Partita IVA forfettaria: cos’è, professionista o ditta individuale
“Partita IVA forfettaria” è un modo comune per indicare una Partita IVA che applica il regime forfettario. La Partita IVA e il regime fiscale, però, non sono la stessa cosa: prima apri una posizione IVA come professionista o impresa individuale, poi applichi il forfettario se possiedi tutti i requisiti previsti.
La distinzione è importante perché cambiano procedura di apertura, previdenza, costi e adempimenti. Un copywriter freelance e un e-commerce possono essere entrambi forfettari, ma il primo opera normalmente come professionista, mentre il secondo è un’impresa commerciale iscritta al Registro Imprese.
Partita IVA forfettaria: cosa significa davvero
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato previsto dall’articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014 per persone fisiche che esercitano individualmente attività d’impresa, arte o professione.
Nel forfettario il reddito non viene determinato sottraendo una per una le spese effettive dai ricavi. Si applica invece ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività collegato al codice ATECO. Dal reddito così ottenuto si deducono, quando spettano, i contributi previdenziali obbligatori versati; sul risultato si applica poi l’imposta sostitutiva.
Il testo normativo vigente è consultabile nella legge 190/2014 su Normattiva.
Il limite ordinario è 85.000 euro
Per applicare il regime forfettario, il limite ordinario di ricavi o compensi è pari a 85.000 euro. Se durante l’anno superi 85.000 euro ma non oltrepassi 100.000 euro, resti forfettario fino alla fine dell’anno e ne esci dall’anno successivo.
Se invece superi 100.000 euro, la fuoriuscita avviene nello stesso anno secondo le regole previste dalla disciplina vigente.
Il 5% non spetta automaticamente a chi apre
L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Può scendere al 5% per il periodo d’imposta di inizio attività e per i quattro successivi, ma soltanto se sono rispettate le condizioni previste per una nuova attività.
Non basta quindi avere una Partita IVA appena aperta. Va verificato, tra l’altro, che nei tre anni precedenti non sia stata esercitata un’attività d’impresa, arte o professione incompatibile con l’agevolazione e che la nuova attività non rappresenti la mera prosecuzione di un lavoro già svolto, salvo le eccezioni previste dalla legge.
Professionista o ditta individuale: la scelta cambia tutto
Prima di aprire devi capire se l’attività sarà svolta come libero professionista oppure come impresa individuale. Non è una scelta fatta soltanto in base a quale soluzione costa meno: dipende dalla natura concreta del lavoro.
Professionista
Il professionista apre normalmente la Partita IVA comunicando l’inizio attività all’Agenzia delle Entrate, indicando codice ATECO e regime fiscale. Se non esiste una Cassa previdenziale autonoma, l’inquadramento tipico è la Gestione Separata INPS; se esiste una Cassa professionale obbligatoria, la previdenza segue invece le regole della categoria.
La sola apertura fiscale del professionista non coincide con l’iscrizione al Registro Imprese. Per molte attività professionali senza albo non servono Camera di Commercio e Comunicazione Unica.
Ditta individuale
Artigiani, commercianti, e-commerce e altre attività d’impresa seguono invece un percorso più articolato. Normalmente entrano in gioco Registro Imprese, Comunicazione Unica, Gestione Artigiani o Commercianti INPS e, quando previsto, INAIL e pratiche SUAP/SCIA.
Per la procedura completa puoi usare la guida su come aprire una Partita IVA in regime forfettario.
Quanto costa aprire una Partita IVA forfettaria
Non esiste un costo unico valido per tutti. Per il libero professionista, l’attribuzione della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate non comporta un costo fiscale di apertura; possono però esserci compensi del consulente, costi della Cassa professionale, PEC o strumenti di fatturazione.
Per una ditta individuale possono aggiungersi diritti camerali, bolli, eventuali diritti SUAP, firma digitale, PEC e costi di intermediazione della pratica. Anche i contributi previdenziali funzionano in modo diverso: Artigiani e Commercianti possono avere contribuzione minima, mentre la Gestione Separata del professionista dipende dal reddito imponibile.
Come si calcolano le tasse
Il calcolo segue quattro passaggi:
- somma i ricavi o compensi incassati rilevanti;
- applica il coefficiente di redditività del codice ATECO;
- deduci i contributi previdenziali obbligatori versati quando spettano;
- applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% se possiedi i requisiti start-up.
Per esempio, con 30.000 euro di compensi e coefficiente di redditività del 78%, il reddito forfettario lordo è 23.400 euro. L’imposta non si applica direttamente sui 30.000 euro, ma sulla base determinata dopo il coefficiente e dopo la deduzione dei contributi obbligatori effettivamente versati.
Le spese reali non si scaricano una per una
Computer, software, carburante, affitto, telefono, pubblicità e altri costi dell’attività non vengono normalmente dedotti analiticamente nel forfettario. La legge considera una quota di costi già incorporata nel coefficiente di redditività.
Questo può essere vantaggioso per chi ha costi reali bassi, ma meno conveniente per attività con margini ridotti, acquisti elevati o molta IVA sugli investimenti.
Lavoro dipendente: nel 2026 conta anche la soglia di 35.000 euro
Se sei anche dipendente o percepisci redditi assimilati, devi verificare una causa ostativa separata. Per il 2026 la soglia è pari a 35.000 euro di redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente, salvo i casi in cui la cessazione del rapporto renda irrilevante il controllo.
Questa soglia non va sommata agli 85.000 euro della Partita IVA: sono due verifiche diverse.
Fatturazione elettronica e IVA
Il forfettario non applica normalmente l’IVA sulle operazioni interne soggette al regime e non detrae l’IVA sugli acquisti. La fatturazione elettronica è oggi obbligatoria in via generale anche per i forfettari, ferme restando le specifiche eccezioni previste per determinate operazioni o categorie.
Il fatto di non addebitare IVA non significa quindi che la gestione sia “senza adempimenti”: restano fatture, conservazione, dichiarazione dei redditi, versamenti e contributi.
Quando il forfettario può non convenire
- costi reali molto elevati rispetto alla quota implicita nel coefficiente;
- investimenti importanti con IVA che nel forfettario non recuperi;
- clientela business per cui l’IVA è normalmente neutra;
- perdita di detrazioni personali perché non hai altra IRPEF capiente;
- previsione di crescita rapida oltre le soglie del regime.
Per una panoramica completa su requisiti, cause di esclusione, tasse e contributi puoi consultare la guida al regime forfettario.
Cosa non significa “forfettaria”
Applicare il forfettario non significa avere tasse fisse, contributi sempre ridotti o assenza di dichiarazione. Imposta e contributi dipendono dagli incassi, dal coefficiente di redditività, dalla previdenza applicabile e dai contributi effettivamente versati.
Non significa neppure poter ignorare la forma dell’attività. Un professionista, un artigiano e un commerciante possono utilizzare lo stesso regime fiscale ma avere adempimenti amministrativi e previdenziali molto diversi. È per questo che “aprire una Partita IVA forfettaria” richiede prima di definire correttamente il lavoro che verrà svolto.
Checklist prima di aprire
- Definisci l’attività reale e il codice ATECO.
- Stabilisci se operi come professionista o impresa individuale.
- Verifica tutti i requisiti del forfettario.
- Controlla quale previdenza si applica.
- Verifica se puoi usare il 5% oppure devi partire dal 15%.
- Stima ricavi, contributi e imposta prima dell’apertura.
- Valuta se il forfettario è davvero conveniente rispetto ai costi reali.
In sintesi
La Partita IVA forfettaria non è una Partita IVA speciale: è una normale Partita IVA che applica un regime fiscale agevolato. La prima decisione importante è capire se svolgerai l’attività come professionista o come impresa individuale, perché da questo dipendono apertura, previdenza, costi e adempimenti.
Il forfettario può essere molto semplice, ma il 5% non è automatico, gli 85.000 euro non sono l’unico requisito e le spese reali non vengono dedotte una per una. Prima di aprire conviene quindi costruire il quadro completo, non fermarsi alla sola aliquota.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.