18.808 euro con minimi ordinari distinti; la Gestione Separata professionale opera in modo proporzionale. Per decidere l’iscrizione corretta prima di calcolare i versamenti, utilizza la guida principale dedicata all’INPS nel forfettario.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
