Forfettario o ordinario: come calcolare quale conviene
Per capire se ti conviene il regime forfettario devi confrontare due numeri finali: quanto ti resta con il forfettario e quanto ti resta con il regime ordinario. Guardare soltanto l’aliquota del 5% o del 15% non basta, perché nel confronto entrano costi reali, IVA sugli acquisti, contributi previdenziali, IRPEF e detrazioni personali.
Questa pagina propone un metodo pratico di calcolo. Per la guida generale sui fattori di convenienza puoi leggere quando conviene il regime forfettario; qui ci concentriamo invece su come fare la simulazione numerica.
Il confronto corretto parte dagli stessi ricavi
Per confrontare due regimi devi usare lo stesso scenario di partenza: stessi ricavi previsti, stessi costi reali, stessa attività e stessa situazione previdenziale. Solo così il risultato è confrontabile.
Se cambi contemporaneamente ricavi, investimenti e struttura dell’attività, non stai più confrontando due regimi fiscali ma due aziende diverse.
Primo calcolo: quanto pagheresti nel forfettario
Nel forfettario il reddito non si determina sottraendo i costi effettivi. Si applica ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l’attività.
Per esempio, se un’attività ha coefficiente del 67% e incassa 40.000 euro:
40.000 × 67% = 26.800 euro di reddito forfettario lordo.
Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili; sulla base residua si applica poi l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% se ricorrono tutti i requisiti della nuova attività.
Secondo calcolo: quanto pagheresti nel regime ordinario
Nel regime ordinario il reddito viene invece determinato secondo le regole della categoria fiscale applicabile, tenendo conto dei costi effettivamente deducibili. Per semplificare il confronto, puoi partire da:
ricavi − costi deducibili − contributi previdenziali = reddito imponibile IRPEF.
Dal 1° gennaio 2026 gli scaglioni IRPEF sono: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro e 43% oltre 50.000 euro. Il quadro aggiornato è riepilogato dalla Camera dei deputati.
All’IRPEF possono aggiungersi addizionali regionali e comunali. Dall’altro lato, nel regime ordinario puoi utilizzare costi deducibili, IVA detraibile quando spettante e detrazioni IRPEF disponibili.
Esempio parrucchiera: 40.000 euro di ricavi
Immaginiamo una parrucchiera con 40.000 euro di ricavi e coefficiente forfettario del 67%. Supponiamo inoltre, soltanto per capire il metodo, che i contributi previdenziali siano gli stessi nei due scenari e che il confronto venga fatto prima delle differenze specifiche legate all’INPS.
Nel forfettario il reddito lordo fiscale è:
40.000 × 67% = 26.800 euro.
Il sistema presume quindi costi pari al 33% dei ricavi, cioè 13.200 euro.
Se i costi reali sono 8.000 euro
Se la parrucchiera sostiene 8.000 euro di costi reali, il forfettario riconosce implicitamente una quota di costi superiore a quella realmente sostenuta: 13.200 euro contro 8.000.
Questo è un forte segnale a favore del forfettario, perché la base fiscale viene ridotta più di quanto farebbero i costi reali in un regime ordinario. Non è ancora una conclusione definitiva, ma è il primo dato da guardare.
Se i costi reali sono 20.000 euro
Se invece l’attività sostiene 20.000 euro di costi reali tra affitto, prodotti, utenze, personale, attrezzature e servizi, il quadro cambia.
Il forfettario continua a riconoscere fiscalmente soltanto la quota implicita del 33%, cioè 13.200 euro. In un regime a costi reali, invece, una parte molto maggiore delle spese può concorrere a ridurre il reddito imponibile, secondo le regole applicabili.
Questo è il tipico scenario in cui il regime ordinario merita una simulazione approfondita.
Il punto di pareggio dei costi
Un modo rapido per iniziare il confronto è calcolare la quota di costi “presunta” dal coefficiente:
100% − coefficiente di redditività = percentuale di costi implicita.
Con coefficiente del 67%, il sistema presume il 33% di costi. Con coefficiente del 78%, presume il 22%. Con coefficiente del 40%, presume il 60%.
Se i tuoi costi reali sono molto inferiori a quella percentuale, il forfettario tende ad avere un vantaggio strutturale. Se sono molto superiori, il regime ordinario diventa più interessante da confrontare. Questo è però solo un punto di partenza, non il risultato finale.
Terzo calcolo: aggiungi l’IVA sugli acquisti
Nel forfettario normalmente non detrai l’IVA pagata sugli acquisti. Se spendi 10.000 euro più IVA per attrezzature e servizi, l’IVA può diventare un costo economico effettivo.
Nel regime ordinario, invece, l’IVA sugli acquisti può essere detratta quando ne ricorrono i presupposti. Per un’attività con investimenti importanti questa differenza può spostare il risultato anche quando l’imposta sostitutiva del forfettario sembra più bassa.
Quarto calcolo: verifica le detrazioni personali
Spese mediche, interessi sul mutuo e altre detrazioni IRPEF non riducono l’imposta sostitutiva del regime forfettario.
Questo non significa che un forfettario le perda sempre. Se possiedi anche altri redditi soggetti a IRPEF, puoi utilizzare le detrazioni su quell’imposta quando spettano e c’è capienza. Se invece il reddito forfettario è il tuo unico reddito, detrazioni personali elevate possono diventare un elemento importante nel confronto.
Il 5% non deve falsare il confronto
Il 5% è molto favorevole, ma non va inserito nella simulazione se non hai verificato i requisiti specifici previsti per la nuova attività.
Se non possiedi tali requisiti, il confronto corretto è con l’aliquota del 15%. Inoltre il 5% dura per il periodo d’imposta di avvio e per i quattro successivi: una scelta conveniente oggi deve essere sostenibile anche quando l’aliquota sale al 15%.
Contributi INPS: confrontali separatamente
La convenienza fiscale non coincide con la convenienza previdenziale. Professionisti, artigiani e commercianti possono avere meccanismi contributivi molto diversi.
Per esempio, un artigiano o commerciante può avere contributi minimi fissi e, nel forfettario, può verificare la riduzione previdenziale del 35%. Un professionista in Gestione Separata paga invece contributi proporzionali al reddito. Per questo nella simulazione devi usare la previdenza reale della tua attività.
Tabella: i dati da mettere nei due scenari
| Voce | Forfettario | Ordinario |
|---|---|---|
| Ricavi | Stessi ricavi stimati | Stessi ricavi stimati |
| Costi | Riconosciuti tramite coefficiente | Costi deducibili effettivi |
| IVA acquisti | Normalmente non detraibile | Detraibile se spettante |
| Imposta | 5% o 15% | IRPEF 23% / 33% / 43% + addizionali |
| Contributi | Secondo gestione applicabile | Secondo gestione applicabile |
| Detrazioni IRPEF | Non riducono l’imposta sostitutiva | Utilizzabili se spettano e c’è capienza |
Il numero da confrontare è il netto dopo tutto
Alla fine non devi confrontare il “15%” con il “23%”. Devi confrontare:
ricavi − costi reali − imposte − contributi − IVA non recuperabile = netto economico disponibile.
Solo questo numero ti dice quale scenario lascia più margine reale, a parità di attività e ricavi.
Simula anche l’anno successivo
Una scelta fiscale non va fatta guardando soltanto il primo anno. Se prevedi di aprire un locale, assumere personale, comprare attrezzature o aumentare rapidamente i ricavi, prepara almeno due scenari: anno iniziale e anno a regime.
Un regime che appare molto conveniente con 30.000 euro di ricavi e pochi costi può diventare meno interessante con 70.000 euro di ricavi e investimenti elevati.
Checklist numerica prima di scegliere
- Stima i ricavi annuali realistici.
- Calcola il coefficiente di redditività corretto.
- Stima i costi reali annuali.
- Calcola quanta IVA sugli acquisti non recupereresti nel forfettario.
- Inserisci contributi previdenziali realistici.
- Verifica se hai diritto al 5% oppure devi usare il 15%.
- Calcola l’IRPEF ordinaria con gli scaglioni 2026.
- Inserisci addizionali e detrazioni effettivamente utilizzabili.
- Confronta il netto economico finale dei due scenari.
- Ripeti la simulazione con ricavi e costi dell’anno successivo.
Per verificare prima di tutto se puoi utilizzare il regime, consulta i requisiti del regime forfettario.
Domande frequenti
Con poche spese conviene sempre il forfettario?
Spesso parte avvantaggiato, ma devi considerare anche IVA sugli acquisti, contributi previdenziali, detrazioni personali e crescita prevista.
Se ho molti costi conviene sempre l’ordinario?
No. Costi elevati sono un segnale importante, ma il risultato dipende anche da IVA, aliquota IRPEF effettiva, contributi e detrazioni.
Posso confrontare 15% e 23% per scegliere?
No. Sono aliquote applicate a basi imponibili diverse. Devi calcolare il risultato completo dei due regimi.
Per una parrucchiera qual è il dato più importante?
Il rapporto tra costi reali e quota di costi implicita nel coefficiente del 67%, insieme a IVA sugli acquisti, contributi e costi fissi del locale.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.