
Se sei un libero professionista in regime forfettario, potresti essere soggetto all’iscrizione a una cassa previdenziale professionale anziché alla gestione separata INPS. Questo dipende dal tuo codice ATECO e dalla categoria professionale. In questa guida ti spieghiamo quando sei obbligato, come si calcolano i contributi e quali sono le differenze tra le varie casse.
Indice argomenti
Cosa sono le casse previdenziali professionali
Le casse professionali sono enti previdenziali autonomi che gestiscono i contributi di determinate categorie professionali (es. avvocati, architetti, medici). A differenza della gestione separata INPS, ogni cassa ha regole e percentuali contributive proprie.
Le principali casse includono:
- Cassa Forense (avvocati)
- Inarcassa (ingegneri e architetti)
- ENPAM (medici e odontoiatri)
- EPAP (psicologi, agronomi, geologi)
- Cassa Commercialisti, Notai, ecc.
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Regime forfettario e iscrizione alla cassa
Nel regime forfettario, l’iscrizione a una cassa professionale è obbligatoria se appartieni a una categoria regolamentata (con albo o ordine). Non puoi scegliere di versare all’INPS se la tua categoria ha una cassa dedicata.
Può anche accadere di avere una doppia iscrizione, per esempio:
- Psicologo iscritto all’ENPAP, ma con altra attività secondaria → gestione separata
- Architetto con P. IVA + contratto di collaborazione → doppio versamento
Contributi e percentuali da versare
I contributi si calcolano in base al reddito imponibile determinato con il coefficiente di redditività del tuo ATECO. Ogni cassa stabilisce:
- Un contributo minimo fisso annuo
- Una percentuale variabile sul reddito netto forfettario (es. 12%, 14%, 18%)
Le percentuali e i minimali sono diverse da quelle INPS e possono essere più vantaggiose o più onerose. È importante confrontare i due scenari.
👉 Consulta anche la nostra tabella dei coefficienti di redditività per calcolare i contributi in modo corretto.
Esempio pratico: quanto versa un professionista alla propria cassa?
Prendiamo il caso di un architetto in regime forfettario che nel 2025 ha emesso fatture per 30.000 €. Il suo codice ATECO prevede un coefficiente di redditività del 78%. Il reddito imponibile sarà quindi:
30.000 € x 78% = 23.400 €
Supponiamo che la cassa di riferimento (es. Inarcassa) applichi un’aliquota contributiva del 14% oltre a un minimo fisso di 3.000 €. I contributi dovuti saranno:
- Fisso minimo: 3.000 €
- Variabile sul reddito: 23.400 € x 14% = 3.276 €
Totale contributi: circa 6.276 €
Le cifre sono indicative a puro titolo di esempio e possono variare a seconda della cassa e delle regole annuali.
Casi particolari e domande frequenti
Non sei iscritto a nessun albo?
In assenza di iscrizione a un ordine professionale, il lavoratore autonomo in regime forfettario viene automaticamente inquadrato nella gestione separata INPS. Questo vale, ad esempio, per consulenti, copywriter, marketer o altri freelance che non rientrano in categorie regolamentate.
Hai più attività?
Se eserciti più attività contemporaneamente (es. libero professionista e dipendente, oppure professionista con una seconda attività commerciale), potresti dover versare i contributi a più enti previdenziali. In questi casi si parla di doppia contribuzione, e ogni posizione va valutata con attenzione, anche in fase di dichiarazione dei redditi.
Inizio attività nel corso dell’anno?
Chi apre la partita IVA durante l’anno deve comunque versare il contributo minimo annuale alla cassa di appartenenza. Alcune casse prevedono il pagamento proporzionale ai mesi di effettiva attività, altre richiedono l’intero importo annuale. È importante verificare il regolamento della propria cassa per evitare sorprese.
Ti consigliamo di contattarci e di spiegarci la tua situazione lavorativa personale.
Ogni situazione richiede un’ analisi personalizzata e non ci è possibile scrivere tutti i casi sul blog.
🧾 Cosa devi ricordare
- Quando iscriversi: Se eserciti una professione regolamentata (es. avvocati, architetti, medici), devi iscriverti alla cassa professionale di riferimento.
- Quanto si paga: Ogni cassa ha minimi fissi e una percentuale variabile sui redditi. Non vale la gestione separata INPS.
- Differenza INPS – Cassa: La cassa sostituisce l’INPS solo per le professioni regolamentate. In tutti gli altri casi si resta in gestione separata.
- Approfondimenti: Consulta le nostre guide al regime forfettario o richiedi una consulenza gratuita.
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