Limite 35.000 euro nel forfettario: reddito lordo o netto?
Nel 2026 il limite collegato ai redditi da lavoro dipendente per accedere o restare nel regime forfettario è di 35.000 euro, non 30.000 euro. La vecchia domanda “30.000 euro lordi o netti?” resta utile per capire il meccanismo, ma oggi la soglia da verificare è 35.000 euro.
La risposta corretta non è però semplicemente “lordo”. La norma non chiede di confrontare la soglia con lo stipendio netto e neppure, in modo automatico, con la RAL contrattuale: guarda ai redditi di lavoro dipendente e assimilati fiscalmente rilevanti dell’anno precedente. La proroga a 35.000 euro per il 2026 è illustrata nel dossier del Senato sulla legge di bilancio 2026.
35.000 euro nel forfettario: lordo o netto?
Non devi usare il netto che arriva sul conto. Il parametro è il reddito di lavoro dipendente o assimilato determinato secondo le regole fiscali. Per un normale dipendente il riferimento pratico più affidabile è quindi la Certificazione Unica.
L’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni della dichiarazione precompilata 2026, indica che il reddito di lavoro dipendente è riportato normalmente nel punto 1 o nel punto 2 della CU. Il reddito di pensione è indicato separatamente nel punto 3, mentre altri redditi assimilati possono essere esposti nei punti 4 o 5.
Perché la RAL non è sempre il dato giusto
La RAL è la retribuzione annua lorda pattuita con il datore di lavoro ed è utile per capire l’ordine di grandezza, ma non coincide necessariamente con il reddito fiscale certificato nella CU. Per questo una persona con una RAL vicina a 35.000 euro non dovrebbe decidere da sola se può usare il forfettario guardando soltanto il contratto.
Il controllo corretto va fatto sul reddito fiscalmente rilevante dell’anno precedente, tenendo conto anche di eventuali altri rapporti di lavoro o redditi assimilati.
Dove guardare nella Certificazione Unica
Se hai una sola CU da lavoro dipendente, il dato centrale è normalmente quello indicato al punto 1 o 2. Se hai avuto più datori di lavoro, devi verificare se l’ultimo sostituto ha effettuato il conguaglio di tutti i redditi oppure se possiedi più Certificazioni Uniche non conguagliate.
In quest’ultimo caso non puoi controllare una sola CU ignorando le altre: ai fini della soglia devono essere considerati correttamente tutti i redditi di lavoro dipendente e assimilati rilevanti.
Quale anno conta per il limite dei 35.000 euro?
Per usare il regime forfettario nel 2026, in linea generale devi guardare ai redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nel 2025. La soglia si verifica quindi sull’anno precedente rispetto a quello in cui vuoi applicare il regime.
Questo criterio non va confuso con il limite dei ricavi o compensi della Partita IVA, che riguarda invece l’attività autonoma.
35.000 euro e 85.000 euro sono due limiti diversi
Il limite di 35.000 euro riguarda la causa di esclusione collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati. Il limite ordinario di 85.000 euro riguarda invece i ricavi o compensi della Partita IVA.
Puoi quindi fatturare molto meno di 85.000 euro e non poter utilizzare il forfettario perché hai superato la soglia collegata al lavoro dipendente. Viceversa, stare sotto 35.000 euro non basta da solo: vanno rispettati anche gli altri requisiti del regime forfettario.
Se il rapporto di lavoro è cessato, cosa succede?
La disciplina prevede un’eccezione quando il rapporto di lavoro dipendente dell’anno precedente è cessato. Tuttavia, la presenza nello stesso anno di altri rapporti di lavoro, pensioni o altri redditi rilevanti può richiedere una verifica più attenta.
Per non sovrapporre gli intenti, abbiamo una guida specifica su cosa succede se hai superato 35.000 euro da dipendente. Questa pagina resta invece concentrata sul dubbio “lordo o netto?”.
Esempio pratico: RAL, netto e CU
Se un lavoratore ha una RAL vicina alla soglia, non deve confrontare i 35.000 euro con il netto annuale incassato e non deve fermarsi alla RAL. Deve controllare il reddito certificato nella CU e sommare, quando necessario, gli altri redditi di lavoro dipendente o assimilati rilevanti.
Il netto è sicuramente il dato sbagliato per questo controllo, perché è già diminuito da contributi, ritenute e altre trattenute. La CU consente invece di individuare il reddito fiscale utilizzato nella dichiarazione.
Il vecchio limite di 30.000 euro è ancora valido?
La soglia ordinaria prevista dalla disciplina era di 30.000 euro. La legge di bilancio 2025 l’ha elevata a 35.000 euro per il 2025 e la legge di bilancio 2026 ha esteso tale innalzamento anche al 2026. Perciò nel 2026 una vecchia risposta che cita soltanto 30.000 euro è aggiornata male.
Per il quadro complessivo puoi consultare anche la guida su regime forfettario e lavoro dipendente.
In sintesi: quale cifra devi controllare?
Per il 2026 la soglia è 35.000 euro. Non devi confrontarla con lo stipendio netto e non devi usare automaticamente la RAL. Il riferimento è il reddito di lavoro dipendente o assimilato fiscalmente rilevante dell’anno precedente, che per il dipendente si verifica in pratica attraverso la Certificazione Unica e gli eventuali altri redditi rilevanti.
Domande frequenti
Nel 2026 il limite è 35.000 euro. La soglia di 30.000 euro è stata elevata a 35.000 euro per il 2025 e l’innalzamento è stato esteso anche al 2026.
Non si usa lo stipendio netto. La norma considera i redditi di lavoro dipendente e assimilati fiscalmente rilevanti.
La RAL è un indicatore, ma non coincide necessariamente con il reddito fiscale. Se sei vicino al limite devi verificare il dato della Certificazione Unica.
Nella CU 2026 il reddito di lavoro dipendente è normalmente indicato al punto 1 o 2.
Se i redditi non sono stati conguagliati in un’unica CU bisogna considerare correttamente tutti i redditi di lavoro dipendente e assimilati rilevanti.
No. I 35.000 euro riguardano i redditi da lavoro dipendente e assimilati; gli 85.000 euro riguardano i ricavi o compensi dell’attività in Partita IVA.
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