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Regime Forfettario

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Cassa previdenziale e regime forfettario 2026: contributi, reddito e deducibilità

Casse professionali e regime forfettario: la nostra guida completa

La Cassa previdenziale nel regime forfettario incide sia sulla fattura sia sul calcolo del reddito imponibile. Per i professionisti iscritti obbligatoriamente a una Cassa professionale, i contributi addebitati al committente in fattura sono esclusi dai componenti positivi utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per la precompilazione del quadro LM. È una regola diversa da quella della rivalsa INPS del 4% applicata dai professionisti iscritti alla Gestione Separata, che invece concorre normalmente ai compensi.

Un secondo punto è altrettanto importante: i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e riferibili all’attività in regime forfettario si deducono dal reddito determinato con il coefficiente di redditività prima di applicare l’imposta sostitutiva. La disciplina generale è prevista dall’articolo 1, comma 64, della legge 190/2014.

Cassa previdenziale e forfettario: la risposta in breve

DomandaRegola generale
La Cassa addebitata in fattura fa reddito?Per il professionista con Cassa professionale obbligatoria, l’Agenzia delle Entrate esclude i contributi addebitati al committente dai componenti positivi precompilati del quadro LM.
La rivalsa INPS del 4% fa reddito?Sì, per il professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata è inclusa nei componenti positivi.
I contributi obbligatori pagati sono deducibili?Sì, si deducono dal reddito forfettario nei limiti e secondo le regole applicabili.
Tutte le Casse hanno le stesse aliquote?No. Soggettivo, integrativo, minimi, maternità e altre voci dipendono dal regolamento della singola Cassa.
Si può scegliere liberamente tra Cassa e INPS?No. L’inquadramento deriva dalla professione e dall’attività concretamente esercitata.

La Cassa professionale fa reddito nel regime forfettario?

Per rispondere bisogna distinguere la Cassa professionale obbligatoria dalla rivalsa previdenziale tipica della Gestione Separata INPS. Nelle istruzioni della dichiarazione precompilata Redditi PF 2026, l’Agenzia delle Entrate precisa che, per il professionista soggetto all’obbligo di iscrizione a una Cassa professionale, i contributi addebitati al committente in fattura sono esclusi dall’importo dei componenti positivi di reddito precompilati.

La stessa Agenzia chiarisce il trattamento opposto per il professionista che non dispone di una Cassa professionale e deve iscriversi alla Gestione Separata: la rivalsa addebitata al cliente viene inclusa nei componenti positivi. Per questo non è corretto trattare allo stesso modo il contributo integrativo di una Cassa professionale e la rivalsa INPS del 4%.

La regola è consultabile direttamente nella pagina dell’Agenzia delle Entrate dedicata al quadro LM.

Esempio di fattura: contributo Cassa 4% contro rivalsa INPS 4%

Supponiamo due professionisti in regime forfettario con una prestazione di 1.000 euro. Il primo è obbligatoriamente iscritto a una Cassa professionale che prevede, nell’esempio, un contributo integrativo del 4%: la fattura espone 1.000 euro di compenso e 40 euro di contributo integrativo, per un totale di 1.040 euro prima dell’eventuale bollo. Secondo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, i 40 euro addebitati come contributo alla Cassa obbligatoria sono esclusi dai componenti positivi del quadro LM precompilato: il compenso rilevante dell’esempio è 1.000 euro.

Il secondo professionista non ha una Cassa autonoma ed è iscritto alla Gestione Separata INPS: sulla stessa prestazione addebita una rivalsa facoltativa del 4%, sempre pari a 40 euro. In questo caso, quando incassata, la rivalsa concorre ai compensi del forfettario, che diventano 1.040 euro. Con un coefficiente di redditività ipotetico del 78%, il reddito forfettario prima dei contributi deducibili sarebbe rispettivamente di 780 euro e 811,20 euro. È solo un confronto fiscale, non il calcolo completo di contributi e imposta.

Non confondere il contributo integrativo incassato dal cliente con il contributo soggettivo che versi per la tua pensione. Il fatto che il primo sia escluso dai compensi fiscalmente rilevanti non autorizza a dedurlo automaticamente anche come spesa: per ogni voce vanno verificati natura, effettivo onere sostenuto e regolamento della Cassa. Le aliquote e i minimi di questo esempio non valgono per tutte le professioni.

Contributo soggettivo e contributo integrativo: cosa cambia

Le Casse professionali possono prevedere più componenti contributive. Le denominazioni ricorrenti sono contributo soggettivo, contributo integrativo, contributo di maternità e, in alcuni casi, minimi annuali o ulteriori voci stabilite dal regolamento.

  • Il contributo soggettivo è normalmente collegato alla posizione previdenziale individuale del professionista e viene calcolato secondo le regole della propria Cassa.
  • Il contributo integrativo è generalmente esposto in fattura in percentuale sul corrispettivo, ma aliquota, obbligo, eventuali minimi e destinazione dipendono dalla singola Cassa.
  • Le altre contribuzioni obbligatorie vanno verificate nel regolamento specifico dell’ente previdenziale.

Non bisogna quindi dedurre automaticamente il trattamento di una voce solo dal nome. Cassa Forense, Inarcassa, ENPAP, ENPAM, ENPAPI e Cassa Geometri hanno regolamenti differenti. Questa pagina spiega le regole fiscali generali del forfettario; per gli importi e le singole tipologie contributive occorre verificare la Cassa di appartenenza.

I contributi della Cassa sono deducibili nel regime forfettario?

I contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge si deducono dal reddito forfettario. Lo stabilisce l’articolo 1, comma 64, della legge 190/2014. Il principio vale anche per i professionisti iscritti alle Casse quando il versamento ha natura previdenziale obbligatoria e ricorrono le condizioni previste dalla normativa.

Il calcolo corretto segue questo ordine:

  1. si considerano i ricavi o compensi rilevanti nel regime forfettario;
  2. si applica il coefficiente di redditività previsto per l’attività;
  3. si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili;
  4. sul reddito imponibile risultante si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure, quando spettante, del 5%.

Per una panoramica più ampia su ciò che può realmente ridurre l’imponibile, consulta anche la guida alle spese deducibili nel regime forfettario.

Dove si indicano i contributi previdenziali nella dichiarazione

Nella dichiarazione Redditi PF 2026, l’Agenzia delle Entrate indica che i contributi previdenziali e assistenziali relativi all’attività svolta in regime forfettario devono essere riportati nel rigo LM35. L’eventuale parte eccedente che non trova capienza nel quadro LM può essere riportata nel rigo RP21, insieme agli altri contributi deducibili secondo la normativa vigente.

Questo passaggio è importante perché nel forfettario i costi ordinari dell’attività non vengono sottratti analiticamente: il reddito è già determinato tramite il coefficiente di redditività. I contributi previdenziali obbligatori rappresentano invece una deduzione espressamente prevista dalla legge.

Se LM35 supera il reddito forfettario: il caso dell’eccedenza

Se, ad esempio, nel quadro LM il reddito forfettario prima dei contributi ammonta a 3.000 euro e i contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili sono 5.000 euro, solo 3.000 euro trovano capienza nel reddito forfettario. L’eccedenza di 2.000 euro può rilevare, alle condizioni previste, per la deduzione dal reddito complessivo nel rigo RP21: non diventa automaticamente una riduzione ulteriore dell’imposta sostitutiva o un credito rimborsabile. Se non hai redditi soggetti a IRPEF su cui utilizzarla, il beneficio concreto può essere assente. L’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni del quadro LM 2026, distingue espressamente i contributi dell’attività forfettaria dall’eventuale quota eccedente.

Contributi pagati nel 2026 per il reddito 2025: quando si deducono

La deduzione previdenziale nel forfettario segue il principio di cassa. Se nel 2026 versi 3.000 euro alla Cassa come saldo dovuto per il 2025, il pagamento è normalmente deducibile nel periodo d’imposta 2026, da dichiarare con il modello Redditi PF presentato nel 2027, nei limiti in cui si tratta di contributi obbligatori ammessi. Non devi riportarli nella dichiarazione relativa al 2025 solo perché si riferiscono al reddito di quell’anno.

Allo stesso modo, se nel 2026 paghi minimi, acconti e conguagli di annualità diverse, ricostruisci le somme effettivamente pagate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 e separa le componenti non deducibili. Conserva quietanze e prospetti dell’ente: un contributo semplicemente calcolato, ma non ancora versato, non si deduce per questa via. Per le difficoltà di ricostruzione dei versamenti relativi a più anni trovi una guida specifica sui contributi di anni precedenti.

Esempio di calcolo con una Cassa professionale

Supponiamo che un professionista abbia 40.000 euro di compensi fiscalmente rilevanti e un coefficiente di redditività del 78%. Il reddito forfettario prima dei contributi è pari a 31.200 euro. Se nello stesso anno ha effettivamente versato 6.000 euro di contributi previdenziali obbligatori deducibili, la base imponibile dell’imposta sostitutiva diventa 25.200 euro.

PassaggioCalcoloImporto
Compensi rilevanti—40.000 €
Reddito forfettario40.000 × 78%31.200 €
Contributi obbligatori versati e deducibili31.200 − 6.0006.000 €
Reddito imponibile31.200 − 6.00025.200 €
Imposta al 15%25.200 × 15%3.780 €

L’esempio serve a mostrare l’ordine del calcolo fiscale. L’importo effettivo dei contributi dipende dalla Cassa, dal reddito professionale, dai minimi e dalle altre regole applicabili alla singola posizione.

Cassa professionale o Gestione Separata INPS?

La scelta non è libera. Un professionista appartenente a una categoria per la quale è prevista una Cassa autonoma deve verificare gli obblighi di iscrizione previsti dall’ordinamento professionale e dal regolamento dell’ente. Un professionista senza una Cassa di riferimento, quando ricorrono i presupposti, si iscrive invece alla Gestione Separata INPS.

Per i professionisti senza Cassa abbiamo una guida specifica sulla Gestione Separata INPS nel regime forfettario, con aliquote, calcolo, minimale, accredito contributivo e scadenze.

AspettoCassa professionaleGestione Separata INPS
Chi riguardaProfessionisti soggetti alla specifica Cassa di categoriaProfessionisti senza Cassa autonoma, quando previsto
Contributo addebitato al clienteEscluso dai componenti positivi precompilati del quadro LM secondo le istruzioni dell’AgenziaLa rivalsa del 4% è inclusa nei componenti positivi
Aliquote e minimiDipendono dal regolamento della singola CassaDipendono dalle aliquote INPS annuali
Deducibilità dei contributi obbligatori versatiSì, quando ricorrono i requisiti di leggeSì

Cassa Forense, Inarcassa, ENPAP, ENPAM e altre Casse

La disciplina fiscale generale del forfettario è comune, ma non esiste una sola “aliquota Cassa”. Un avvocato, un architetto, uno psicologo e un medico possono avere obblighi previdenziali molto diversi. Prima di fare un calcolo bisogna quindi identificare l’ente corretto e distinguere contributo soggettivo, integrativo, eventuali minimi e altre voci obbligatorie.

Per gli avvocati, ad esempio, abbiamo approfondito separatamente quali sono i contributi Cassa Forense deducibili nel regime forfettario. Lo stesso criterio di verifica puntuale va applicato alle altre Casse, senza trasferire automaticamente le regole di un ente a un altro.

Scadenze Casse professionali 2026: scegli la tua Cassa

Le scadenze non sono uguali per tutte le Casse. Ogni ente stabilisce calendario, dichiarazioni reddituali, minimi, conguagli e modalità di rateizzazione. Per questo abbiamo raccolto in un unico punto le guide operative 2026 delle principali gestioni previdenziali dei professionisti.

Cassa / gestioneProfessione principaleGuida 2026
ENPAMMedici e odontoiatriContributi e scadenze ENPAM 2026
InarcassaIngegneri e architettiInarcassa 2026: contributi e scadenze
Cassa ForenseAvvocatiCassa Forense 2026 e Modello 5
ENPAPIInfermieriContributi e scadenze ENPAPI
ENPAPPsicologiContributi e scadenze ENPAP
Cassa GeometriGeometriContributi e scadenze Cassa Geometri
ENPACLConsulenti del lavoroScadenze ENPACL 2026
ENPABBiologiScadenze ENPAB 2026
ENPAVVeterinariScadenze ENPAV 2026
ENPAFFarmacistiScadenze ENPAF 2026
EPAPAgronomi, forestali, geologi, chimici e attuariScadenze EPAP 2026
EPPIPeriti industrialiScadenze EPPI 2026
CNPRRagionieri e periti commercialiScadenze Cassa Ragionieri 2026
CNPADCDottori commercialistiScadenze CNPADC 2026
INPGIGiornalisti autonomiScadenze INPGI 2026
ENASARCOAgenti e rappresentantiScadenze ENASARCO 2026

Queste guide sono complementari alla presente pagina: qui trovi le regole fiscali generali del rapporto tra Cassa e regime forfettario; nelle singole pagine trovi invece date, importi, dichiarazioni e rate della specifica gestione.

Più attività e possibile doppia contribuzione

Avere più codici ATECO non significa automaticamente dover versare contributi a due gestioni previdenziali. Conta l’attività realmente esercitata, la sua natura professionale o imprenditoriale e le regole della Cassa o della gestione INPS competente.

In presenza di attività diverse può tuttavia essere necessario verificare se sorgono obblighi previdenziali distinti. È un tema che va analizzato sulla situazione concreta: non basta sommare due codici ATECO per concludere che esista una doppia iscrizione.

Errori frequenti da evitare

  • Trattare la rivalsa INPS del 4% come se fosse il contributo integrativo di una Cassa professionale.
  • Applicare l’imposta sostitutiva prima di sottrarre i contributi previdenziali obbligatori deducibili.
  • Dedurre un contributo solo perché compare in fattura, senza verificarne natura e regole della Cassa.
  • Confondere il contributo addebitato al cliente con il contributo previdenziale effettivamente versato dal professionista.
  • Scegliere l’inquadramento previdenziale soltanto in base al codice ATECO.

Fonti ufficiali

  • Agenzia delle Entrate – Quadro LM, dichiarazione Redditi PF 2026.
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190 – articolo 1, comma 64.

Domande frequenti

Il contributo integrativo della Cassa fa reddito nel forfettario?

Per il professionista obbligato all’iscrizione a una Cassa professionale, l’Agenzia delle Entrate esclude i contributi addebitati al committente in fattura dai componenti positivi utilizzati per la precompilazione del quadro LM. La natura delle singole voci e gli obblighi verso la Cassa vanno comunque verificati nel relativo regolamento.

La rivalsa INPS del 4% fa reddito per un forfettario?

Sì. Per il professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata, la rivalsa previdenziale addebitata al cliente viene inclusa nei componenti positivi di reddito.

I contributi previdenziali si deducono prima del 5% o 15%?

Sì. Prima si determina il reddito tramite il coefficiente di redditività, poi si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili; soltanto sul risultato si applica l’imposta sostitutiva.

Una Cassa professionale sostituisce sempre l’INPS?

Non si può generalizzare. L’inquadramento previdenziale dipende dalla professione, dall’eventuale iscrizione all’Ordine, dall’attività concretamente esercitata e dalle regole della Cassa. In presenza di più attività possono inoltre emergere obblighi ulteriori da verificare caso per caso.

Posso dedurre nel 2026 i contributi della Cassa riferiti al 2025?

Di regola sì, se sono contributi previdenziali obbligatori effettivamente pagati nel 2026 e ricorrono le condizioni di deducibilità: conta l’anno del versamento, non soltanto quello del reddito cui si riferiscono. Il pagamento 2026 rileva nella dichiarazione relativa al 2026.

Il contributo integrativo del 4% addebitato al cliente è uguale alla rivalsa INPS?

No. L’Agenzia delle Entrate esclude i contributi addebitati al committente dai compensi precompilati del professionista obbligato a una Cassa, mentre la rivalsa INPS di Gestione Separata concorre ai compensi. L’effettiva deducibilità dei contributi versati va verificata separatamente.

Se i contributi deducibili superano il reddito forfettario perdo l’eccedenza?

La quota non assorbita dal reddito forfettario può essere indicata, alle condizioni previste, nel rigo RP21 per la deduzione dal reddito complessivo. Se non ci sono redditi IRPEF capienti, l’eccedenza potrebbe non produrre un risparmio fiscale.

In sintesi

Nel regime forfettario la previdenza non va trattata come una voce unica. Il contributo della Cassa professionale addebitato in fattura e la rivalsa INPS del 4% seguono regole fiscali diverse; i contributi obbligatori effettivamente versati possono invece ridurre il reddito sul quale viene calcolata l’imposta sostitutiva. Per ottenere un calcolo corretto bisogna quindi individuare prima la gestione previdenziale applicabile e poi verificare le regole della specifica Cassa.

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