Più codici ATECO: come numerare le fatture nel forfettario
Se hai più codici ATECO nella stessa Partita IVA, non sei obbligato ad avere una numerazione diversa per ogni attività. Puoi usare una sola serie progressiva per tutte le fatture oppure, se ti aiuta a separare le attività, adottare serie o sezionali distinti, purché ogni fattura sia identificata in modo univoco.
La distinzione davvero importante nel regime forfettario non è quindi “una numerazione per ogni ATECO”, ma la capacità di ricondurre correttamente i ricavi o compensi alle diverse attività. Se i codici appartengono a gruppi di attività con coefficienti di redditività differenti, in dichiarazione i componenti positivi devono essere separati tra i diversi gruppi per applicare il coefficiente corretto.
Con due codici ATECO devo avere due numerazioni di fatture?
No. Il solo fatto di avere due o più codici ATECO non crea un obbligo generale di utilizzare due numerazioni. L’articolo 21 del DPR 633/1972 richiede che la fattura contenga un numero progressivo che la identifichi in modo univoco. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 1/E del 10 gennaio 2013, ha chiarito che è ammesso qualsiasi sistema di numerazione progressiva capace di garantire l’identificazione inequivoca del documento.
Questo significa che una Partita IVA con più attività può, per esempio, emettere le fatture 1, 2, 3, 4 e 5 indipendentemente dal codice ATECO a cui si riferisce ciascun documento. La fattura numero 1 potrebbe riguardare l’attività principale e la numero 2 quella secondaria: fiscalmente non nasce un problema solo per questo.
Posso usare serie separate, per esempio 1/A e 1/B?
Sì, serie distinte possono essere utilizzate quando l’organizzazione contabile lo richiede, a condizione che i documenti restino univocamente identificabili. I registri o conti sezionali sono da tempo ammessi dalla prassi fiscale proprio per separare tipi di attività, territori, intermediari o altre esigenze gestionali.
In pratica, se svolgi due attività molto diverse, puoi scegliere una struttura come 1/A, 2/A, 3/A per l’attività A e 1/B, 2/B, 3/B per l’attività B. Non è però una conseguenza automatica del doppio ATECO: è una scelta organizzativa. Se una sola numerazione rende comunque chiaro e controllabile il flusso, puoi mantenerla.
Il codice ATECO deve comparire nella fattura?
Il codice ATECO non è, in via generale, uno degli elementi che l’articolo 21 del DPR 633/1972 impone di riportare sulla fattura. Avere più codici ATECO non significa quindi dover scrivere necessariamente su ogni documento il codice relativo all’attività svolta.
Tuttavia, quando le attività hanno trattamenti diversi ai fini del reddito forfettario o della previdenza, è utile che il tuo sistema gestionale consenta di capire senza ambiguità a quale attività appartiene ciascun incasso. Puoi farlo con una serie distinta, una categoria interna, un centro di ricavo, una descrizione chiara della prestazione o un’altra classificazione coerente.
Perché nel forfettario devi comunque distinguere i ricavi delle diverse attività
Nel regime forfettario il reddito imponibile non si determina sottraendo le spese effettive dai ricavi. Ai ricavi o compensi percepiti viene applicato il coefficiente di redditività previsto per il gruppo di attività di appartenenza.
Se due codici ATECO rientrano nello stesso gruppo merceologico e hanno lo stesso coefficiente, la gestione dichiarativa è più semplice. Se invece appartengono a gruppi con coefficienti differenti, i ricavi devono essere attribuiti correttamente ai rispettivi gruppi. L’Agenzia delle Entrate lo spiega espressamente nelle istruzioni del quadro LM: in presenza di più codici attività appartenenti a gruppi diversi, occorre suddividere i ricavi o compensi percepiti e compilare un rigo distinto per ciascun gruppo merceologico.
Per il quadro generale delle due attività con una sola Partita IVA puoi leggere la guida sul doppio codice ATECO nel regime forfettario. Questa pagina resta invece focalizzata sulla numerazione delle fatture e sulla tracciabilità dei ricavi.
Esempio: due attività con coefficienti diversi
Immagina di svolgere contemporaneamente un’attività professionale che rientra nel gruppo con coefficiente del 78% e un’altra attività economica che rientra in un gruppo con coefficiente differente. Durante l’anno incassi 20.000 euro dalla prima e 10.000 euro dalla seconda.
Puoi avere emesso tutte le fatture con una sola sequenza numerica: 1, 2, 3, 4 e così via. Questo non impedisce il calcolo corretto del reddito, purché dai documenti e dalla tua organizzazione contabile sia possibile ricostruire che 20.000 euro appartengono al primo gruppo e 10.000 al secondo. In dichiarazione i due importi vengono trattati con i rispettivi coefficienti, se appartengono effettivamente a gruppi differenti.
Usare due serie, per esempio A e B, può rendere questa ricostruzione più immediata, ma non sostituisce la corretta classificazione dell’attività e degli incassi.
La soglia di 85.000 euro si calcola separatamente per ogni codice ATECO?
No. Per verificare il limite di accesso e permanenza nel regime forfettario, l’articolo 1, comma 55, lettera b), della legge 190/2014 stabilisce che, in caso di esercizio contemporaneo di attività con differenti codici ATECO, si considera la somma dei ricavi e dei compensi delle diverse attività.
Se, per esempio, incassi 50.000 euro da un’attività e 40.000 euro da un’altra, non puoi sostenere di essere sotto 85.000 euro perché ciascuna attività singolarmente resta sotto soglia: ai fini del limite i ricavi o compensi si sommano. Anche la soglia di 100.000 euro che determina l’uscita immediata dal regime va valutata sul totale rilevante.
Per il funzionamento completo delle soglie puoi consultare la guida ai limiti del regime forfettario.
Più codici ATECO: attività prevalente e quadro LM non sono la stessa cosa
Un altro errore frequente è pensare che, avendo un’attività prevalente, tutti i ricavi debbano essere tassati automaticamente con il coefficiente di quella attività. Le istruzioni ufficiali del quadro LM distinguono invece i casi.
- Se i diversi codici attività rientrano nello stesso gruppo merceologico, il dato può essere aggregato nello stesso rigo indicando il codice dell’attività prevalente.
- Se i codici rientrano in gruppi differenti, i ricavi o compensi devono essere separati e indicati in righi distinti, così da applicare a ciascun gruppo il coefficiente corretto.
Questa distinzione è importante perché evita di trasformare la nozione di “attività prevalente” in una scorciatoia che può produrre un reddito imponibile errato.
Devo aprire un’altra Partita IVA per la seconda attività?
In generale no: una persona fisica può svolgere più attività con la stessa Partita IVA, comunicando i relativi codici ATECO. Se devi aggiungere una nuova attività a una posizione già esistente, trovi la procedura nella guida su come aggiungere un codice ATECO alla Partita IVA.
La presenza di più attività può però modificare l’inquadramento previdenziale o gli adempimenti amministrativi. Un professionista che aggiunge una vera attività commerciale o artigiana non dovrebbe limitarsi a cambiare la descrizione delle fatture: occorre verificare Registro Imprese, eventuale SCIA, INPS e gli altri obblighi collegati alla nuova attività.
Una numerazione unica o due sezionali: quale conviene?
Se le attività sono poche e facilmente riconoscibili, una numerazione unica può essere la soluzione più semplice. Se invece hai molti documenti, attività molto diverse, software separati o la necessità di ricostruire rapidamente i ricavi per ciascuna linea, sezionali distinti possono ridurre gli errori.
La scelta dovrebbe quindi servire alla tracciabilità, non creare complessità inutile. Qualunque sistema utilizzi, evita duplicazioni dello stesso numero all’interno della medesima serie e mantieni un criterio stabile e comprensibile.
Checklist pratica se fatturi con più codici ATECO
- verifica che tutte le attività effettivamente svolte siano correttamente comunicate;
- scegli una numerazione unica oppure serie distinte che garantiscano sempre l’identificazione univoca della fattura;
- non creare sezionali separati solo perché pensi siano obbligatori per il doppio ATECO;
- mantieni una traccia chiara dell’attività a cui appartiene ogni ricavo o compenso;
- verifica se i codici ricadono nello stesso gruppo di redditività o in gruppi differenti;
- se i gruppi sono differenti, suddividi correttamente i componenti positivi nel quadro LM;
- somma i ricavi e compensi di tutte le attività per verificare le soglie del forfettario;
- controlla separatamente gli eventuali effetti previdenziali e amministrativi della seconda attività.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate, risoluzione 1/E del 10 gennaio 2013: numerazione progressiva e identificazione univoca della fattura.
- Agenzia delle Entrate, risoluzione 260/E del 23 giugno 2008: serie numeriche e registri sezionali in presenza di diverse linee di attività.
- Agenzia delle Entrate – FAQ quadro LM con più codici attività: aggregazione per stesso gruppo e separazione dei ricavi quando i gruppi merceologici sono differenti.
- Legge 190/2014, articolo 1, comma 55: somma dei ricavi e compensi delle diverse attività per la verifica del limite del regime.
Domande frequenti
No. Il doppio codice ATECO non impone automaticamente due numerazioni. Puoi usare una sola serie progressiva oppure sezionali distinti, purché ogni fattura sia identificata in modo univoco.
Sì, puoi adottare serie o sezionali distinti se ti aiutano a separare le attività. Il sistema deve restare coerente e deve garantire l’identificazione univoca di ciascun documento.
In via generale il codice ATECO non è un elemento obbligatorio della fattura ai sensi dell’articolo 21 del DPR 633/1972. È però importante poter ricondurre correttamente ogni ricavo o compenso all’attività che lo ha generato.
Se le attività appartengono a gruppi merceologici differenti, i ricavi o compensi percepiti devono essere suddivisi nei diversi righi del quadro LM e a ogni gruppo va applicato il relativo coefficiente di redditività.
No. In presenza di più attività, per verificare il limite del regime forfettario si sommano i ricavi e i compensi relativi alle diverse attività esercitate.
Sì, in alcuni casi la seconda attività può avere conseguenze previdenziali diverse, soprattutto quando si combinano attività professionali, commerciali o artigiane. L’inquadramento INPS va verificato separatamente dalla numerazione delle fatture.
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