Vai al contenuto principale Vai alla navigazione
Regime Forfettario
Menu
CONSULENZE FORFETTARIO

Limite ricavi forfettario 2026: quale dato conta davvero?

Se hai dichiarato 28.000 euro di reddito da lavoro autonomo, questo numero da solo non basta per capire se puoi applicare il regime forfettario. Nel 2026 il limite ordinario del regime è 85.000 euro di ricavi o compensi, non 85.000 euro di reddito imponibile. Se sei anche dipendente, il reddito da lavoro dipendente segue un controllo separato: per applicare il forfettario nel 2026 la soglia rilevante è 35.000 euro, salvo le eccezioni previste.

Quindi non devi sommare automaticamente “28.000 euro di reddito autonomo + stipendio” e confrontare il totale con 85.000 euro. Devi prima identificare quanto hai realmente conseguito come ricavi o percepito come compensi della Partita IVA e, separatamente, verificare il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente.

Il limite del forfettario è 85.000 euro di ricavi o compensi

La legge 190/2014 stabilisce che possono applicare il regime forfettario le persone fisiche che, nell’anno precedente, hanno conseguito ricavi oppure percepito compensi, ragguagliati ad anno quando necessario, non superiori a 85.000 euro.

Il riferimento normativo è il comma 54 dell’articolo 1 della legge 190/2014. Il testo vigente è consultabile su Normattiva.

Questo limite riguarda l’attività svolta con Partita IVA. Non rappresenta il reddito netto che ti rimane dopo il coefficiente di redditività, i contributi previdenziali o l’imposta sostitutiva.

Ricavi, compensi e reddito imponibile non sono la stessa cosa

Nel forfettario il reddito imponibile viene determinato in un momento successivo. Prima si individuano i ricavi o compensi rilevanti; poi si applica il coefficiente di redditività previsto per l’attività e si considerano i contributi previdenziali deducibili secondo le regole del regime.

Per esempio, un professionista con coefficiente di redditività del 78% che ha percepito 50.000 euro di compensi non ha un “fatturato fiscale” di 39.000 euro ai fini della soglia. Per il limite degli 85.000 euro il dato da controllare resta quello dei compensi rilevanti, cioè 50.000 euro; il 78% serve successivamente per determinare il reddito forfettario.

Questo è il motivo per cui una frase come “ho avuto 28.000 euro di reddito autonomo” deve essere chiarita: bisogna capire se 28.000 euro indica gli incassi/compensi lordi oppure il reddito imponibile già calcolato dopo il coefficiente.

Professionista e impresa: il dato fiscale può essere diverso

Per un professionista il riferimento pratico è normalmente rappresentato dai compensi percepiti secondo il principio di cassa. Per un’attività d’impresa, invece, bisogna individuare i ricavi fiscalmente rilevanti secondo le regole applicabili all’impresa. Per questo non è corretto usare sempre come sinonimi “fatturato”, “incassato”, “ricavi” e “reddito”.

Se sei anche dipendente, lo stipendio non si somma agli 85.000 euro

Il reddito da lavoro dipendente non entra nel limite di 85.000 euro della Partita IVA. I due controlli sono distinti.

  • 85.000 euro: ricavi o compensi dell’attività con Partita IVA.
  • 35.000 euro nel 2026: redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, quando opera la relativa causa ostativa.
  • 100.000 euro: soglia che può provocare l’uscita immediata dal forfettario nello stesso anno.

Se, per esempio, nel 2025 hai percepito 32.000 euro di reddito da lavoro dipendente e 60.000 euro di compensi professionali, non devi sommare 32.000 + 60.000 e concludere che hai superato 85.000 euro. I 60.000 euro vanno confrontati con la soglia del forfettario; i 32.000 euro vanno invece verificati separatamente rispetto alla soglia lavoro dipendente valida per il 2026.

La distinzione è approfondita nella guida RF su stipendio e limite di 85.000 euro. Qui il focus è diverso: capire quale numero dell’attività autonoma devi davvero confrontare con il limite.

Nel 2026 la soglia da dipendente è 35.000 euro

Per applicare il forfettario nel 2026, la causa ostativa relativa al lavoro dipendente utilizza il limite di 35.000 euro e guarda, in linea generale, ai redditi percepiti nel 2025. La cessazione del rapporto può rendere irrilevante questa verifica nelle condizioni previste dalla legge.

Questa soglia non modifica però il limite di ricavi o compensi della Partita IVA: 35.000 e 85.000 euro sono due test diversi.

Esempio combinato: se nel 2025 hai 28.000 euro di reddito fiscale da lavoro autonomo, 40.000 euro di compensi lordi da Partita IVA e 30.000 euro di reddito da dipendente, il dato da confrontare con 85.000 euro è 40.000 euro, non 28.000 e non 70.000. Il reddito dipendente di 30.000 euro va invece verificato rispetto alla soglia separata di 35.000 euro.

Cosa succede tra 85.000 e 100.000 euro

Gli 85.000 euro sono il limite ordinario di accesso e permanenza, ma non determinano sempre un’uscita immediata nel momento in cui vengono superati.

Se durante l’anno superi 85.000 euro ma non oltrepassi 100.000 euro, in linea generale continui ad applicare il forfettario fino alla fine dell’anno e passi al regime ordinario dall’anno successivo.

Se invece ricavi o compensi percepiti diventano superiori a 100.000 euro, il comma 71 della legge 190/2014 prevede la cessazione del regime nello stesso anno. In questo caso l’IVA è dovuta a partire dalle operazioni che comportano il superamento della soglia.

L’Agenzia delle Entrate richiama espressamente la soglia di 100.000 euro anche nelle istruzioni dichiarative 2026. Puoi consultare il quadro LM di Redditi PF 2026.

Esempio: 28.000 euro di reddito non significa 28.000 euro di compensi

Supponiamo che un professionista dichiari un reddito forfettario di circa 28.000 euro. Se il suo coefficiente di redditività è 78%, quel reddito potrebbe derivare da compensi lordi sensibilmente superiori. Per stabilire se il limite degli 85.000 euro è rispettato non devi partire dal reddito imponibile già ridotto dal coefficiente: devi ricostruire i compensi rilevanti.

Viceversa, se i “28.000 euro” indicano proprio i compensi percepiti nell’anno, il dato è molto al di sotto degli 85.000 euro. Resta comunque necessario verificare tutte le altre condizioni del regime.

Più attività, più ATECO e fatture non incassate: cosa entra nel limite

Quando hai più attività con la stessa Partita IVA non puoi applicare 85.000 euro separatamente a ciascun codice ATECO. I ricavi e compensi delle attività vanno considerati complessivamente secondo le regole fiscali applicabili.

Per un professionista è inoltre importante distinguere tra fattura emessa e compenso percepito. Nel regime forfettario il reddito professionale segue il principio di cassa: una fattura emessa a dicembre ma incassata l’anno successivo non viene trattata come se fosse già stata incassata a dicembre.

Per le attività d’impresa la verifica dei ricavi richiede invece attenzione alle regole fiscali proprie del reddito d’impresa. Per questo è più corretto parlare di “ricavi o compensi rilevanti” invece di usare sempre il termine generico fatturato.

Se vuoi approfondire tutte le soglie numeriche — 85.000, 100.000, 20.000 e 35.000 euro — consulta la guida RF sui limiti del regime forfettario.

Checklist: quale dato confrontare con gli 85.000 euro

  • Non usare il reddito imponibile dopo il coefficiente come sostituto dei ricavi o compensi.
  • Ricostruisci i ricavi o compensi rilevanti dell’attività con Partita IVA.
  • Se hai più attività, considera complessivamente i valori rilevanti.
  • Non sommare lo stipendio agli 85.000 euro.
  • Verifica separatamente il reddito da lavoro dipendente rispetto alla soglia di 35.000 euro valida per il 2026.
  • Se superi 85.000 euro, controlla immediatamente se resti entro o superi 100.000 euro.
  • Non confondere ricavi, compensi, fatturato, incassi e reddito imponibile.

In sintesi: per applicare il regime forfettario il limite ordinario è 85.000 euro di ricavi o compensi, non 85.000 euro di reddito imponibile. Se sei anche dipendente, lo stipendio non si somma a questa soglia: nel 2026 va verificato separatamente il limite di 35.000 euro dei redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente. Superati 85.000 euro ma non 100.000 euro l’uscita è normalmente dall’anno successivo; oltre 100.000 euro il regime cessa nello stesso anno.

Parla con un consulente
Serve assistenza per la tua Partita IVA?

Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.

Supporto umano 1:1
Consulente dedicato Un professionista che conosce la tua posizione.
Parti subito →
Apertura in 24 ore Dopo la verifica dell'inquadramento corretto.